Professionisti: La riforma fa il pieno di deleghe

24/02/2003




Sabato 22 Febbraio 2003
LIBERE PROFESSIONI


La riforma fa il pieno di deleghe

Albi & mercato - Prime valutazioni degli Ordini sul testo della proposta elaborato dalla commissione Vietti


ROMA – «Apprezzamento sull’impostazione di fondo e sui principi della riforma», ma anche una certa prudenza per il ricorso alla delega. È la sintesi della riunione dei presidenti dei Consigli nazionali aderenti al Cup, il Comitato unitario delle professioni, che ieri hanno discusso la bozza di riforma predisposta dalla commissione di esperti coordinati dal sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti. I vertici presenti alla riunione di ieri – ha riferito il presidente del Cup, Raffaele Sirica – hanno giudicato positivamente i presupposti della riforma, che puntano «alla salvaguardia della specificità del professionsita rispetto all’impresa e all’autonomia delle Casse previdenziali. Nello stesso tempo, consentono il riconoscimento pubblico delle nuove professioni e, in generale, rendono più competitivo il sistema». Per il vicepresidente del Cup, Roberto Orlandi, la proposta introduce molti elementi dinamici: è prevista infatti una delega al Governo per la revisione degli ordinamenti professionali e per procedere all’unificazione, o per approntare strumenti di raccordo, anche permamenti, tra Ordini relativi a professioni le cui attività riguardano uno stesso settore economico. Inoltre – dal punto di vista della democrazia interna – il progetto prevede il limite di tre mandati (triennali) consecutivi negli organismi elettivi. In ogni caso, la proposta verrà esaminata, in maniera approfondita, nei prossimi giorni, in vista – si spiega in un comunicato del Cup – della convocazione al ministero della Giustizia. La bozza di riforma si dispiega in 36 articoli (l’ultimo sui regolamenti deve ancora essere "riempito") e in un allegato che riporta gli attuali Ordini – dagli agenti di cambio agli spedizionieri doganali – con il relativo richiamo al valore costituzionale su cui dovrebbe incidere l’attività protetta. La proposta contiene almeno otto deleghe (si veda la scheda) da attuare entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge. Dunque, se la riforma andrà in porto, il ministero della Giustizia dovrà definire una raffica di decreti, visto che è prevista la revisione di tutti gli ordinamenti professionali, per "tararli" in base all’interesse generale. Tuttavia, l’apprezzamento all’interno del Cup non è stato unanime. Dina Porazzini, presidente del Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, giudica la proposta «corporativa». E spiega: «Si mantengono privilegi, come la prederminazione numerica per l’accesso a determinate professioni, o si conservano le tariffe, mentre non si prevedono incentivi per i giovani e agevolazioni per le società multiprofessionali». Il presidente dei dottori agronomi mette sotto accusa il vertice del Cup. «Da mesi – dice – non esiste un confronto con l’assemblea che porti a una decisione collegiale sui passi da compiere per la riforma. Faremo quanto necessario per meglio comprendere le argomentazioni dell’Antitrust e quelle delle Associazioni professionali». Secondo Porazzini, l’unico obiettivo delle professioni regolamentate è di «ostacolare le Associazioni». In questo quadro, la proposta Vietti stabilisce anche la trasformazione dei Collegi in Ordini. «Nel documento – afferma Porazzini – è previsto, di fatto, il conferimento per legge di una laurea a chi ne è sprovvisto. Inoltre, si consente la presenza di soci sovventori in cooperative di professionisti, con tutte le conseguenze di un controllo di tipo politico e di interessi particolari sull’attività professionale che questo comporta». E la rottura dei dottori agronomi e forestali nei confronti del Cup potrebbe trasformarsi in un addio formale al Comitato di coordinamento. Per i sindacati dei professionisti, che dalla riforma si aspettano il riconoscimento della rappresentanza a tutela degli iscritti, la proposta elaborata dalla commissione Vietti rappresenta un «grande passo avanti». Anche se, ammette Gaetano Stella, presidente della Confederazione Consilp, gli spazi del sindacato sono definiti per esclusione, avendo individuato quelli degli Ordini e dei Consigli nazionali. Soddisfatto del testo è Maurizio de Tilla, presidente della Cassa forense e dell’Adepp, l’associazione che raggruppa gli enti di previdenza. La proposta prevede la fine della doppia tassazione e la qualificazione di tutti i proventi dei professionisti quali reddito di lavoro autonomo. Tuttavia, de Tilla sollecita uno sforso in più: occorre sancire l’alleanza tra Casse, Ordini e associazioni non solo per la formazione degli iscritti, ma anche per attivare servizi professionali.
MARIA CARLA DE CESARI