“Pronto un decreto per spingere i consumi”

07/10/2002


SABATO, 5 OTTOBRE 2002
 
Pagina 10 – Economia
 
LA MANOVRA
 
Il presidente della Confcommercio Billè vedrà Tremonti
 
"Pronto un decreto per spingere i consumi"
 
 
 
 
LUISA GRION

ROMA – Non salva, ma fa galleggiare. Non basta, ma è già qualcosa. I commercianti guidati da Sergio Billè danno, sulla Finanziaria, un giudizio molto cauto e si capisce che – per quanto li riguarda – tutto è rimandato al varo del decreto salva-consumi.
«Tremonti lo vuole scrivere» dice il presidente della Confcommercio. E, difatti, la prossima settima il ministro dell´Economia e i tecnici dell´associazione ne parleranno in un incontro a porte chiuse. Su cosa tale provvedimento possa contenere e sul come si possa finanziare l´operazione sta discutendo anche la Banca d´Italia: il sistema creditizio sarà uno dei protagonisti della partita. Pare infatti che uno dei punti centrali del decreto sia legato agli incentivi per l´acquisto di beni durevoli (mobili, lavatrici e quant´altro), e alla rateizzazione. Ovvero all´abbattimento degli interessi pagati da consumatori. Come coprire tale provvedimento? Una delle ipotesi sulle quali si sta lavorando è quella di finanziare il tutto con il maggiore gettito Iva derivante dai maggiori acquisti (sui quali via Nazionale sta tentando una stima).
Ma decreto sui consumi a parte (da vararsi entro la fine del mese in modo da poter partire in tempo per Natale), per Confcommercio la manovra va letta in chiaro-scuro. Temporaneamente bocciata sulla parte fiscale («i vantaggi per le famiglie più povere saranno esigui, bisogna pensare anche a quelle di reddito medio»), la Finanziaria viene promossa per il blocco all´addizionale Irpef e per i tagli alla pubblica amministrazione («anche se andavano fatti prima» sottolinea Billè). Ma soprattutto, dice il presidente, «va dato atto a Tremonti e Berlusconi del coraggio dimostrato nell´aver introdotto misure di ridistribuzione dei carichi fiscali fra le aziende». Ovvero: bene l´abolizione di Dit e Superdit che favorivano le grandi imprese rispetto alle piccole. Confcommercio ora si augura che – visto i rapporti non più molto rosei fra esecutivo e Confindustria – non si approfitti del dibattito alla Camera sulla Finanziaria per introdurre nel provvedimento modifiche fiscali favorevoli ai «grandi»: nel quale caso – annuncia Billè – «ci metteremo di traverso». Resta comunque la preoccupazione sullo stato dell´economia: il centro studi dell´associazione indica un rapporto deficit/Pil al 2,3 per cento rispetto al 2,1 previsto da governo. Più 1,8 per cento di Pil, invece del 2,3 scritto nel Dpef. Più 1,6 per cento di consumi delle famiglie contro il 2,5 del governo. Più 0,7 di spesa corrente contro lo 0,5.