Pronti nuovi ammortizzatori

27/02/2004


        Venerdí 27 Febbraio 2004

        ITALIA-LAVORO


        Pronti nuovi ammortizzatori

        Il sottosegretario Sacconi annuncia tempi brevi per la riforma e assicura: «Entro maggio il via libera»

        SERENA UCCELLO


        MILANO – La riforma degli ammortizzatori sociali potrebbe diventare legge già dal prossimo maggio. La primavera porterà, dunque, ai lavoratori in difficoltà un nuovo modello di ammortizzatori e soprattutto un’indennità di disoccupazione più pesante. Ad assicurarlo è il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, che dice: «L’unico ostacolo all’iter parlamentare dell’848 bis è "l’ingorgo" che si è creato al Senato. Il provvedimento è in pista dopo l’approvazione della riforma delle pensioni». Un calendario che, pertanto, potrebbe penalizzare l’848 bis allungandone i tempi, sulla scia di un confronto sulla previdenza che rischia di trascinarsi. «Niente affatto», specifica però Sacconi che aggiunge: «Sarebbe suicida da parte della maggioranza allungare i tempi della riforma previdenziale. Ecco perché credo che, se la devolution sarà approvata entro una decina di giorni, la riforma previdenziale potrebbe avere il via libera del Senato in un mese, sbloccando così il percorso dell’848 bis. E dato che – aggiunge Sacconi – la copertura finanziaria scatta dal primo maggio, speriamo di farcela per quella data». Problemi di tempi ma non solo: «Resta da superare – continua il sottosegretario al Welfare – anche l’ostruzionismo dell’opposizione che ci ha chiesto lo stralcio della norma sull’articolo 18. Una richiesta sulla quale non intendiamo cedere: per noi la legge deve essere approvata così com’è» Di conseguenza spazio ad ammortizzatori più «pesanti»: la durata passa da sei a dodici mesi e l’ammontare andrà dall’attuale 40% dell’ultima retribuzione al 60% per i primi sei mesi, fino ad arrivare al 40% per il successivo trimestre e al 30% per l’ultimo periodo. L’altra novità importante riguarderà poi il coinvolgimento delle parti sociali che non solo potrebbero diventare protagoniste di un secondo pilastro di ammortizzatori complementari e integrativi rispetto a quelli già esistenti, utilizzando ad esempio l’esperienza degli enti bilaterali, ma potrebbero anche gestire una parte degli strumenti finora nelle mani dell’Inps. Oltre all’indennità di disoccupazione cambierà anche l’approccio con la cassa integrazione che non sarà più un periodo durante il quale i lavoratori percepiranno in modo passivo un’indennità a integrazione del reddito, ma dovrà diventare piuttosto una fase di riqualificazione professionale. In sintesi la realizzazione di quello che Sacconi definisce il welfare to work. «È questa – dice – la vera sfida che abbiamo davanti. Solo così si potrà affrontare la grande trasformazione, in corso, verso una seconda modernità». Rientrano in questa strategia i nuovi servizi per l’impiego e soprattutto l’avvio dei fondi interprofessionali per la formazione continua «che – dice Sacconi – dovranno essere indirizzati a quei lavoratori che ne hanno più bisogno». Un esempio? I cosiddetti over 50 dalla cui riqualificazione dipende il futuro professionale. E sempre in materia di esempi su cosa si debba intendere per welfare to work, Sacconi ricorda la situazione di Alitalia e dice «È davvero possibile che nel caso dei lavoratori in esubero, in una città come Roma, non si possano organizzare programmi personalizzati di riqualificazione?». La cassa integrazione allora non dovrà più essere considerata, secondo l’ipotesi di riforma delineata dall’848 bis, come un lento scivolo verso la pensione ma come un’occasione concreta per ritrovare opportunità. Per centrare questo obiettivo serve però l’impegno di parti sociali e Regioni, chiamate ora a partecipare al prossimo tavolo del confronto sociale.