Prove di disgelo, Epifani vede Montezemolo

12/10/2007
    venerdì 12 ottobre 2007

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    SALARI

    Prove di disgelo, Epifani vede Montezemolo

      ROMA — (s. riz) Un colloquio, per la verità, c’era già stato. Se è vero che l’incontro fra Guglielmo Epifani e Luca Cordero di Montezemolo era stato organizzato da giorni, non può che essere così. Un colloquio forse telefonico, riservato, per preparare la ripresa del dialogo, dopo un lungo periodo di rapporti non facili.

      Per anni ogni pretesto era stato buono per litigare. Come quando Montezemolo aveva sentenziato: «Questo rischia di diventare il sindacato della pubblica amministrazione, dei pensionati e di qualche fannullone». Ed Epifani gli aveva risposto al vetriolo: «È un nuovo capo populista». O quando Epifani, in piena bufera sul passaggio delle liquidazioni dalle aziende all’Inps, aveva avanzato un velenoso sospetto: «C’è una montatura orchestrata dalla Confindustria ». Dopo il giuramento del governo Prodi, c’era stato perfino un clamoroso incidente. A Varese gli industriali avevano contestato il segretario della Cgil mentre parlava. E lui alla fine si era arreso: «Okay, inutile parlare».

      Insomma, uno stillicidio. Cominciato nel luglio del 2004, quando Epifani si alzò dal tavolo dove si iniziava a discutere del «modello contrattuale». Uno strappo mai più ricucito fino al referendum. E ieri quelle due parole, «modello contrattuale», sono state pronunciate di nuovo, dopo più di tre anni. Ma a quattr’occhi e senza che questa volta Epifani si alzasse: non dalla sedia ma da una comoda poltrona. Archiviata la pratica del protocollo Damiano, e soprattutto messa all’angolo la Fiom di Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini, il segretario della Cgil vuole aprire ora il fronte del livello, considerato infimo, dei salari. Per questo non ci sono che due strade: il taglio delle tasse sul lavoro dipendente e i contratti. La prima è stata già imboccata. Ora tocca alla seconda. Sempre che il tabù del «modello contrattuale» cada davvero.