Prossime proteste: pensioni, salari, sviluppo

24/05/2004


  Sindacale




sabato 22 maggio 2004

Prossime proteste: pensioni, salari, sviluppo
Cgil, Cisl e Uil preparano nuove iniziative.
E aspettano il programma di Montezemolo

Giampiero Rossi


MILANO La pezza della convocazione in extremis, prima della manifestazione dei lavoratori del pubblico impiego, non ha rattoppato il buco che il governo ha creato nel sistema dei contratti nazionali di lavoro e delle relazioni con i sindacati in generale. Non è un caso, infatti, che tutti e tre i leader di Cgil, Cisl e Uil abbiamo risposto senza esitazioni, sin dal primo momento, «no, grazie, è troppo tardi». E ieri, al termine della manifestazione di protesta dei dipendenti pubblici, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha voluto sottolineare una volta di più che «è una convocazione solo elettorale, che non ha speranza. Comunque andremo all’incontro e dopo le elezioni vedremo».

Ma lo scontro sociale che accompagnerà anche questa campagna elettorale non si limita al pubblico impiego: pensioni, patto per lo sviluppo (cioè rapporti con il sistema industriale), salari (e quindi ancora contratti) sono questioni aperte che governo e maggioranza non potranno fingere di ignorare per dedicarsi soltanto alla propaganda. I sindacati, più che mai raccolti attorno a una bandiera unitaria, ieri hanno chiamato in piazza i lavoratori anche per ribadire il proprio no alla delega previdenziale, un terreno sul quale le organizzazioni confederali promettono una battaglia senza riserve.

E la stessa energica reazione di Cgil, Cisl e Uil investirà Berlusconi e il suo governo se continuerà l’incredibile temporeggiamento sulla convocazione delle parti sociali per discutere il cosiddetto Patto per lo sviluppo, cioè la piattaforma strategica che sindacati e Confindustria sarebbero pronti a discutere quando anche l’esecutivo metterà sul tavolo i propri impegni in materia di programmazione economica, al di là degli annunci di taglio alle tasse. Tra una settimana, il 28 maggio, il nuovo presidente degli industriali Luca Cordero di Montezemolo si insedierà a tutti gli effetti al vertice di Confindustria, dopo aver anticipato una linea più aperta e collaborativa rispetto al “falco” che l’ha preceduto: ma senza un’iniziativa positiva di Palazzo Chigi, sottolineano i vertici sindacali, anche questa disponibilità rischia di rimanere un intento e basta.

Come se ciò non bastasse, resta poi aperto un ampio fronte contrattuale e, quindi, salariale. In una fase in cui gli effetti pesantemente negativi di una politica economica sbagliata e inconsistente viene continuamente rimaneggiata con interventi “just in time” (traducibile in “navigazione a vista”), il problema della perdita di potere d’acquisto è particolarmente sentito dai lavoratori e per questo i sindacati enfatizzano l’importanza della rapida conclusione delle vertenze contrattuali ancora aperte. Dopo che per il settore dell’edilizia si è giunti – con sei mesi di ritardo – a un risultato positivo due giorni fa, restano da risolvere i nodi del pubblico impiego (cioè quei tre milioni di persone che ieri hanno dato vita a uno sciopero imponente), del commercio (che riguarda quasi un milione e 800.000 addetti), dei lavoratori del settore della gomma-plastica, del legno e, anche, del settore del credito.

Soprattutto per quanto riguarda l’esercito di addetti al commercio, la vertenza appare ancora in alto mare e si preannuncia lunga, per effetto delle divisioni interne al fronte imprenditoriale, e probabilmente si trascinerà oltre la pausa estiva. E i sindacati hanno già proclamato un nuovo sciopero. Ma complessivamente la partita dei rinnovi contrattuali ha risentito, negli ultimi due anni in particolare, del clima creato dal governo e dalla “vecchia” Confindustria: dividere i sindacati è stat ala parola d’ordine fallimentare che ha rallentato il confronto. Ma ora che anche gli industriali dichiarano di aver interesse ad aprire un nuovo corso più concertativo, a restare isolato nella sua miopia è il governo.