Prove di deroghe illegali

12/01/2005

    mercoledì 12 gennaio 2005

      Riunione tra i Comuni presto una proposta per migliorare la legge
      Il sindaco di Camerano Pesco: “Faremo rispettare le regole anche se la multa per chi le viola la prima volta non è sufficiente”
      Il direttore di Obi: “Troppi cambiamenti, così non va”
      La vendetta contro lo sgarro di Auchan scalda i muscoli
      Prove di deroghe illegali
      Il tam tam tra i megastore: domenica 16 tutti aperti

        I colossi del commercio si preparano ad aprire domenica 16 gennaio, scuotono regolamenti e istituzioni che alzano le mani e lasciano fare, per legge. Che lo sgarro di Auchan non potesse passare inosservato e impunito dalla concorrenza sembrava scontato dalle prime reazioni alla fuga in avanti del due gennaio. Una sensazione corroborata dalle sanzioni previste dalla prima violazione al calendario concordato delle deroghe alla chiusura festiva: 1.034 euro. Una bazzecola, per chi incassa attorno ai 300 mila euro di domenica. Solo al secondo fallo arrivano i dolori, e il cartellino rosso della sospensione della licenza. Auchan ha giocato d’anticipo, adesso deve fare il bravo. La vendetta degli altri giganti arrabbiati dovrebbe consumarsi proprio domenica. Corre il tam tam da una mega store all’altro, lontano dalle orecchie ancora indiscrete – ma interessate – di dipendenti e consumatori. L’idea di alzare le saracinesche stuzzica un po’ tutti, conferma Gabriele Da Lio, direttore di “Obi”, regno del fai da te. “Sono tra quelli rimasti esterrefatti dalla decisione di Auchan”. Una sferzata anche al Comune. “Non ho mai visto un’organizzazione di questo genere. Non si possono fare spostamenti così repentini per le domeniche, si disorienta la gente e si crea confusione tra i lavoratori”.

        E in un periodo incandescente per il commercio, come quello dei saldi, “si rischiano perdite gravissime”. Sembra allargarsi il fronte dei possibili nuovi “indisciplinati”. Che faranno Carrefour, Mercatone e via elencando? Si susseguono sussurri e indiscrezioni, e il passaparola non si ferma. Prova a fare opera di dissuasione Pesco, il sindaco di Camerano, uno dei Comuni di bacino. “Non so se conviene aprire domenica, siamo in regime di saldi”. E comunque, aggiunge, “faranno loro, i Comuni faranno rispettare la legge”. Ma la legge non funziona. Se lo sono ripetuti in faccia ieri all’ora di pranzo, ospiti proprio di Pesco, i rappresentanti delle amministrazioni di Ancona, Falconara, Agugliano, Castelfidardo, Osimo e, ovviamente, Camerano. Hanno deciso di fare una proposta, “chiara, unitaria e univoca” alla Regione, “per non lasciare spazio a interpretazioni”. Le indicazioni dovrebbero essere formalizzate entro fine gennaio, per superare una perdurante impasse. La legge sul commercio, fa notare Pesco, “non ha recepito fino in fondo quella nazionale circa le tipologie e le metrature, non si può trattare allo stesso modo un negozio di dieci metri quadrati e uno da diecimila”.

        Ma intanto c’è da sciogliere il nodo di domenica prossima. I sindacati, per bocca dei segretari regionali di Fisascat-Cisl e Filcams-Cgil Soleggiati e Di Pietro, si dicono “assolutamente contrari” all’apertura, perché destabilizza l’equilibrio raggiunto a fatica”, e vanifica lo sforzo di aver trovato “una soluzione che evitava la concorrenza sleale”. La partita si riapre “nel momento meno adatto, con una proposta di legge che giace nel cassetto della Regione”. E che non piace ai sindacati. “Prevede l’ampliamento del numero di domeniche in deroga da 24 a 28, e invece deve essere contenuto altrimenti grava sui lavoratori fissi e non crea occupazione”.

        E se c’è da modificare il calendario “le parti sociali devono vedersi per un confronto serio”. Per il momento “le cose devono stare ferme”, e deve essere rispettata la legge. “Altre deroghe al di là del centro storico, come quelle di cui si vocifera per i negozi del Piano, non possono essere accettate, le aperture domenicali hanno l’obiettivo di valorizzare la città, il turismo o eventi culturali, e devono cercare di contemperare le esigenze del commercio, degli utenti e dei lavoratori dipendenti”.

        EMANUELE COPPARI