Progetto della Regione Veneto per regolarizzare le «badanti»

21/01/2002





Immigrazione – Sono 20mila e lavorano in nero nell’assistenza
Progetto della Regione Veneto per regolarizzare le «badanti»
Claudio Pasqualetto
VENEZIA – La famiglia come impresa sociale, come datore di lavoro responsabile a tutti gli affetti, anche quando decide di assumere un extracomunitario. Antonio De Poli, assessore veneto alle politiche sociali, non ha faticato a trovare il consenso dei suoi colleghi di tutta Italia su questa ipotesi che è diventata una raccomandazione per il ministro Maroni. L’obiettivo è ottenere che le famiglie-impresa siano svincolate dal blocco delle quote sull’immigrazione in considerazione del valore sociale di un certo tipo di lavoro che viene prestato fra le pareti domestiche. A Nord-Est il problema non riguarda le colf, ma l’esercito delle badanti. Almeno 20mila persone, quasi tutte irregolari, che operano nelle case per assistere anziani e disabili. Da anni, ormai, tutti i giorni arrivano a Mestre pullman dalla Slovacchia, dalla Moldavia, dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Polonia. Qui c’è una sorta di centrale di smistamento. Il collocamento funziona con il passaparola, con numeri telefonici di "mediatori" che transitano da quadernini ad agende. C’è l’impressione che ci sia anche una forma di controllo su queste donne, che dietro ci sia qualcuno che ha trasformato lo stato di necessità in business. Di sicuro le famiglie faticano a regolarizzarle ma per un problema burocratico, non certo di costi. Queste donne entrano con un normale visto turistico e poi il più delle volte scompaiono. Don Livio Corazza, direttore della Caritas di Pordenone, ha calcolato che l’attività di queste 20mila badanti consenta alle famiglie del Nord-Est un risparmio di oltre 500 milioni di euro l’anno. Spiega Franco Sech, segretario veneto della Cisl che ha chiamato direttamente in causa i consiglieri regionali, che un anziano o un disabile accudito in famiglia consente alla collettività un risparmio di 2.500 euro al mese. «Bisogna togliere le badanti dalla clandestinità – dice – serve uno speciale collocamento pubblico ed una formazione specifica, ma Regione ed enti locali dovrebbero anche aiutare le famiglie meno abbienti che utilizzano questa forma di assistenza». Nessun problema – anticipa l’assessore De Poli – il Veneto è disponibile ed interessato a seguire questa strada ma soprattutto vuole risolvere al meglio il problema. Da qui la proposta di inquadrare la famiglia come soggetto erogatore di servizi socio-assistenziali a favore, soprattutto, di persone in stato di bisogno. Resta il problema di come far uscire dalla clandestinità le 20mila badanti in attività e come governare poi il fenomeno. «Ovviamente – spiega De Poli – bisogna pensare a quote straordinarie per queste persone, per le quali le stesse famiglie dovrebbero diventare garanti sia per l’ingresso che per la permanenza in Italia». E già si discute anche sulla necessità di separare normativamente la posizione delle badanti da quella delle colf: mentre le prime, infatti, sono una necessità condivisa ed hanno un ruolo sociale, le seconde sono un indicatore di alto reddito e tenore di vita.

Sabato 19 Gennaio 2002