Professionisti e governo Sette richieste sul tavolo di Alfano

14/04/2010

MILANO — Non sarà una partita a poker, ma di sicuro i 25 presidenti degli ordini che si siederanno domani al tavolo con il ministro Alfano cercheranno di giocarsi le migliori carte a loro disposizione.
Almeno su una partita, però, sembrano essere tutti d’accordo: il ripristino delle tariffe minime che erano state eliminate dal decreto Bersani. Anche in questo caso però non mancheranno fieri oppositori come Antitrust e una parte di Confindustria (quella dei servizi innovativi e tecnologici). Ma l’incontro di domani dovrà gettare le basi per una piattaforma di riforme molto più ampia in cui ciascuna categoria cercherà di ottenere gli obiettivi a cui tiene di più.
È verosimile che gli ingegneri, per esempio, chiederanno di ripensare per intero il loro esame di Stato introducendo un apprendistato (magari da effettuare durante il percorso universitario). Anche gli architetti chiederanno un tirocinio obbligatorio per l’accesso alla professione, oltre che una riforma del codice degli appalti giudicato ormai dannosamente superato.
Chi si presenterà con un poker (quasi) servito sarà il presidente degli avvocati, Guido Alpa, forte di una riforma dell’ordinamento forense già approdata in Parlamento e che contiene la linee guida delle richieste della categoria (continuità professionale, formazione certificata e consulenza legale in esclusiva).
Claudio Siciliotti, presidente dei commercialisti tornerà invece a sostenere il suo progetto di società di lavoro professionale in cui la suddivisione degli utili sia effettuata non solo secondo il capitale sociale ma anche in base al capitale intellettuale garantito dai soci. Sul tema hanno priorità diverse i notai: loro chiederanno di vietare ogni forma organizzativa che possa mettere a rischio la terzietà, escludendo quindi ogni ipotesi di soci di capitali. La formazione professionale sarà un punto fermo delle richieste di Marina Calderone a nome dei consulenti del lavoro: loro, che ne furono i precursori, propongono di inserirla nel codice deontologico. Posizione condivisa anche dai geologi che chiederanno al ministro una maggiore sensibilità delle istituzioni alle loro tematiche e magari interlocutori competenti all’interno del consiglio superiore dei lavori pubblici. Per il resto, sarà una partita a rilancio libero.