Pronto il passaggio dei tfr ai fondi

28/10/2004


             
             
             
             
            Numero 258, pag. 35
            del 28/10/2004
            Pronto il passaggio dei tfr ai fondi 
            In dirittura il decreto di attuazione della legge delega. Ora si cerca la copertura in Finanziaria.
            Trasferimento senza limiti di contribuzione e fisco dimezzato
             di Teresa Pittelli
            Fondi pensione al via con la devoluzione del tfr senza limiti di contribuzione, l’abbattimento dell’aliquota fiscale dell’11% e la creazione della posta speciale Inps che raccoglierà le liquidazioni non devolute ad altri fondi. È quasi pronto il decreto di attuazione della delega pensionistica n. 230/2003 voluto dal ministro del welfare, Roberto Maroni, per lanciare la previdenza complementare attraverso il flusso finanziario proveniente dalle liquidazioni dei lavoratori del settore privato. Ma il ministero è ora in attesa delle stime della Ragioneria generale dello stato sulla copertura finanziaria per il decreto. ´È ovvio che in Finanziaria debbano essere previste le risorse per la riforma, che non può partire senza copertura’, ha spiegato ieri lo stesso Maroni. La delega, in realtà, concede ancora 12 mesi per attuare la norma sul secondo pilastro pensionistico, ma l’intenzione di Maroni è quella di far partire le misure prima possibile, preferibilmente nei primi mesi del 2005. La cabina di regia insediata dal ministro e coordinata dal sottosegretario Alberto Brambilla, infatti, ha già scritto gran parte dei contenuti del decreto delegato. Ecco le principali novità.

            Via il tetto alla contribuzione, più risorse dai redditi medi. Il decreto allo studio di via Flavia intende eliminare il tetto di contribuzione ai fondi pensione, pari al 12% del reddito entro un limite massimo di circa 5 mila euro. Anche i redditi medi e bassi, inferiori ai 40-50 mila euro, potranno quindi contribuire in modo sostanzioso al secondo pilastro. Per fare un esempio, un lavoratore che guadagna sui 15 mila euro annui può contribuire con un importo massimo di 1.700 euro. Con le nuove norme potrà invece fare una scelta diversa e concentrare molte più risorse sull’investimento previdenziale.

            Ridotta l’aliquota fiscale. Nelle intenzioni del governo c’è l’abbattimento dell’aliquota fiscale dell’11% sulle prestazioni, in modo da incentivare il decollo dei fondi pensione. L’abbattimento potrebbe portare l’aliquota a poco più della metà.

            Parte del tfr destinato all’Inps. Il decreto stabilisce il conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi pensione se entro sei mesi dalla sua entrata in vigore il lavoratore non si è espresso diversamente. Ma attenzione: se il lavoratore non si esprimerà in alcun modo, né a favore di un fondo chiuso né a favore di un fondo aperto o della permanenza del tfr in azienda, allora la liquidazione sarà avviata ai fondi collettivi di settore. E in mancanza sarà destinato a un’apposita posta prevista dagli enti previdenziali (Inps, Inpdap, Ipost, Enpals) per queste ipotesi residuali.

            Minori entrate da coprire. La copertura finanziaria sulla quale ieri il ministro ha battuto il tasto è fondamentale per coprire il costo rappresentato dalle minori entrate fiscali comportate dalla riforma.

            In particolare, si dovrà sopperire alla minore mobilitazione delle liquidazioni, a causa dello spostamento dalla disponibilità del lavoratore al fondo di previdenza complementare.

            Allo studio della Ragioneria generale, inoltre, i costi legati alla maggiore capacità contributiva dei potenziali aderenti dovuta all’eliminazione del tetto del 12% del reddito e agli incentivi fiscali sui versamenti e sulle prestazioni dei fondi pensione. (riproduzione riservata)