Promossa l’impresa Bocciati partiti, governo e sindacati

22/11/2010

Sempre più basso è l’indice di gradimento delle istituzioni, in rialzo quello delle imprese. Diminuisce la propensione al futuro delle donne, aumenta quella dei giovani e più istruiti. L’Indice di fiducia dei lavoratori italiani, giunto alla quarta edizione e realizzato su un campione di 3.951 unità, rappresentative di tutte le categorie e realtà geografiche, è un barometro del tempo che verrà e registra umori e percezioni di chi lavora verso il futuro.
Il campione
Realizzato ogni sei mesi dalla società specializzata Od&M per conto di Gi Group, agenzia che opera nel campo delle risorse umane, l’ultimo indice complessivo (
www.indicedifiducia.it) conferma un posizionamento al di sotto del 50% (34,8%), che è il punto di passaggio tra sfiducia e fiducia. La classifica complessiva registra un leggero aumento rispetto alla rilevazione precedente (+0,26%), ma conferma il trend negativo rispetto all’anno scorso (36%, -1,09%).
I quattro quadranti
A pagare il prezzo più alto nella fiducia dei lavoratori italiani sono le istituzioni rappresentative (Governo, sindacati, partiti, associazioni imprenditoriali, Unione europea), la cui fiducia è la più bassa in assoluto e in costante calo (23,05%). In aumento è invece la fiducia verso le imprese, ovvero verso la propria azienda, che si conferma al primo posto (con il 48%, +1% rispetto al periodo precedente), un trend in crescita per il 2010. In crescita è anche, nonostante le difficoltà, l’indice di fiducia verso il mercato del lavoro (da 39,50 a 40 punti), che denota un po’ di ottimismo e una speranza verso il futuro. Stabile la situazione personale, la fiducia verso se stessi, ferma al 28%.
Chi cresce
Gli indicatori che emergono dall’indagine permettono di individuare i soggetti più fiduciosi verso il futuro. La fiducia cresce al crescere delle dimensioni aziendali (nelle grandi imprese è salita al 39,11%), ma cresce anche e soprattutto da parte dei lavoratori delle medie imprese (38%, +3 punti). Dal punto di vista geografico i più fiduciosi sono i lavoratori del Nord-Est (38%, +3 punti), cui va scontata la recente stagione delle alluvioni, seguiti da quelli del Nord-Ovest (35%, – 1 punto). Così come rivelano un atteggiamento più positivo i giovani rispetto ai più anziani (38,23% gli under 30, 31,61% gli over 50). Più fiduciosi gli uomini delle donne, e nella propria impresa i dirigenti (55,61%) e gli under 30 (53,58%).
Chi cala
Più sfiduciate sono soprattutto le donne (31,84%, -5,13 punti in meno degli uomini), i quadri, i dipendenti delle piccole imprese e gli over 50.
Che fare
«Ciò che colpisce nell’indagine – dice Stefano Colli Lanzi, numero uno di Gi Group – è la tenuta della figura dell’impresa, che va sostenuta e aiutata. Le istituzioni devono riacquistare maggiore credibilità nel passaggio dalla cultura della crisi a quella dello sviluppo e della competitività. Non è più tempo di galleggiamenti, ci vuole coraggio, soprattutto verso i giovani ai quali, se pure appaiono come i più fiduciosi verso il futuro, vanno date risposte e opportunità».

Sempre più basso è l’indice di gradimento delle istituzioni, in rialzo quello delle imprese. Diminuisce la propensione al futuro delle donne, aumenta quella dei giovani e più istruiti. L’Indice di fiducia dei lavoratori italiani, giunto alla quarta edizione e realizzato su un campione di 3.951 unità, rappresentative di tutte le categorie e realtà geografiche, è un barometro del tempo che verrà e registra umori e percezioni di chi lavora verso il futuro.
Il campione
Realizzato ogni sei mesi dalla società specializzata Od&M per conto di Gi Group, agenzia che opera nel campo delle risorse umane, l’ultimo indice complessivo (
www.indicedifiducia.it) conferma un posizionamento al di sotto del 50% (34,8%), che è il punto di passaggio tra sfiducia e fiducia. La classifica complessiva registra un leggero aumento rispetto alla rilevazione precedente (+0,26%), ma conferma il trend negativo rispetto all’anno scorso (36%, -1,09%).
I quattro quadranti
A pagare il prezzo più alto nella fiducia dei lavoratori italiani sono le istituzioni rappresentative (Governo, sindacati, partiti, associazioni imprenditoriali, Unione europea), la cui fiducia è la più bassa in assoluto e in costante calo (23,05%). In aumento è invece la fiducia verso le imprese, ovvero verso la propria azienda, che si conferma al primo posto (con il 48%, +1% rispetto al periodo precedente), un trend in crescita per il 2010. In crescita è anche, nonostante le difficoltà, l’indice di fiducia verso il mercato del lavoro (da 39,50 a 40 punti), che denota un po’ di ottimismo e una speranza verso il futuro. Stabile la situazione personale, la fiducia verso se stessi, ferma al 28%.
Chi cresce
Gli indicatori che emergono dall’indagine permettono di individuare i soggetti più fiduciosi verso il futuro. La fiducia cresce al crescere delle dimensioni aziendali (nelle grandi imprese è salita al 39,11%), ma cresce anche e soprattutto da parte dei lavoratori delle medie imprese (38%, +3 punti). Dal punto di vista geografico i più fiduciosi sono i lavoratori del Nord-Est (38%, +3 punti), cui va scontata la recente stagione delle alluvioni, seguiti da quelli del Nord-Ovest (35%, – 1 punto). Così come rivelano un atteggiamento più positivo i giovani rispetto ai più anziani (38,23% gli under 30, 31,61% gli over 50). Più fiduciosi gli uomini delle donne, e nella propria impresa i dirigenti (55,61%) e gli under 30 (53,58%).
Chi cala
Più sfiduciate sono soprattutto le donne (31,84%, -5,13 punti in meno degli uomini), i quadri, i dipendenti delle piccole imprese e gli over 50.
Che fare
«Ciò che colpisce nell’indagine – dice Stefano Colli Lanzi, numero uno di Gi Group – è la tenuta della figura dell’impresa, che va sostenuta e aiutata. Le istituzioni devono riacquistare maggiore credibilità nel passaggio dalla cultura della crisi a quella dello sviluppo e della competitività. Non è più tempo di galleggiamenti, ci vuole coraggio, soprattutto verso i giovani ai quali, se pure appaiono come i più fiduciosi verso il futuro, vanno date risposte e opportunità».