Protesta per i buoni pasto

24/06/2003



        Martedí 24 Giugno 2003
        Protesta per i buoni pasto

        Domani oltre 65mila tra bar e ristoranti non accetteranno i ticket per il pranzo


        ROMA – Si profilano disagi per la pausa pranzo: domani i buoni pasto non verranno accettati dagli esercenti aderenti a Fipe-Confcommercio.
        Le consumazioni dovranno invece essere pagate solo con danaro contante.
        La singolare protesta di oltre 65mila bar e ristoranti (aderiscono piccole imprese e grandi catene come Autogrill, Brek, Flunch, Chef Express e Camst) è scattata per la «situazioni insostenibile» dei buoni pasto (si veda «Il Sole-24 Ore» del 21 giugno). A spiegare le motivazioni del categorico «no ticket day» è stato ieri il direttore generale della Federazione pubblici esercizi, Edi Sommariva. Il tutto è motivato – ha tuonato Sommariva – dai comportamenti delle aziende che emettono i buoni pasto costrette da un un lato ad accettare crescenti sconti nei confronti dei committenti pubblici e privati e dall’altro a richiedere commissioni (cioè sconti incondizionati che variano dal 4 al 9%) ai pubblici esercizi per poter sopportare i prezzi stracciati concordati con i committenti. Ma la causa scatenante della protesta – ha detto Sommariva – driva dall’ultima gara pubblica gestita dalla Consip che ha assegnato a quattro aziende (Ristochef, Gemeaz Cusin, Repas Lunch Coupon e Sodexho Pass) cinque distinti lotti per un totale di 635 milioni di euro e quasi 500mila buoni pasto con un ribasso all’origine intorno al 16 per cento.
        La Fipe ha fatto ricorso al Tar. Sommariva ha spiegato che tutto il meccanismo si traduce in una vera e propria trattenuta alla fonte per i dipendenti pubblici e in una incomprensibile tassa per gli esercenti. Ma non è tutto: il «fenomeno perverso» porta le aziende che emettono i ticket a partecipare ad aste telematiche al massimo ribasso anche nel settore privato cercando di recuperare margini operativi presso gli esercenti, sottolinea la Fipe.
        Ma oltre al deprezzamento dei buoni pasto, v’è un altro pericolo per i consumatori. Ed è quello di ricevere ticket svalutati e qualità del servizio inferiore. per questi motivi è scatta la giornata di protesta, che – a giudizio Fipe – va intesa anche come un avvertimento ai consumatori dei rischi che corrono, mentre è stata auspicata una battaglia comune esercenti-consumatori per chiedere subito e ad alta voce nuove regole del mercato per evitare spinte inflazionistiche già ipotizzabili intorno allo 0,2 per cento. Ed a conferma di quanto denunciato ieri, la Fipe ha presentato i risultati di una ricerca commissionata alla Nicola Piepoli e Associati dalla quale è emerso che i lavoratori giudicano i buoni pasto soddisfacenti per le proprie esigenze, ma già si nota uno scadimento della qualità. Altre remore attengono al rischio che i ticket non vengano accettati in bar e ristoranti, che scada la qualità del servizio e che i prezzi aumentino. Insomma per la Fipe il mercato dei ticket deve essere governato guardando all’interesse comune e non solo alla cassa. «Riguardo poi agli appalti pubblici nel settore alimentare – dice Sommariva – il criterio da adottare dovrà essere solo quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa». Il giro d’affari è arrivato a livelli elevati (1,4 miliardi di euro all’anno) e fa gola a tanti. E delle circa 20 ditte (pubbliche e private) che operano Sommariva ha riferito che il 45% del mercato è detenuto dalla Gemeaz Cusin, seguita dalla Sodexho Pass (11%), Dayes Ristoservice (9%), Pellegrini (7%), Ristomat (7%). Nel settore pubblico finora è stata leader la Buon chef.

        MICHELE MENICHELLA