«Pronti a una battaglia di lungo periodo»

15/03/2002


La Stampa web







(Del 15/3/2002 Sezione: Economia Pag. 9)
«Pronti a una battaglia di lungo periodo»
Sindacati pronti a manifestare. Anche l´Ugl attacca l´esecutivo

ROMA

Non è certo stata una sorpresa, per i leader sindacali, la decisione del governo. Così come non sarà una sorpresa per nessuno la reazione annunciata del sindacato confederale (ma anche del sindacato di destra, l´Ugl): lo sciopero generale. Uno sciopero che con ogni probabilità sarà unitario, in una data diversa dal 5 aprile, il giorno scelto da Sergio Cofferati per il suo sciopero «separato». Ovviamente, è confermata la maximanifestazione Cgil del 23 marzo, che anche senza una formale adesione da parte di Cisl e Uil vedrà sicuramente la partecipazione di militanti di queste due organizzazioni. Questa la reazione immediata: ma è solo l´avvio di una campagna «di lungo periodo», che nelle intenzioni dei leader confederali dovrà tenere sotto pressione governo e maggioranza per i mesi in cui la delega sul lavoro sarà discussa in Parlamento. Tutti i sindacati attribuiscono le responsabilità dello scontro sociale prossimo venturo al governo. Da Barcellona – dove ha partecipato alla manifestazione dei sindacati europei in occasione del vertice Ue – Sergio Cofferati spara a zero sul governo e su Silvio Berlusconi. Lo sciopero sarà dei padri contro i figli, come dice il premier? «È questo governo – replica il sindacalista – che vuole togliere ai figli dei diritti fondamentali. Noi invece vogliamo che i figli abbiano gli stessi diritti dei padri». Il progetto dell´Esecutivo, per Cofferati, «agisce contro i giovani prospettando loro un futuro di lavoro precario e senza diritti», e introducendo una «vergognosa» distinzione tra Nord e Mezzogiorno voluta da Confindustria «prospetta una "gabbia dei diritti" che divide le giovani generazioni del Nord da quelle del Sud». Non resta che la lotta, «per costruire consenso, per costringere il governo a cambiare». Ci sarà la manifestazione del 23 (è stato lanciato un appello per reperire a ogni costo altri pullman), e le iniziative unitarie che verranno decise: «ci sono tutte le condizioni per far sì che i sindacati italiani, discutendone, scelgano le modalità e le forme per dare la risposta più ferma, più decisa e più determinata a questo governo. La Cgil le sue indicazioni le ha messe in campo – aggiunge – e spero, anzi sono sicuro, che ci sarà uguale volontà da parte degli altri». Durissimo anche il commento del leader della Cisl Savino Pezzotta: «Il governo Berlusconi ha creato un disastro – dice – ha balcanizzato il mondo del lavoro». Il sindacalista che più di tutti ha puntato su un problematico dialogo con l´Esecutivo (fino a subire aspre critiche anche all´interno della sua stessa organizzazione) afferma che «il governo sta mettendo in discussione la pace sociale, di schierarsi con la Confindustria, senza prendere in neanche in considerazione le richieste dei sindacati. Ha abbandonato la strada del negoziato scegliendo lo scontro con il sindacato e i lavoratori italiani. Si tratta di un fatto molto grave che avrà conseguenze pesantissime sui lavoratori, sulle imprese, sul paese intero». Per Pezzotta, Berlusconi si assume la responsabilità di far saltare la coesione sociale, con una modifica dell´articolo 18 che oltre a produrre «balcanizzazione», «sospende i diritti per i giovani meridionali, già penalizzati da una situazione economica sfavorevole, e che divide ulteriormente il Paese in due: l’Italia dei garantiti e quella dei non garantiti». Non resta che il ricorso allo sciopero generale, che il segretario proporrà lunedì alla sua organizzazione. Luigi Angeletti, numero uno della Uil, mercoledì sera aveva lanciato un estremo appello al premier. «Ora saremo conseguenti – dichiara – e faremo ciò che avevamo annunciato». Ovvero, lo sciopero generale. La Uil (che sabato ha organizzato il suo «Work Day») aveva già proposto che lo sciopero fosse organizzato unitariamente, e al «Tg3» Angeletti si dice convinto che così sarà: «credo che faremo lo sciopero generale unitario». Infine, va registrata la durissima reazione del sindacato vicino ad An, l´Ugl. Un´organizzazione che conta 1,7 milioni di iscritti, e soprattutto dispone di una forte presenza nel gruppo parlamentare del partito di Fini. «Da nessuna parte il programma di questo governo riportava lo stralcio dei diritti acquisiti – si legge in una nota – stiamo assistendo ad un gravissimo attacco al dialogo con le parti sociali». Ancora, è respinta al mittente l´accusa del governo di «steccati ideologici»: «è il governo che ha reso l´articolo 18 un fatto politico, e adesso dovrà pagare le conseguenze di questo gravissimo atto». Sarà sciopero generale. Ma il sindacato di destra fa di più: «è opportuno – dice – che tutti i sindacati italiani si battano unitariamente per rivendicare i diritti dei lavoratori». In piazza con Cgil, Cisl e Uil? L´Ugl ci prova, e nel sindacato confederale c´è chi non vedrebbe male un accordo che sarebbe assolutamente inedito.

Roberto Giovannini