Pronto il piano per l’occupazione

09/12/2003



      Sabato 06 Dicembre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Pronto il piano per l’occupazione

      Disco verde del Cdm – L’occupazione frena, a rischio gli obiettivi Ue per il 2005


      ROMA – Finale con sorpresa per il Piano nazionale d’azione per l’occupazione 2004. Il Consiglio dei ministri ha dato ieri il via libera al documento con il quale l’Italia (come altri Stati dell’Ue) dà conto delle proprie politiche del lavoro e "misura" il raggiungimento degli obiettivi fissati in sede europea. Ma nel testo diffuso ieri il Governo ha dovuto prendere atto del «protarsi della fase riflessiva dell’economia» e riconoscere che «con una crescita dell’occupazione pari allo 0,8% nel 2004, dell’1,1% nel 2005 e dell’1,2% nel 2006» il tasso di occupazione raggiungerà «il 57,8% nel 2005», vale a dire 0,7 punti in meno rispetto «al quadro prodotto dodici mesi prima». Nella conferenza stampa di presentazione del piano, però, il ministro del Welfare Roberto Maroni ha preferito porre l’accento sui buoni risultati conseguiti: in particolare, per la prima volta dal ’92 il numero dei disoccupati in Italia è sceso sotto la soglia dei 2 milioni, con una percentuale dell’8,3 per cento. Nel rapporto si segnala poi «un aumento degli occupati dell’1,1% su base annua (+231mila unità)», con una crescita occupazionale che «interessa in misura maggiore la componente femminile rispetto a quella maschile ed è trainata soprattutto dal settore dei servizi». Inoltre il «tasso di occupazione della classe d’età 15-64 si attesta ora al 56,4% (sei decimi di punto più elevato rispetto ad un anno prima) e quello della classe d’età 55-64 anni al 30,6 per cento». Alla luce di questi risultati Maroni ha potuto annunciare che «l’obiettivo di fine legislatura di creare un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro sarà ampiamente centrato». Certo, ammette il piano, «l’Italia resta il paese europeo con il tasso di occupazione più basso, anche se il differenziale rispetto alla media europea tende a ridursi». C’è poi l’eterno tasto dolente del Mezzogiorno. Un divario territoriale col resto del Paese che, negli ultimi anni, in termini di tasso di disoccupazione si è ridotto, mentre rimane grave il ritardo alla voce "tasso di occupazione": -11,5% rispetto all’intero territorio nazionale. «Risultati occupazionali ancora più robusti – si prevede nel piano – potranno aversi nei prossimi mesi quando si concretizzerà la ripresa economica». Per il momento, però, «il protrarsi della fase riflessiva dell’economia mondiale» ha comportato «un effetto negativo di trascinamento sulle possibilità di crescita relative al prossimo triennio»: è il punto al centro di un "piccolo giallo" nei mesi di preparazione del documento. In una prima bozza (si veda «Il Sole-24 Ore» del 7 novembre), infatti, si riconosceva che la congiuntura negativa avrebbe compromesso «il raggiungimento dei target intermedi per il 2005» e che il tasso di occupazione si sarebbe attestato al 57,8% (rispetto al 58,5 previsto). Il Welfare si era affrettato a smentire. Ora quella stessa cifra "rispunta" nel Nap varato ieri dal Consiglio dei ministri. Ribaditi, comunque, i target per il 2005: tasso di occupazione generale al 58,5%, mentre quello delle donne e degli anziani sono fissati rispettivamente al 46 e 40 per cento. «Ai fini del loro raggiungimento – si legge nel piano – appare necessario dare rapida attuazione» alla riforma del mercato del lavoro e a quella del sistema previdenziale. Per adesso, però, commenta il responsabile Lavoro della segreteria nazionale dei Ds, Cesare Damiano, le riforme che hanno avuto effetto sono quelle targate dall’Ulivo, di cui «ancora una volta Maroni riconosce» l’efficacia. «La crescita occupazionale registrata fino al mese di ottobre scorso – sottolinea Damiano – è, infatti, il risultato della legge 196, cioè del "Pacchetto Treu" varato dal Centro-sinistra nel ’97».

      RICCARDO FERRAZZA