Proposta Fini, anche i sindacati tiepidi

09/04/2002


La Stampa web






(Del 9/4/2002 Sezione: Interni Pag. 9)
CGIL, CISL E UIL: NESSUNA VERA APERTURA, SOLO GIOCHI D´EQUILIBRIO INTERNI AL GOVERNO
Proposta Fini, anche i sindacati tiepidi
Cofferati: riforma Tremonti, con due aliquote chiederemo salari più alti

ROMA SU lavoro e stato sociale deciderà Palazzo Chigi o il ministero del Welfare? Per adesso, i sindacalisti non sembrano appassionati alla diatriba in corso nella maggioranza sulla «Cabina di regia», dopo la proposta scaturita dal congresso di Alleanza Nazionale. Cgil-Cisl-Uil in queste ore sono più che altro impegnate nella preparazione dello sciopero generale del 16 aprile. Un compito non facile. Specie se si tiene conto che questa settimana il governo inizierà la sua controffensiva mediatica sull´articolo 18. Una controffensiva per cercare di conquistare il consenso degli italiani, che come riferiscono tutti i sondaggi indipendenti, per il momento premia i sindacati. Nelle sedi sindacali si cerca di inquadrare le mosse del governo. Che ai dirigenti di Cgil-Cisl-Uil appare impegnato in un gran «movimento», ma finalizzato a obiettivi che appaiono «interni» agli equilibri politici della maggioranza e dei suoi partiti. Dichiarazioni su dichiarazioni che promettono stanziamenti per gli ammortizzatori sociali di cui non si intravede – in concreto – la disponibilità. Annunci di emendamenti parzialmente limitativi della riforma della disciplina dei licenziamenti, come quelli approvati dal congresso di Alleanza Nazionale. Profferte di «grandi scambi». Annunci di riapertura del dialogo dopo lo sciopero generale… ma nulla, dicono i sindacalisti, su quanto sta veramente a cuore alle tre confederazioni e al loro «popolo»: la cancellazione pura e semplice delle norme che modificano l´articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E spostare la «Cabina di Regia» della trattativa a Palazzo Chigi? I leader di Cgil-Cisl-Uil ci tengono a ricordare che non si tratta di una proposta nuovissima: fu già avanzata nella prima metà di febbraio, in un momento in cui nell´esecutivo sembrava farsi strada seriamente la volontà di chiudere in modo indolore la vertenza sull´articolo 18. Dopo il successo degli scioperi articolati dell´inizio del mese, infatti, esponenti del governo cominciarono a valutare seriamente la possibilità di cercare una «composizione» della vicenda, che permettesse comunque all´esecutivo di evitare di dover alzare bandiera bianca. Tra i protagonisti di questa «ala dialogante», Gianni Letta e Gianni Alemanno, oltre ai soliti centristi dell´Udc. Da un parte, la conclusione dell´accordo per i contratti del pubblico impiego, raggiunta grazie all´impegno del vicepremier Gianfranco Fini; dall´altra, l´impressione che Maroni fosse ormai incapace di ideare una «mossa» per evitare lo scontro. E così, il 13 febbraio, propose per la prima volta – facendo infuriare Maroni – di portare a Palazzo Chigi la «cabina di regia» del dialogo sociale. Un chiaro tentativo di tagliare fuori il titolare del Welfare. Nei giorni successivi, i «dialoganti» tentarono l´affondo, e il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla venne incaricato di mettere a punto uno schema di «disarmo bilaterale», che avrebbe visto tra l´altro il congelamento per molti mesi della questione dell´articolo 18. Come andò a finire, tutti lo sanno: nel giro di pochi giorni vinsero i «duri», a Brambilla venne tolta la delega dal suo ministro, e passo dopo passo il governo si incamminò sulla strada dello scontro con le confederazioni. Anche per questo, oggi, i sindacati non si emozionano troppo per la possibilità di trattare con Gianfranco Fini ammortizzatori sociali per i quali non ci sono soldi, e di accettare le modifiche all´articolo 18. «La proposta di Fini per la ripresa del dialogo – dice il leader della Uil Luigi Angeletti – non risolve il problema numero uno relativo all’articolo 18 per il quale c’è solo una strada, quella dello stralcio». «Non abbiamo visto nuove proposte del governo – afferma il numero uno Cisl Savino Pezzotta – quello che c’è sul tavolo è quello che conosciamo: la delega del lavoro dove ci sono cose che devono essere cambiate e contro cui ci battiamo». E Sergio Cofferati insiste: «Nessuna discussione sul mercato del lavoro è possibile se non c’è stralcio delle modifiche all’articolo 18 e delle norme sull’arbitrato». Il leader della Cgil, inoltre, lancia un messaggio di avvertimento agli industriali: se passerà la riforma fiscale Tremonti, con la riduzione a due delle aliquote, i sindacati chiederanno aumenti salariali più alti per mantenere il potere d’acquisto delle retribuzioni. «Se la dimensione del vantaggio fiscale diminuisce drasticamente – afferma – nessuno può pensare che la contrattazione salariale sarà la stessa di prima. A questo il governo non ci pensa. Noi ci pensiamo».