“ProfessioniUE” Testo unico per la flessibilità

14/09/2005
      DEL LUNEDÌ
    lunedì 12 settembre 2005

    IL TEMA DELLA SETTIMANA – pagina 30

    pagina a cura di
    Marina Castellaneta

      Testo unico per la flessibilità

        Una nuova direttiva semplifica la circolazione nella Ue

          Semplificare le procedure amministrative tra Stati, consolidare il quadro normativo esistente, agevolare la circolazione dei professionisti nell’Unione europea e rendere più flessibile il mercato del lavoro nella prestazione temporanea di servizi. A questo punta la direttiva sul riconoscimento delle qualifiche professionali approvata il 6 giugno scorso dal Consiglio Ue, a maggioranza qualificata, con voto contrario di Germania e Grecia e l’astensione del Lussemburgo. Dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale gli Stati avranno due anni di tempo per recepire la direttiva, che consolida, in un testo unico, le quindici adottate nel settore delle qualifiche professionali (dodici settoriali e tre generali).

          Il nuovo testo — che ha soprattutto il merito di mettere ordine nel groviglio normativo esistente — mantiene il doppio binario tra regime generale e settoriale.

          Il primo è ancorato al criterio dell’equivalenza nel riconoscimento delle qualifiche, con la possibilità per il Paese ospitante di applicare misure di compensazione a salvaguardia della qualità delle prestazioni professionali; il secondo all’automaticità grazie all’armonizzazione della formazione. La novità, con un rafforzamento della fiducia reciproca tra le autorità nazionali, è l’introduzione di una procedura alleggerita in caso di prestazione temporanea dei servizi e l’inserimento di alcuni meccanismi su base volontaria, come le piattaforme comuni, che puntano, in linea con i criteri approvati il 10 giugno scorso, a un’armonizzazione attenuata anche nel regime generale.

          La fiducia reciproca tra Stati arriva però fino a un certo punto. Per salvaguardare la qualità delle prestazioni, la direttiva prevede che le decisioni di riconoscimento adottate in uno Stato membro diverso da quello d’origine non possano avere effetto nel proprio Paese. Sbarrando così la strada a manovre per aggirare le regole nazionali. È inoltre prevista la designazione di un punto di contatto nazionale e un Comitato unico per il riconoscimento delle qualifiche professionali presso la Commissione, composto da rappresentanti degli Stati membri.

          L’ambito di applicazione.
          Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, sotto il profilo soggettivo, la direttiva conferma il limite della nazionalità: il sistema di riconoscimento delle qualifiche è applicabile solo nei confronti di cittadini dell’Unione, anche nel caso in cui, con specifiche condizioni, abbiano acquisito la qualifica in uno Stato terzo. Dal punto di vista oggettivo, invece, accanto all’esclusione generale per ogni attività che richiede l’esercizio di una pubblica autorità, non legata a una specifica professione, il Parlamento ha inserito un emendamento per escludere dal sistema di riconoscimento i notai, per le attività legate ai pubblici poteri.

          La struttura della direttiva, per il regime generale, ricalca quella precedente: il presupposto è che un professionista qualificato per un’attività in uno Stato membro, possa " spendere" il proprio titolo nel territorio dell’Unione, senza passare, salvo che nelle professioni disciplinate dalle direttive settoriali, attraverso l’armonizzazione delle formazioni acquisite.

          L’equivalenza.
          Nell’applicazione del principio dell’equivalenza in materia di diritto di stabilimento, che obbliga lo Stato membro ospitante a consentire l’accesso a una professione regolamentata alle stesse condizioni dei cittadini, la direttiva fissa cinque livelli di qualifica per facilitare l’inquadramento di un diploma ai fini del riconoscimento. L’istanza del richiedente, che ha effetti solo per lo Stato nel quale è presentata e per una specifica attività, deve essere esaminata entro tre mesi, con la possibilità di un ricorso giurisdizionale nazionale. Riguardo poi all’esercizo della professione, è disposto l’obbligo, per i beneficiari, della conoscenza della lingua dello Stato ospitante.
          La mancanza però di indicazioni sulle modalità di dimostrazione della conoscenza linguistica, lascia la strada aperta agli Stati che potranno, in sede di recepimento, intervenire prevedendo delle verifiche.

          Il tirocinio.
          Allo Stato ospitante è consentita — in linea con il quadro normativo in vigore — l’applicazione di misure di compensazione individuate in un tirocinio di adattamento o nello svolgimento di una prova attitudinale. Questo però se la durata della formazione seguita nello Stato di origine è inferiore di almeno un anno rispetto a quella dello Stato ospitante, se riguarda materie sostanzialmente diverse, se la professione regolamentata nello Stato ospitante include più attività professionali, non presenti in quello di origine. In ogni caso, prima di imporre una misura compensativa, lo Stato è tenuto a verificare se le conoscenze del richiedente legate all’esperienza professionale acquisita in uno Stato membro o terzo possano colmare le lacune.

          Libertà nelle prestazioni.
          Sotto il profilo della libera prestazione dei servizi, che attenua l’applicazione del principio del Paese ospitante, la nuova direttiva prevede una procedura semplificata per i professionisti che esercitano l’attività in un altro Stato membro in modo occasionale, con una corsia preferenziale che limita il controllo delle qualifiche, previsto però per le attività legate alla salute e alla sicurezza pubblica. In caso di professioni non regolamentate, lo Stato potrà condizionare la prestazione all’effettivo svolgimento di una pratica di due anni nei dieci anni che precedono la richiesta.