Promozioni, sconti e sottomarche al supermarket è caccia al risparmio

06/07/2010

ROMA – Era la spesa fatta di corsa quella che faceva lievitare i consumi. Quando nel carrello ci si metteva un po´ di tutto e un po´ a casaccio, senza farsi mancare nulla. La pasta era sempre quella che teneva la cottura al dente, l´olio quello delicato, il sapone, quello che garantiva il bianco perfetto. I consumatori erano gente fedele.
Con la crisi la spesa va invece fatta con calma e la fedeltà alle marche è saltata. Si gira tra gli scaffali alla ricerca di un prodotto che sia di qualità, ma anche abbordabile. Non solo. Se fino a qualche anno fa andava di moda il "tre per due" e le offerte si contavano sulle dita di una mano, oggi è tutto un fiorire di promozioni, primi prezzi (che equivalgono a quelli dei discount), prodotti con il marchio del distributore (che stanno andando per la maggiore) e offerte su quelli a marchio privato (dell´ipermercato in pratica). Risparmiare dunque è possibile.
Non solo. C´è un aumento del consumo responsabile. «La crisi – spiega Francesco Cecere, responsabile marketing informations della Coop – ha generato comportamenti virtuosi da parte dei consumatori, che se prima riempivano i carrelli, oggi, al contrario, tendono a comprare meno, ma più spesso, che poi è il modo migliore per non sprecare».
«E possono farlo – aggiunge Massimo Viviani, direttore generale di Federdistribuzione – proprio perché la grande distribuzione, con la crisi, ha cercato di offrire ai clienti offerte e promozioni tutti i giorni e non solo ogni tanto. Uno stesso prodotto a seconda della giornata, si può trovare in promozione a primo prezzo a prezzo pieno o con marchio privato».
Un mix che spiega, almeno in parte, perché le quantità vendute sono in calo. Che è poi quanto denuncia la Cia. Per la Confederazione italiana degli agricoltori nel 2009 sei famiglie su dieci sono state costrette (causa la crisi) a cambiare gli acquisti dei prodotti alimentari: il 35 per cento ha ridotto la spesa, il 40 ha optato per prodotti di qualità inferiore e il 30 ha comprato solo promozioni. E il netto calo degli acquisti di pane (-12%) è in fondo frutto di questi comportamenti a metà strada tra crisi di portafogli e comportamenti virtuosi.
C´è un aspetto però che spiega molte cose. «È il ceto medio- alto che è stato messo più in difficoltà dalla crisi. Una fascia sociale – spiega Cecere – che anche quando risparmia è attenta alla qualità. E non è un caso siano in crescita soprattutto i prodotti a marchio proprio, quelli che hanno un prezzo inferiore ai beni di marca, ma sono altrettanto buoni». Sulle vendite della Coop pesano per il 25%, mentre i primi prezzi in realtà conquistano solo il 2%. Anche Federdistribuzione conferma che c´è una costante salita nella vendita dei beni a marchio proprio (ore attorno al 16%). Nei loro ipermarket e supermarket però sono le promozioni a prendere una bella fetta del mercato (28%).
«E qui si sente tutto il peso della crisi – spiega Viviani – perché in pratica ormai più di un italiano su 4 che va al supermercato cerca di risparmiare sugli alimentari, magari per potersi poi permettere una settimana di vacanza».