Protocollo della responsabilità

28/11/2003





 
   
28 Novembre 2003
ECONOMIA



 

REGOLE
Protocollo della responsabilità

Maroni e Sangalli (Unioncamere) firmano il decalogo di buona condotta

PAOLO ANDRUCCIOLI
La
responsabilità sociale delle imprese sbarca ufficialmente anche in Italia. Ieri, infatti, il governo e l’Unioncamere, l’unione delle camere di commercio italiane, hanno firmato il primo protocollo d’intesa su un tema di cui nel resto dell’Europa si parla già da qualche anno e che ha vissuto un notevole rilancio dopo la pubblicazione del Libro verde del 2001 della Commissione europea. Sul protocollo varato ieri c’è la firma di Roberto Maroni, ministro del welfare, e quella di Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere. Il primo obiettivo è quello di promuore azioni di sostegno alla diffusione di una cultura della responsabilità sociale di impresa, in linea con il progetto Csr-Sc, lanciato ufficialmente nella terza conferenza europea che si è tenuta a Venezia il 14 novembre scorso. La responsabilità sociale delle imprese – ha spiegato ieri Maroni – non significa rispettare le leggi (perché questo dovrebbe essere un fatto scontato), ma «significa farsi carico delle preoccupazioni sociali e ambientali della comunità in cui l’impresa opera». Si tratta cioè di una sorta di decalogo, di un kit di comportamenti e regole, a cui le imprese scelgono liberamente di attenersi nella loro attività. Maroni ha sottolineato molto il carattere di scelta libera da parte delle imprese, dimenticando – ma solo per un momento – che nella delega sulle pensioni è previsto invece un obbligo sul Tfr a carico dei lavoratori. Le imprese devono invece scegliere liberamente se aderire alla responsabilità sociale, oppure no. E non devono neppure essere forzate dai governi centrali e locali, come vorrebbero fare – e qui rispunta la polemica politica di Maroni – alcune regioni rosse che vorrebbero inserire l’adesione alla Rsi (che non è la repubblica sociale), tra i requisiti minimi per poter accedere alle gare d’appalto pubbliche. Maroni ha fatto anche i nomi delle regioni che vorrebbero imporre il protocollo sociale e guarda caso nell’elenco ci sono la Toscana, l’Umbria e l’Emilia. Una polemica analoga Maroni l’ha riservata per un ministro verde olandese che vorrebbe imporre a tutte le imprese europee l’adesione ai protocolli di responsabilità.

Ieri Maroni ha recitato invece la parte del liberista puro, sostenendo che non si può imporre nulla alle imprese e che qualora passasse un obbligo in tal senso produrrebbe immediatamente «distorsioni del mercato». Per il ministro del welfare, la responsabilità sociale è invece un potente stimolo alla competitività. «Si è capito da molte ricerche – ha spiegato Maroni – che ci sono molti consumatori disposti a pagare qualcosa di più per prodotti frutto della responsabilità sociale delle imprese».

Il ministro, per far capire alle imprese italiane la convenienza di questo nuovo schema di comportamenti, ha citato il Regno Unito dove la responsabilità sociale è molto diffusa perché le imprese hanno capito che è un fattore che aumenta la competitività sul mercato, senza appesantire i costi. E a proposito di costi, Maroni ha ribadito ieri che l’adesione al protocollo non solo non comporta per le imprese un costo aggiuntivo, ma che diventa anche probabile l’introduzione di incentivi fiscali per le imprese che prendono una decisione in tal senso. Il presidente Sangalli ha detto che l’Unioncamere è pronta ad accompagnare almeno 100 mila imprese all’adozione delle pratiche di Csr entro i prossimi due anni.