Profughi, i sindaci frenano

12/04/2011

ALLA FINE, l`assessore regionale, Enrico Vesco eradeluso. Avrebbe voluto che il vertice in Provincia sulla sistemazione dei circa novanta profughi tunisini e libici in arrivo sul nostro territorio fosse stato definitivo. Invece, molti sindaci hanno nicchiato e altri hanno dato la loro disponibilità ma con parecchi distinguo. Insomma, chi si aspettava una tabella precisa, con tanto di mappa inclusa – dieci immigrati qua, altri venti là e via dicendo – è andato deluso. I primi cittadini hanno preso tempo almeno fino a oggi per dare una risposta definitiva che però, in alcuni casi, c`è già stata. Per esempio, quella di Sarzana che accoglierà dieci profughi. «Cinque alle Missioni e altri cinque in un immobile di proprietà comunale – specifica il sindaco, Massimo Caleo – Tutti affidati alla Caritas diocesana di don Franco Martini. Chiediamo risorse anticipate certe e un sussidio giornaliero pro capite. Per il resto, tutti i territori della provincia devono fare la loro parte». Per quanto riguarda le risorse della gestione, a sentire Vesco e il segretario dell`Anci Liguria, Pierluigi Vinai, di problemi non ce ne saranno perché tutti gli oneri saranno coperti con i finanziamenti messi a disposizione dalla Protezione civile e gli enti locali, dunque, non dovranno anticipare nulla. Ma l`ordinanza della Protezione civile prevista dalla Conferenza Stato-Regioni non è stata ancora emanata e, anche a questo proposito, qualche mugugno si è levato. Dicevamo che numeri certi ancora non ce ne sono. Comunque, a parte Sarzana, altri 15 immigrati nordafricani dovrebbero trovare sistemazione in altri comuni dalla Val di Magra; a Spezia saranno da venti a trenta; Lerici ha dato disponibilità per accoglierne una decina; al massimo tre a Vezzano ligure; una ventina a Varese Ligure. Questi ultimi potrebbero es- sere alloggiati nell`immobile dell`ex colonia estiva della Croce Rossa, attrezzata, però, per accogliere bambini. «Il Comune non ha strutture proprie da mettere a disposizione per cui dovremo raccordarci con la Cri precisa il sindaco, Michela Marcone – Il problema non è tanto quello delle strutture quanto della gestione di queste persone. Chi le controlla? Cosa faranno tutto il giorno in paese? Non possiamo fare finta di nulla». Sulla stessa falsariga il sindaco di Rocchetta Vara, Riccardo Barotti, che nel suo territorio ha un immobile, adibito ad ex colonia, di proprietà dell`Ordine francescano. «In cambio dell`ospitalità bisognerebbe cercare di impiegare questi immigrati in lavori utili come la pulizia dei boschi e delle cunette lungo le strade». Andrea Costa, sindaco di Beverino, allarga le braccia: «Da noi non ci sono strutture». Quello di Vezzano ligure, Fiorenzo Abruzzo, dice che «qualche locale si può trovare ma è da mettere a posto. Al massimo potremmo accogliere tre immigrati, non di più». Insomma, i più seguono la filosofia del "Vorrei ma non posso". Comunque, come spiega l`assessore Vesco, «in Italia erano previsti inquantamila profughi e con criteri di omogeneità in Liguria ne sono stati previsti millequattrocento. Il totale degli extracomunitari è composto da duemila profughi libici e dagli immigrati tunisini che hanno ricevuto il permesso di soggiorno con l`articolo 20 della Bossi Fini. I numeri, però, si sono ridotti della metà, quindi in Liguria ne arriverebbero 700. Ne deriva che anche alla Spezia il numero sarà dimezzato». Al vertice di ieri in Provincia erano presenti anche l`assessore comunale al Welfare, Omero Belloni, e il sindaco spezzino, Massimo Federici. «Per storia e tradizione la nostra città non si tira certo indietro – rimarca Federici – Quello che ancora manca è la chiarezza sui numeri e i criteri. Noi già ci stiamo organizzando per forme dignitose di accoglienza, escludendo naturalmente le tendopoli. Abbiamo delle indicazioni vaghe, stiamo lavorando su un`ipotesi di una ventina di unità, che poi a rotazione sarà un numero superiore rispetto ai futuri transiti». Dal punto di vista politico, da segnalare una presa di posizione da parte del gruppo del Partito democratico in consiglio comunale che ha diramato una nota. «Come previsto non si è fatta attendere la cagnara del centrodestra contro gli immigrati – si legge – Non abbiamo difficoltà a respingere l`ipotesi di sistemazioni precarie ed improvvisate, tendopoli, reticolati, fili spinati, strutture inadeguate o altri tipi di campi di concentramento non perché rifiutiamo l`accoglienza ma perché rifiutiamo i lager.
Crediamo pertanto che la formula giusta, anche per la nostra regione, sia quella di una disponibilità ragionevolmente commisurata con le possibilità ricettive lasciando alla stessa Regione, di concerto con gli enti locali e le associazioni di volontariato».