Professionisti: Formazione, bonus-dipendenti

17/07/2001

Il Sole 24 ORE.com




Libere professioni
    I 100 giorni – Detassati gli oneri per i corsi destinati ai subordinati, cui va aggiunta la deduzione al 100%

    Formazione, bonus-dipendenti
    Ma sono escluse dagli incentivi Tremonti le spese per l’aggiornamento del titolare dello studio professionale
    Roberto Lugano
    I due elementi di novità assoluta contenuti nel disegno di legge per il rilancio dell’economia che reintroduce la detassazione del reddito reinvestito sono: l’estensione del beneficio ai lavoratori autonomi; l’allargamento dell’incentivo alle spese sostenute per la formazione del personale. Queste novità si inseriscono in un contesto in cui da parte degli Ordini professionali si sta valutando in modo sempre più operativo la possibilità di introdurre per gli iscritti una forma di formazione permanente obbligatoria. La situazione è già presente in altre nazioni, dove l’iscritto all’Albo deve autocertificare un numero minimo di ore di formazione svolte nell’anno. In questa situazione, le norme agevolative si scontrano però con le disposizioni contenute nel Tuir a proposito della determinazione del reddito di lavoro autonomo. La Tremonti per la formazione. Il disegno di legge prevede la detassazione del 50% delle somme impiegate per le «spese sostenute per formazione e aggiornamento del personale». Il senso della norma appare inequivocabile: le spese sono quelle sostenute per iniziative di formazione o di aggiornamento, mentre i destinatari dell’iniziativa devono essere i dipendenti del soggetto agevolato (impresa o lavoratore autonomo). Le norme del Tuir. L’articolo 50, comma 5, ultimo periodo, del Tuir prevede che «le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno sono deducibili nella misura del 50% del loro ammontare». Le ragioni di questa disposizione risiedono in una illegittima confusione tra norme di accertamento e norme sostanziali, costantemente bocciata dalla Corte di Giustizia comunitaria, per le imposte di propria competenza, per violazione del principio di proporzionalità. Una delle sentenze più recenti al riguardo è stata quella del 19 settembre 2000, nelle cause C-177/99 e C-181/99 contro la Repubblica francese: è illegittimo negare la detrazione Iva in tutti i casi relativi al vitto e alloggio, in quanto vietandola sempre si lede il diritto alla detrazione per i (numerosi) casi in cui il costo è inerente all’attività esercitata. Nel caso che ora ci interessa, l’amministrazione finanziaria sarà stata a suo tempo colpita dal dépliant di un congresso scientifico, il cui programma prevedeva una settimana di sci e un’ora di formazione, e quindi ha promosso la modifica normativa del 1989, secondo cui non solo le spese per convegni e congressi (in cui è consuetudinaria una parte ricreativa), ma anche quelle per corsi di aggiornamento professionale, sono deducibili al 50% nella determinazione del reddito di lavoro autonomo. Le conseguenze. Dall’analisi delle due disposizioni emerge una situazione paradossale: il professionista che sostiene costi per il proprio aggiornamento (che, come abbiamo ricordato, potrebbe diventare obbligatorio) può dedurre solo il 50% della spesa; il professionista che sostiene lo stesso costo per l’aggiornamento o la formazione del proprio personale può dedurre il 100% del costo e in più beneficiare della detassazione Tremonti. Inoltre, si genera una disparità di trattamento che penalizza i soggetti che svolgono l’attività in forma individuale (disparità che, tra l’altro, vale anche per le imprese). In questo caso, infatti, la formazione e l’aggiornamento non possono essere fatti a favore del personale e non possono riguardare che il professionista singolo o l’imprenditore individuale. Le possibili soluzioni. Ai problemi che abbiamo sottolineato occorre dare una soluzione, soprattutto se si vuole che il contesto normativo non ostacoli il progetto di introduzione della formazione professionale obbligatoria (che va evidentemente agevolato in quanto garanzia di qualità per il cittadino utente). Per quanto riguarda l’aspetto normativo, occorre rimuovere la limitazione alla deducibilità contenuta nel Tuir. Se una abrogazione tout court sembra eccessiva, si può prevedere che la disposizione non si applichi nel caso in cui risulti dalla fattura del corso di formazione che il costo della ricettività (spesso limitata a un coffee-break) non ecceda, per esempio, il 15-20% del corrispettivo pagato per il corso di formazione e aggiornamento. Sul versante della Tremonti, sarebbe auspicabile un intervento in sede di approvazione parlamentare del disegno di legge: si potrebbe per esempio prevedere che le spese di formazione siano detassabili anche quando riguardano iniziative a cui partecipano soggetti (imprenditorioprofessionisti) che svolgono l’attività in forma individuale. Più in generale, però, sarebbe preferibile un ulteriore allargamento della detassazione alle spese per la formazione e l’aggiornamento di tutti i professionisti e gli imprenditori, indipendentemente dal fatto che svolgano la loro attività avvalendosi di dipendenti o meno. Raffaele Rizzardi
    Martedí 17 Luglio 2001
 
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