Pronto il piano per congelare l´articolo 18

18/02/2002
La Stampa web






(Del 17/2/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
Pronto il piano per congelare l�articolo 18

ROMA

Il documento � intitolato �Proposte migliorative per una riforma del mercato del lavoro e della previdenza a pi� alto indice di consenso�. � stato elaborato al ministero del Welfare, ha avuto un sostanziale via libera da Gianni Letta e Gianfranco Fini, � all�attenzione dei leader di Cisl e Uil, e ora sta sul tavolo di Silvio Berlusconi. E traduce in fatti l�indicazione dal vicepremier Fini: �togliere centralit� al tema dei licenziamenti senza alzare la bandiera bianca dello �stralcio�. In che modo? �Congelando� la riforma dell�articolo 18; trattando con i sindacati sul collocamento e gli ammortizzatori sociali; avviando un negoziato sullo Statuto dei Lavoratori, che potrebbe durare anche 18 mesi. Un progetto che potrebbe tradursi in una convocazione ufficiale delle parti sociali da parte del governo.
Tutto comincia da un sondaggio. L�ennesimo, commissionato qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio, per capire come gli italiani interpretano il braccio di ferro tra il governo e i sindacati sull�articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Nessuno, da Palazzo Chigi, si sbottona fino a rivelare le percentuali, ma il risultato � chiarissimo: il messaggio di Sergio Cofferati (�la riforma intacca la garanzia del posto di lavoro�) appare comprensibile, e ha fatto breccia nell�opinione pubblica. Anche nell�elettorato del centrodestra. Deludente � anche l�esito del controtest: la tesi dell�Esecutivo (�pi� flessibilit� significa pi� posti di lavoro, la riforma � sperimentale e limitata�) non �passa�. Sullo sfondo, i malumori di pezzi della maggioranza e del governo; le manifestazioni e i cortei sindacali; le perplessit� della grande impresa; il diffondersi di un clima di tensione sociale. Insomma, gli eventi delle ultime settimane hanno rafforzato l�ala �dialogante� del governo. Che moltiplica gli sforzi per convincere il premier della necessit� di trovare una soluzione pacifica, purch� �onorevole�. Tesi che sono state fatte proprie dal vicepremier Gianfranco Fini e dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta. E nelle ultime ore �scavalcate a sinistra� (creando notevole sconcerto) dai centristi dell�Udc, che presenteranno alla Camera un emendamento per lo stralcio della riforma dell�articolo 18, che verr� votato dall�opposizione di centrosinistra. Dunque, occorre bloccare sul nascere il rischio di una frattura della maggioranza. E cogliere la disponibilit� al dialogo della Cisl di Savino Pezzotta, che non vuole lo sciopero generale chiesto a gran voce dalla Cgil. Ieri, il leader della Uil Luigi Angeletti � stato chiaro: �di fronte a un braccio di ferro dell’Esecutivo lo sciopero generale diventerebbe inevitabile. Noi per� proveremo a vincere questo confronto con la ragione e il consenso�.
Palazzo Chigi sta valutando quando e come concretizzare l�approccio suggerito nel documento messo a punto al ministero del Welfare. Prima, per�, il governo – che fa i conti anche con un�ala �dura�, per ora silenziosa – sta sondando con discrezione Cisl e Uil. E, come sempre, l�ultima parola spetter� al Presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi – riferiscono i bene informati – legge con preoccupazione i risultati dei sondaggi, e soprattutto vorrebbe evitare una possibile manifestazione oceanica contro il governo. Lo sciopero generale sarebbe un guaio sopportabile; un remake del Circo Massimo del 1994 avrebbe un impatto mediatico decisamente pi� forte e non gradito. Ieri, da Arcore, ai suoi ha ribadito la consegna: mediare e ancora mediare. Ma vediamo in dettaglio i contenuti del progetto. Che – esplicitamente – nega la richiesta sindacale dello stralcio della riforma dell�articolo 18. L�applicazione effettiva della norma che cancella per 4 anni il reintegro nel posto di lavoro per i dipendenti licenziati senza giusta causa (se �emersi� dal nero, se provenienti da contratti a termine o da imprese con meno di 15 addetti) verrebbe invece sospesa per tutto il tempo necessario al negoziato: il testo della delega, infatti, non fissa alcun termine di decorrenza. Il sindacato denuncia che non si pu� parlare di licenziamenti pi� facili senza prima predisporre una rete di protezione per chi perde il posto o � disoccupato? Cos�, si suggerisce di avviare immediatamente un negoziato per far funzionare meglio i servizi del collocamento e potenziare (anche stanziando risorse) gli �ammortizzatori sociali� per chi lavora in un�azienda in crisi o � disoccupato. Per finanziare questa �rete�, si riordinerebbe il sistema che alimenta Cig e disoccupazione, introducendo un meccanismo di �bonus-malus�: le aziende che pi� ricorrono a esuberi, mobilit� e sospensioni dal lavoro dovranno pagare di pi�. Il secondo passaggio � la trattativa con le parti sociali per definire un pi� �flessibile� �Statuto dei Lavoratori�. Per trovare un�intesa ci sar� un anno e mezzo, e l�accordo potrebbe essere recepito con il metodo dell��avviso comune�. Se l�intesa non dovesse essere raggiunta, il governo potrebbe sempre rimettere in moto la sua riforma dell�articolo 18. Infine, la previdenza. I sindacati (ma anche la Ragioneria Generale, l�Isae e l�Inps) contestano il taglio di cinque punti della contribuzione previdenziale pubblica a parit� di prestazione, di cui dovrebbero beneficiare le imprese. Il governo pensa cos� a rilanciare la proposta dell��opting out�: saranno i singoli lavoratori a scegliere. Potranno lasciare le cose come stanno, oppure decidere di destinare 4 dei 5 punti di taglio del contributo Inps ai fondi pensione, e un punto andr� in busta paga. Naturalmente, in questo caso la pensione pubblica diminuir� di valore, a fronte di un aumento di quella complementare. Si pensa di rilanciare l�estensione del sistema contributivo a tutti i lavoratori, a semplificare la giungla di aliquote, e a varare per decreto legge la norma che certifica i �diritti acquisiti�. Cresce infatti la preoccupazione per una possibile �fuga di massa� verso le pensioni di anzianit�. Baster� per convincere i sindacati a sotterrare l�ascia di guerra? Indubbiamente, Cgil-Cisl-Uil avrebbero qualche imbarazzo a ricorrere allo sciopero generale contro una norma che – eventualmente – entrerebbe in vigore tra due anni, e con nuove e � pi� efficaci tutele sociali. Vero � – dicono i sindacalisti – che senza lo stralcio dell�articolo 18 le confederazioni dovrebbero trattare sullo �Statuto dei Lavoratori� sotto una costante minaccia: il governo potrebbe sempre tornare alla �sua� riforma dei licenziamenti. E Confindustria avrebbe buon gioco a sabotare un negoziato da cui avrebbe poco da guadagnare. Marted� di questo discuteranno Cofferati, Pezzotta e Angeletti; e sempre marted� al Senato inizieranno le votazioni sulla delega.

Roberto Giovannini