Professionisti, dieci anni di crescita

06/11/2003

ItaliaOggi (Professioni)
Numero
263, pag. 34 del 6/11/2003
di Ginevra Sotirovic


Il rapporto del Cnel sul mercato del lavoro in Italia registra un boom delle attività intellettuali.

Professionisti, dieci anni di crescita

In ordini e collegi 448 mila nuovi iscritti tra il 1993 e il 2002

Boom di professionisti tra il 1993 e il 2002. In questi dieci anni le professioni intellettuali hanno incrementato di 448 mila unità le proprie forze, passando dal 10,9 al 18,2% sul totale del lavoro indipendente e il 20% della crescita occupazionale complessiva osservata nel periodo.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro non ha dubbi nel definire la crescita dei professionisti intellettuali nel mercato del lavoro negli ultimi anni: si è trattato di un autentico boom. Il risultato è frutto di un’analisi approfondita che il Cnel ha presentato ieri a Roma su tutto il mercato del lavoro in Italia. Un capitolo intero è dedicato al lavoro indipendente e quindi anche ai liberi professionisti che sono stati protagonisti negli ultimi anni di una crescita costante e davvero significativa: circa 50 mila unità in più all’anno. Un dato che salta agli occhi anche perché è grazie alla crescita dei knowledge worker se il comparto dei lavoratori indipendenti ha tenuto, a fronte di un calo significativo dei commercianti e degli artigiani.

Tra gli altri elementi che qualificano questa istantanea del Cnel sul mondo professionale c’è l’età anagrafica dei professionisti. In linea con tutti gli altri settori occupazionali emerge un aumento dell’età media dei liberi professionisti: la quota sotto i 30 anni è scesa dal 14% del 1993 al 10% attuale, mentre stabili appaiono gli ultracinquantenni (26%). In aumento, invece, il numero delle donne che negli anni 90 era di appena una su cinque e ora invece è di una su quattro.

La distribuzione geografica appare piuttosto sbilanciata a favore della Lombardia nella quale ha sede un quarto dello stock di tutti i professionisti italiani. Al secondo posto c’è il Lazio trascinato dalla capitale che ha un’altissima concentrazione professionale. Fanalino di coda per le regioni del Mezzogiorno e in particolare per Calabria, Campania e Sardegna. Anche se l’ultima regione per densità professionale è l’Abruzzo seguita dal Trentino Alto-Adige. Il campo prediletto di attività sono i servizi alle imprese (50%), ma una quota rilevante è anche quella rappresentata dai servizi sociali. Dal punto di vista organizzativo il Cnel individua tre aree: le professioni protette (ordini e collegi), le professioni riconosciute (quelle che hanno elenchi o albi ma non sono costituite in ordini), rappresentate dagli agenti di assicurazione e dai periti assicurativi, e le attività non regolamentate. Molte di queste ultime sono organizzate in associazioni di cui il Cnel ne ha censite 134. Sicuro il dato numerico relativo agli ordini che hanno nel complesso circa 1 milione e 600 mila iscritti, mentre per le nuove professioni la stima è più complicata. Per gli ordini fa fede il dato degli iscritti alla gestione separata dell’Inps che raccoglie i contributi dei collaboratori-professionisti. Nel 2000 gli iscritti erano circa 210 mila (contro i 750 mila delle casse privatizzate), di cui solo il 75% attivi. Si tratta sostanzialmente dei professionisti con partita Iva. Diversi invece i dati che il Cnel ha ricavato dalle dichiarazioni delle stesse associazioni non regolamentate. Nel 1995/96 erano stati stimati in 700 mila, mentre nel ’98 avevano raggiunto quota un milione e nel nel ’99 avrebbero raddoppiato. Cifre a parte è urgente, secondo il Cnel che ha anche presentato recentemente un ddl per la regolamentazione del settore, approvare una disciplina ad hoc per le nuove professioni.