Pronto l´accordo tra governo, Cisl e Uil sull´art.18

20/06/2002




          (Del 20/6/2002 Sezione: Economia Pag. 5)
          LA RIFORMA RIGUARDERA´ UN MILIONE DI LAVORATORI E 90 MILA IMPRESE
          Pronto l´accordo tra governo, Cisl e Uil sull´art.18
          Ultimi dubbi tra i sindacati al tavolo

          ROMA
          Non sarà oggi pomeriggio il giorno dell´intesa tra governo, imprenditori e Cisl-Uil sull´articolo 18 e gli ammortizzatori sociali. Nonostante gli auspici del ministro del Welfare Roberto Maroni e del presidente di Confindustria Antonio D´Amato, nell´incontro in programma sul mercato del lavoro, con ogni probabilità l´esecutivo si limiterà a porre (ufficialmente) sul tavolo la proposta (informalmente) concordata in questi giorni con Luigi Angeletti e Savino Pezzotta sugli ammortizzatori sociali e i licenziamenti. Per l´articolo 18, l´abolizione della reintegrazione nel posto di lavoro (sostituita da una indennità economica) riguarderà solo i dipendenti delle imprese che assumendo personale a tempo indeterminato superano la soglia dei 15 dipendenti. Secondo alcune stime, la riforma – che sarà «sperimentale», con durata di tre anni – sulla carta potrebbe riguardare circa un milione di lavoratori operanti in 90.000 imprese che oggi hanno tra i 10 e i 15 dipendenti. Lavoratori che oggi non sono tutelati dal «18», e non lo saranno in futuro. La decisione di prendere tempo – originariamente si progettava di «chiudere» già nell´incontro di oggi, in contemporanea con i primi scioperi della Cgil – ha diverse motivazioni. La principale risiede negli (inevitabili) turbamenti dell´ultimo minuto che stanno attraversando i gruppi dirigenti di Cisl e Uil. Dopo la riunione della segreteria Uil di martedì, ieri è stata la volta della Cisl a fare il punto sulla delicatissima trattativa. Come ovvio, non mancano nelle due organizzazioni le perplessità sulla scelta di accettare – sia pure «obtorto collo» – una modifica dell´art.18 e siglare un accordo separato. Tanto più che il governo non ha molto agevolato il compito dei sostenitori dell´intesa: sul fisco, sul Mezzogiorno e sul quadro del Dpef (a cominciare dall´inflazione programmata) la vaghezza delle indicazioni offerte dai ministri sulle possibili contropartite ha spento più di un entusiasmo. Ci sono incertezze per quanto riguarda possibili interventi su pensioni e sanità, sia pure smentiti dall´esecutivo; e sul «18», l´estensione della riforma ai lavoratori delle aziende che emergono dal «nero» (per adesso cancellata) potrebbe rispuntare a novembre, quando il ministro Tremonti riorganizzerà il suo finora malfunzionante provvedimento sul sommerso. E pesano anche alcune pressioni politiche. Si sa che la tenuta dell´Ulivo sulla questione dell´articolo 18 è molto precaria; si sa anche che se alla resa dei conti, in caso di accordo separato, la posizione di Piero Fassino e dei Ds non potrebbe che seguire il giudizio negativo della Cgil di Sergio Cofferati, mentre nei giorni scorsi la Margherita ha di fatto dato il via libera a Savino Pezzotta. Ieri Giuliano Amato, Fassino ed Enrico Letta (responsabile economico del partito di Rutelli) hanno illustrato i contenuti della «Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori», che non prevede modifiche dell´art. 18. Il segretario Ds ha detto che «le differenze tra i sindacati nel rapporto col governo esistono», ma «che bisogna lavorare per evitare che si trasformino in vere e proprie lacerazioni». La Quercia deve anche fare i conti con la proposta di alcuni senatori (guidati da Piero di Siena e Cesare Salvi) che hanno presentato una proposta per estendere l´art. 18 alle imprese fino a 5 dipendenti, come in Germania. Anche Enrico Letta «frena» sull´intesa: «Mi sembra che l´asticella, cioè le proposte del governo sul lavoro, sia molto bassa». A quanto si apprende, sia Fassino che Letta avrebbero cercato di convincere Pezzotta e Angeletti a non accelerare i tempi dell´accordo. L´intenzione della Uil sarebbe quella di «prendere atto» della proposta del governo sul «18», e poi sottoporla prima della firma vera e propria a una consultazione degli iscritti. È possibile che anche la Cisl voglia «sentire» i dirigenti e i quadri prima della sigla del «patto sociale». Comunque, come ha dichiarato il sottosegretario al Lavoro Maurizio Sacconi, l´eventuale intesa sarà siglata al prossimo incontro a Palazzo Chigi, cioè il 2 luglio. Intanto, se al Senato la Commissione Lavoro ha approvato il testo (ridotto) della delega Maroni, contro il governo e i colleghi di Cisl e Uil si è scagliato il leader Cgil Sergio Cofferati. Di fronte a 5.000 militanti della Funzione pubblica, Cofferati ha detto di aspettarsi un Dpef «vuoto e generico». E a Pezzotta e Angeletti ha lanciato una durissima accusa: «Il 31 maggio hanno deciso di negoziare le modifiche all’art. 18, dicendo invece che c’era stato lo stralcio. Altro che stralcio! Se volevano negoziare – ha scandito – dovevano dire a chi ha scioperato che il loro obiettivo era ridurre le causali delle modifiche all’art.18. Ne risponderanno».

          Roberto Giovannini