Pronte le regole sui co.co.co.

31/10/2003




      Venerdí 31 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO
      Pronte le regole sui co.co.co.

      Occupazione – I tecnici del ministero al lavoro per definire l’applicazione della legge Biagi


      MILANO – «È sbagliata tanto la lettura di chi drammatizza, tanto quella di chi tende invece a dire che non cambierà nulla». Per i tecnici del ministero del Welfare sono giorni questi di intesa attività: la circolare per l’applicazione delle nuove norme sui co.co.co. è infatti alla battute finali. E così il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, torna a sgomberare il campo dalle polemiche degli ultimi mesi chiarendo che «la chiave di lettura, fondamentale, di questa norma sono le modalità della prestazione». Vale a dire «il contenuto di lavoro autonomo – continua Sacconi – svolto cioè con tempi e modi assolutamente indipendenti». E così la definizione del progetto diventa funzionale a questo principio di autonomia, come anche il concetto di «determinabilità» del progetto. «Si deve guardare – ribadisce Sacconi – al profilo sostanziale delle modalità delle prestazione. È errata pertanto una lettura eccessivamente formale, che guarda più al contenitore che al contenuto. E se un rapporto è genuinamente autonomo – continua il sottosegretario – nessuno ha motivo di temere il rischio di sanzioni». Intanto le parti sociali sono entrate ieri nel merito della discussioni sull’applicazione della legge Biagi. Un incontro essenzialmente tecnico il cui obiettivo è stato quello di mettere sul tavolo un’agenda delle priorità. A questo proposito Cgil, Cisl e Uil hanno sottoposto unitariamente «un’ipotesi di metodo e di merito alle associazioni datoriali», spiegano in una nota comune. Nei giorni successivi le tre confederazioni provvederanno a «definirla ed inviarla per iscritto alle controparti». L’ipotesi di lavoro prevede la gestione della fase transitoria, con «particolare attenzione al passaggio dai contratti di formazione lavoro a quello dei contratti d’inserimento, dalle collaborazioni coordinate e continuative al lavoro a progetto, dal lavoro temporaneo (interinale) alla somministrazione». Proprio sui contratti a causa mista l’accordo sarebbe nella sostanza già delineato, «ci sarebbe – spiega Raffaele Bonanni – un’intesa di fondo sul mantenimento dei contratti avviati prima dell’entrata a regime della legge, che rimarranno in vigore fino ad esaurimento». Quanto al nodo più spinoso quello delle risorse finanziarie per gli sgravi a cui hanno diritto i datori di lavoro «la copertura – dice Bonanni – ci sarebbe». Per quanto riguarda, invece, le materie rinviate alla contrattazione collettiva, i sindacati considerano «necessario» approfondire gli effetti, sul «sistema delle relazioni sindacali e dei diritti di informazione», delle nuove disposizioni relative alla somministrazione e all’appalto di manodopera e al trasferimento del ramo azienda. Altro tema sul quale i confederali sollecitano il confronto sono le modalità di applicazione dei nuovi modelli contrattuali come lo job sharing, lo job on call o il nuovo part-time. Su questo punto i sindacati chiedono anche che venga specificato quale livello contrattuale, se aziendale cioè o nazionale, debba fissare le modalità di attuazione di questi contratti. Ma oltre che con il Governo l’obiettivo di Cgil, Cisl e Uil è quello di coinvolgere nel dibattito anche gli enti locali. SERENA UCCELLO