“ProfessioniUE” È polemica sulla proposta di Bolkenstein

14/09/2005
      DEL LUNEDÌ
    lunedì 12 settembre 2005

    IL TEMA DELLA SETTIMANA – pagina 30

      Sotto esame
      Lo stato di avanzamento della direttiva sulla liberalizzazione dei servizi proposta dall’ex commissario Frits Bolkenstein

      La proposta. La proposta di direttiva per la liberalizzazione dei servizi è stata presentata nel gennaio 2004 dall’ex commissario Ue al Mercato interno, Frits Bolkestein. Si basa sul principio del controllo da parte del Paese d’origine: il fornitore di un servizio, che operi legalmente in uno Stato, potrà offrire la sua attività anche in ogni altro Paese Ue, senza obblighi aggiuntivi.

      L’esame. Il progetto, bersaglio di aspre critiche in Francia, è ora all’esame della Commissione mercato interno dell’Europarlamento e verrà presumibilmente rivisto in modo ampio. La relatrice socialdemocratica Evelyne Gebhardt ha presentato in aprile un testo che aboliva il principio del Paese d’origine e circa altri 1200 emendamenti sono stati proposti. La proposta dovrà anche passare al vaglio del Consiglio Ue.

      I contenuti. Le libere professioni vi rientrano per gli aspetti che non siano già regolamentati da altre direttive in vigore. Ampie deroghe sono prevedibili. Le maggiori novità si prospettano nella possibilità di attività promozionale e di avviare società multi disciplinari.

      Liberalizzazione / In Parlamento

          ENRICO BRIVIO

            DAL NOSTRO INVIATO BRUXELLES • Anche il futuro di architetti e commercialisti che vogliono lavorare in un altro Stato europeo è destinato a venire condizionato in qualche modo dalla celeberrima sindrome dell’idraulico polacco. Ovvero dalla paura, non del tutto motivata, di un boom di concorrenza straniera dall’Est a basso costo, esplosa in Francia ai tempi della campagna per il referendum sulla Costituzione. Un’ansia diffusa che ha preso di mira la proposta di direttiva " Bolkestein" sulla liberalizzazione dei servizi, dal nome dell’ex commissario europeo al Mercato interno che la propose un anno e mezzo fa.

            Fatto sta che quella proposta ancora esiste ed è in discussione in Europarlamento, anche se è considerata scottante e i tempi per la sua approvazione si prospettano lunghi. Ma soprattutto è difficile capire, a questo stadio, che volto finale potrà avere e fino a che punto verrà " svuotata" dei suoi contenuti originari, che ruotavano attorno al principio del Paese d’origine: ammettendo cioè che il lavoratore in regola nel proprio Stato potesse operare anche in altri Paesi europei.

            Il progetto di relazione, presentato però in aprile dalla relatrice all’Europarlamento, la socialdemocratica Evelyne Gebhardt, oltre a prevedere numerosissime eccezioni (al di là di quelle per i servizi di interesse generale e per aspetti riguardanti i professionisti già coperti da altre direttive) ha anche di fatto negato il principio cardine della direttiva, riaffidando il controllo al Paese di destinazione del servizio. Dagli altri grandi gruppi parlamentari, il popolare e il liberaldemocratico, arrivano però segnali a favore di una retromarcia meno drastica, sebbene accompagnata da molte eccezioni.

            Così la commissione Mercato interno del Parlamento, che deve analizzare il testo, deve ora esaminare circa 1200 emendamenti, oltre a riconciliare le diverse posizioni dei grandi partiti. E già una prima riunione sul tema, prevista per questa settimana, è slittata. Pare comunque ragionevole credere che, se la direttiva arriverà al traguardo (ma anche il Consiglio dovrà poi dire la sua), le novità per i professionisti, la cui attività è già disciplinata da altre specifiche direttive, riguarderanno soprattutto l’apertura di possibilità di svolgere attività pubblicitaria e creare partnership multidisciplinari (per esempio tra avvocati e consulenti fiscali).

            La Commissione europea continua poi il forcing sugli Stati per aumentare il grado di concorrenza e di apertura transfrontaliera delle libere professioni. E lo ha dimostrato la settimana scorsa, con un rapporto del commissario alla Concorrenza Neelie Kroes, che facendo seguito alla relazione di Bruxelles sulle professioni liberali del febbraio 2004 ha sollecitato i Governi ad affrontare le restrizioni anti concorrenziali e a rimuovere gli ostacoli in termini di tariffe fisse, prezzi raccomandati e accesso all’attività.

              Promossi a pieni voti solo Danimarca, Olanda e Regno Unito, per l’attività di riforma svolta nell’ultimo anno, mentre l’Italia è risultata il Paese più regolamentato in Europa, dopo la Grecia.
              L’attenzione della Commissione alla concorrenza nelle attività professionali si è allargata nel luglio scorso anche da due procedure d’infrazione aperte contro i tariffari di avvocati, ingegneri e architetti in Italia, considerati da Bruxelles un ostacolo all’esercizio dell’attività da parte di professionisti stranieri.