Protocollo welfare, la «fiducia» per evitare il peggio

12/12/2007
    mercoledì 12 dicembre 2007

      Pagina 7 - Economia

      Protocollo welfare, la «fiducia» per evitare il peggio

        Tempi stretti e troppi emendamenti: la sinistra-Arcobaleno ha chiesto oltre 200 modifiche

          di Nedo Canetti/ Roma

          FIDUCIA Non ci sono più dubbi. Sul ddl che recepisce il Protocollo del 23 luglio sul welfare il governo porrà, al Senato, la questione di fiducia. Della situazione hanno preso atto ieri i capigruppo di maggioranza, riunitisi a Palazzo Madama, con il presidente della commissione Lavoro, Tiziano Treu e il relatore, Giorgio Roilo (Pd).

          «Siamo alla vigilia della comunicazione ufficiale – ha confermato il sottosegretario, Antonio Montanino – l’ipotesi della fiducia si rafforza sempre più, e, in questo contesto, è la via più praticabile». All’incontro di maggioranza hanno partecipato: Anna Finocchiaro, Pd; Cesare Salvi, Sd; Manuela Palermi, Verdi-PdcI; Tommaso Sodano e Raffaele Tecce, Prc; Natale D’Amico, diniano. All’attenzione della riunione, gli emendamenti. Sono 363, dei quali, però, ben 200 sono dei vari gruppi della Sinistra-arcobaleno e 58 degli altri gruppi della maggioranza.

          Al centro del confronto, la ferma intenzione della Sinistra di mantenere le loro proposte di modifica, che riprendono tutti gli emendamenti “eliminati” a Montecitorio, con la fiducia, in particolare quelli sui precari e sui lavori usuranti.

          Una situazione che porta dritta dritta alla fiducia. È stata Finocchiaro, all’uscita dalla riunione, a darne notizia. «Non credo ci siano alternative – ha detto – di fronte alla ferma intenzione della Sinistra di non ritirare alcuna delle proprie proposte».

          «Quel testo – ha confermato Palermi – noi non possiamo votarlo a meno che non venga posta la fiducia». «Visto che la ferita è ancora aperta – incalza Rifondazione – voteremo quel testo solo con la fiducia».

          Preso atto dello stato dei fatti, è Treu a spiegare che «la fiducia sarà inevitabile». «Così come inevitabile – ha aggiunto – sarà arrivare in aula senza un relatore, perché l’esame degli emendamenti in commissione non è al momento ancora iniziato e mancano, inoltre, i pareri delle commissioni Bilancio e Giustizia, che non arriveranno prima di domani (oggi per chi legge, ndr)». In questo caso, il testo all’esame dell’aula sarà quello approvato alla Camera. Ad esso potranno essere presentati gli emendamenti, che cadrebbero tutti, con la fiducia.

          La commissione Lavoro, riunitasi nel pomeriggio, ha ascoltato la replica del sottosegretario Montagnino. È cominciata anche l’illustrazione degli emendamenti, ma, con quattro sedute a disposizione, è praticamente impossibile votarli tutti. Intanto, si è aperto un altro, non secondario, problema, quello dei tempi. La copertura del ddl sul Welfare è, infatti, contenuta in un articolo della finanziaria. Ne consegue che, se non si vota prima, la manovra economica (in commissione, alla Camera, si è, tra l’altro già decisa una modifica di questa copertura), il ddl sul Protocollo non può essere approvato.

          «Ora – segnala Treu – gli uffici della presidenza del Senato stanno cercando una soluzione». Secondo il calendario dei lavori di Palazzo Madama, il testo approderà in aula domani. Si terranno due sedute, per la discussione generale, poi però non è ancora chiaro se si voterà come avverte Tecce o se si aspetterà di votare prima la finanziaria per avere la certezza della copertura.

          Nell’economia del discorso complessivo sulla manovra, occorre sempre tenere presente che, senza il voto definitivo sul welfare, a fine anno scatterebbe lo scalone Maroni sulle pensioni, uno dei motivi centrali della necessità della fiducia. Ieri, intanto, la Commissione europea ha formulato un giudizio positivo sul Protocollo. Lo definisce «un passo nella giusta direzione» nel capitolo Italia del rapporto sull’applicazione della strategia di Lisbona, presentato ieri a Strasburgo.