Professionisti Le prove tecniche di riconciliazione

21/03/2011

Dopo l’uscita dal Cup, molte categorie sembrano ripensarci DI ISIDORO TROVATO
R icompattamento in vista . Il Comitato unitario delle professioni nel 2009 aveva vissuto la prima scissione della sua storia: era nato il Pat (Professionisti dell’area tecnica), un organismo che, sulla spinta di categorie come quella degli ingegneri, avrebbe dovuto svolgere lavoro di lobbyng e curare gli interessi delle professioni di area tecnica. Divisioni Ma il progetto ha conosciuto presto le sue prime crepe fino ad arrivare a uno scontro in piena regola perché la proposta di riforma delle professioni, avanzata dalla senatrice Siliquini, comprendeva anche l’istituzione di un albo unico tecnico. L’idea è subito stata appoggiata da periti industriali, periti agrari e geometri, ma fortemente combattuta dagli ingegneri e dal resto delle categorie del Pat. «Era un progetto poco organico — commenta Gianni Rolando, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri —. I nostri laureati junior avrebbero perso il collegamento e l’identità con la nostra professione. Una evoluzione che nessuno voleva e che continuiamo a rifiutare» . Però da allora nel Pat si parla apertamente di crisi e lo stesso Rolando, che tra poco finirà il suo mandato da presidente non nasconde che tra gli ingegneri ci sia voglia di cambiamento. «Ci siamo resi conto — ammette Rolando — che per certe tematiche generali, come la riforma delle professioni a cui si sta lavorando da mesi, un organismo come il Cup è più adatto a rappresentare tutti. Forse non sarebbe fuori luogo ripensare a una forma di rappresentanza a due livelli: una prima che riguardi le problematiche di tutte le professioni tecniche e poi il Cup, o chi per lui, che rappresenti le istanze di tutte le professioni ordinistiche. Potrebbe essere un modo più organico per portare avanti le istanze di tutti senza rinunciare agli aspetti più specialistici che sono quelli che ci avevano spinti a creare il Pat» . Adesso però il dibattito è aperto: il nuovo presidente dei biologi, Ermanno Calcatelli si è già espresso a favore di un possibile rientro nel Cup così come Gianvito Graziano, anche lui da poco eletto presidente del Consiglio nazionale dei geologi, sembrerebbe concorde con il collega biologo per il ripristino di un’unica associazione di rappresentanza per tutte le categorie professionali. Ma il vero colpo di scena lo riserva il presidente dei periti industriali, quel Giuseppe Jogna che ha sempre difeso il ruolo e l’importanza del Pat ma che ora è disposto a trattare. «Non si tratta di un pentimento — specifica Jogna —. Il Pat rimane un luogo importante per il confronto e la condivisione di scelte che riguardano tutta l’area tecnica. Però, io per primo, mi sono accorto che forse varrebbe la pena effettuare un salto ulteriore: un modello aggregativo che sappia soddisfare le esigenze di tutti. Un primo livello formato da quattro aree: quella sanitaria, quella giuridico-economica, quella, tecnica e quella sociale. In quest’ambito andrebbero affrontati tutti i temi più specifici e interni alle professioni. Poi servirebbe un livello generalista che serva ad affrontare le tematiche comuni a tutti gli ordini. E infine un organo che possa mettere insieme anche tutte le esigenze e le richieste delle nostre casse previdenziali. Sono modelli in evoluzione che seguono la trasformazione delle nostre stesse professioni» . Nuove rotte Ma un ipotetico ritorno al Cup degli «scissionisti» è praticabile? Sarebbe possibile pensare a un organismo che sostituisca il Cup e crei un nuovo modello di rappresentanza? «Prima chi ha voglia torni all’interno della nostra associazione — afferma risoluta Marina Calderone, presidente del Cup — del resto, noi, a suo tempo, non avevamo cacciato via nessuno. A maggio dell’anno scorso abbiamo inserito nello statuto norme di maggiore autonomia alle aree tecniche. Purché questo non sia un sistema per scardinare ulteriormente il percorso fatto in questi anni. Credo che il Cup uscirebbe ancora più rafforzato dal rientro degli Ordini che erano andati via, ma va portato avanti il progetto di riforma delle professioni come obiettivo primario. Poi potremo aprire anche una nuova stagione di confronti e individuare percorsi comuni per ricomporre l’unitarietà del Cup»