Proposta della Margherita: in pensione a 67 anni

19/01/2004


17 Gennaio 2004

    IL PROGETTO DI RIFORMA ACCOGLIE MOLTE RICHIESTE SINDACALI

      Proposta della Margherita: in pensione a 67 anni
      Polemica nel centrosinistra: no di Cgil, sinistra Ds, Verdi, Pdci e Rifondazione

      Roberto Giovannini

      ROMA
      La Margherita getta un sasso nello stagno del confronto sulla riforma delle pensioni, e lancia a sorpresa una proposta che sembra scompaginare i fronti politici e sindacali. E così, sulla ipotesi illustrata ieri da Francesco Rutelli, Tiziano Treu e Rosy Bindi – che prevede l’accoglimento di molte delle richieste di Cgil-Cisl-Uil, ma anche uno spostamento in avanti di due anni dell’età effettiva di pensionamento se non si vuole un taglio dell’assegno – arriva il no della Cgil, della sinistra Ds, dei Verdi, del Pdci e di Rifondazione. Cisl e Uil, invece, mostrano sostanziale apprezzamento, con qualche cautela; nella maggioranza dei Ds c’è consenso di fondo, anche se fa discutere l’opportunità e la tempistica. E quel che più è importante, giunge l’interesse e l’apprezzamento dell’Udc e di Alleanza Nazionale. E il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno parla addirittura di «una iniziativa importante, che contribuisce a creare uno spazio di confronto molto positivo e che la maggioranza deve cogliere».
      Una mossa, quella della Margherita, che dunque potrebbe avere implicazioni e conseguenze che vanno anche al di là di quelle pur significative legate al merito del tema della previdenza. Implicazioni e conseguenze tutte da valutare, per il governo e per i leader di partiti e confederazioni, che nelle prossime ore dovranno pesare con grande attenzione il da farsi. Una mossa che se ha colto del tutto in contropiede la Quercia, sembra invece essere stata accuratamente preparata. Lo è sicuramente per quanto riguarda i sindacati di Savino Pezzotta e Luigi Angeletti: lo schema – largamente ispirato alle richieste di Cgil-Cisl-Uil – affronta il tema più «caldo» dell’elevamento dell’età di pensione seguendo la traccia della cosiddetta «proposta Baretta», illustrata qualche settimana fa dal segretario confederale cislino Pier Paolo Baretta. Il sindacalista aveva ipotizzato che il diritto alla pensione di anzianità venisse legato al raggiungimento di una «quota», ovvero la somma dell’età anagrafica del lavoratore e di una certa anzianità contributiva. Nella proposta della Margherita si suggerisce così di stabilire una «quota 94»: 35 anni di contributi e 59 di età, oppure 58 e 36, o 57 e 37, in modo flessibile. In alternativa, tenendo conto che si è allungata la speranza di vita, si pensa a spostare il baricentro dell’età pensionabile (oggi previsto dalla legge Dini a 62 anni, consentendo di andare in pensione con una decurtazione a 57 anni, o con un premio a 65) a 64 anni. Spostando la fascia da 57-65 a 59-67, oppure decurtando l’assegno previdenziale per chi di ritirasse prima della nuova soglia di 64 anni di età. Per il resto, la Margherita – che contesta radicalmente il progetto Tremonti-Maroni – propone che gli incentivi salariali migliorino anche la pensione; un aumento dei contributi per i lavoratori autonomi; il silenzio assenso per il Tfr nei fondi pensione.
      Il nodo principale, chiaramente, è quello dell’età. La proposta Treu-Bindi come detto si ispira alle riflessioni della Cisl, ma di fatto non è molto diversa dalle idee che circolano in An e nell’Udc. Gli esperti dei due partiti, in vista del confronto parlamentare, ragionano infatti anche essi sulle «quote» (si parla di quota 97) per evitare il secco passaggio da 35 a 40 anni di contribuzione dal 2008. Non è dunque casuale il commento positivo dei due partiti della maggioranza, anche se un ipotetico accordo Margherita-Ds-An-Udc sulle pensioni farebbe presumibilmente saltare il governo, oltre a mandare in frantumi l’opposizione di centrosinistra. Anche per questo Alemanno – che ribadisce il «grande interesse» per la proposta – invita ad «attendere le valutazioni dei sindacati e dei ministri Tremonti e Maroni, soprattutto per quanto riguarda le compatibilità finanziarie». Secondo alcune stime, infatti, per ottenere risparmi analoghi a quelli offerti dalla delega bisognerebbe arrivare a «quota 100».
      L’iniziativa del partito di Rutelli si inserisce a cuneo nella verifica di maggioranza. E accresce i travagli dell’Ulivo, mettendo in difficoltà soprattutto la Quercia, che non può certo permettersi una rottura con la Cgil di Guglielmo Epifani, che di «correzioni» della proposta del governo non ne vuole sapere. Intanto, però, la vittima immediata di questa operazione appare essere la precaria unità sindacale raggiunta sulle pensioni. Per il numero uno della Cgil infatti la proposta Dl è «incomprensibile», e il segretario confederale Morena Piccinini chiarisce che anche se «ci sono molti aspetti condivisibili», il capitolo sulle anzianità è «inaccettabile». Diverso è il giudizio di Cisl e Uil. Se Savino Pezzotta attende, Pier Paolo Baretta parla di «contributo utile», cui però il sindacato deve rispondere con «una proposta complessiva autonoma e unitaria». In casa Uil, il numero due Adriano Musi boccia il capitolo sull’età, ma una nota del segretario Luigi Angeletti parla invece di «atto politico da apprezzare, perché esprime una cultura di governo riformista».