Professionisti, la riforma torna al «via»

25/05/2010

MILANO — Diventa sempre più forte il sospetto che per la riforma delle professioni in Italia si debba rispolverare il mito di Sisifo. Il figlio di Eolo era stato condannato a passare l’eternità spingendo un masso sulla cima di un monte per poi vederlo ritornare indietro e dover ricominciare. È un po’ quello che succede agli ordini professionali ogni volta che la loro riforma da dichiarazione d’intenti passa a un primo testo scritto. Cominciano i contrasti e si riparte daccapo. È successo anche stavolta.
Dopo che, riuniti dal ministro Alfano, tutti i presidenti sembravano seguire una linea abbastanza concorde, è bastato che Maria Grazia Siliquini, relatore in Commissione Giustizia del provvedimento di riforma delle professioni, presentasse la sua proposta di disegno di legge per far esplodere la polemica. I primi a litigare sono stati quelli del Pat (le professioni dell’area tecnica): architetti e ingegneri hanno bocciato la proposta di creazione di un nuovo albo dei tecnici di primo livello (i non laureati) e la cancellazioni di quelli per gli junior (i laureati triennali).
Come se non bastasse, nel mirino del presidente della Confprofessioni, il sindacato del comparto professionale, è finito l’articolo della «proposta Siliquini» che propone l’istituzione di un «Consiglio nazionale delle professioni intellettuali»: composto da membri degli ordini, avrebbe il compito di rappresentare presso il governo e il parlamento gli interessi economici e sociali degli iscritti agli albi professionali. «È un mostro giuridico — tuona il presidente Gaetano Stella —. Tale disposizione getta le basi per un enorme conflitto di interessi in capo agli ordini: da un lato verrebbero chiamati a rappresentare gli interessi privati dei singoli professionisti, dall’altro ne controllano l’operato, attraverso l’azione disciplinare o il controllo delle tariffe, fino a imporre sanzioni nei confronti dei loro iscritti per tutelare gli interessi generali costituzionalmente garantiti». Negli ambienti sindacali, tra l’altro, gira voce che questo progetto abbia due «padrini» nel presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti e in quello del Cup Marina Calderone. «Dicano pure — commenta Siciliotti — io non boccio a priori la proposta Siliquini. Sostengo che in quel testo ci sono due punti per i quali rinuncerei a tutto il resto: la definizione di professione intellettuale con percorso formativo universitario, tirocinio, esame di stato e formazione continua; e poi l’apertura a società di liberi professionisti. Il resto è solo chiacchiera».
Anche il presidente del Coordinamento unitario delle professioni smentisce la teoria della lobby: «Noi andiamo avanti nel nostro progetto — afferma Calderone— all’inizio di giugno presenteremo al ministro Alfano un documento unitario con le nostre richieste e le nostre proposte. Il ddl Siliquini? Non posso giudicarlo perché sto lavorando a un altro progetto su espressa richiesta del ministro competente. Vorrei però tranquillizzare i sindacati sul fatto che a noi non interessano poteri speciali ma una riforma efficace e condivisa. Piuttosto, in questa fase è bene non perdere di vista l’obiettivo comune evitando dividerci in battaglie intestine. O altrimenti finiremo per sprecare un’altra occasione». E Sisifo sarà costretto a riportare il masso in cima alla rupe.