Protocollo Welfare, al Senato si va verso la fiducia

10/12/2007
    sabato 8 dicembre 2007

      Pagina 14 – Economia & Lavoro

      Protocollo Welfare,
      al Senato si va verso la fiducia

        In arrivo circa 350 emendamenti, 200 dalla Sinistra. Il provvedimento verrà discusso in Aula giovedì

          di Nedo Canetti / Roma

          Fiducia sul protocollo welfare anche al Senato? Visti i tempi ristretti, appare lo scenario sempre più probabile. Martedì la commissione Lavoro del Senato riprenderà l’esame del disegno di legge che stabilisce le norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio su previdenza, lavoro e competitività.

          Il provvedimento, che fa parte della manovra economica del governo (gli altri tasselli sono la Finanziaria, ora alla Camera dopo il sì del Senato, e il decreto fiscale, già convertito in legge), è stato calendarizzato per l’aula per le due sedute di giovedì per la discussione generale. Il voto finale è previsto per la settimana successiva. La presidenza della commissione ha cercato di intensificare i lavori per arrivare a giovedì con il testo approvato. Impresa impervia. Dal momento dell’inizio dell’esame, lo scorso 4 dicembre, sei le sedute, concomitanti però con impegnativi lavori d’aula (decreti fiscale e sulla sicurezza).

          L’iter del ddl è proseguito, però, con lentezza, dato l’alto numero di iscritti nella discussione generale, che, al termine dell’ultima seduta di ieri l’altro, non si era ancora conclusa. Diventa, pertanto, verosimile che il ddl vada in aula giovedì, senza relatore. In quel caso, dopo una comunicazione del presidente della commissione Tiziano Treu, si apre subito la discussione generale, senza relazione introduttiva. Come si ricorderà, il Protocollo è stato approvato alla Camera, con il voto di fiducia, posto dal governo per sconfiggere lo strisciante ostruzionismo dell’opposizione. Opposizione che, al Senato, ha annunciato che, avendo presentato pochi emendamenti, non ricorrerà al filibustering.

          Sarà tutto da valutare, perché anche in altre occasioni (ultimo esempio il decreto sulle espulsioni) aveva fatto lo stesso annuncio, per comportarsi poi, in aula, in maniera diversa, operando un duro ostruzionismo. L’opzione della fiducia resta, perciò, quella più verosimile considerato che il Protocollo deve avere la sanzione definitiva entro l’anno, pena lo scatto dello scalone Maroni sulle pensioni. Basta una sola, possibile modifica perché il ddl debba ritornare, per una terza lettura, all’altro ramo del Parlamento, con le conseguenze immaginabili. Per questo, governo e relatore non hanno presentato emendamenti. Che pure ci sono. In tutto circa 350, 200 dei quali provenienti dalla Sinistra. Prc, Verdi-PdcI e Sd presentano le proposte già avanzate alla Camera e non accolte.