Professionisti: così la nuova riforma

20/07/2010

Domani il vertice con Alfano. Calderone: va alzato il livello delle garanzie
MILANO — L’appuntamento è per domani in via Arenula. Nella sede del ministero della giustizia Angelo Alfano riceverà la delegazione del Cup (Comitato unitario delle professioni) capeggiato dal presidente Marina Calderone che presenterà la proposta del mondo ordinistico in merito alla riforma delle professioni.
Il testo che si ritroverà davanti il ministro Alfano conterrà alcune direttrici abbastanza note: il ripristino delle tariffe minime, la copertura assicurativa obbligatoria, un maggiore rigore nel controllo della deontologia e nell’esercizio del sistema disciplinare. Il testo però evidenzia anche alcuni passaggi destinati a riaccendere il fuoco delle polemiche: primo fra tutti la definizione di professione intellettuale. Tutti gli ordini fanno riferimento all’articolo 33 della Costituzione ma allo stesso tempo chiedono al ministro un legge che innalzi «un recinto» molto alto attorno al mondo delle professioni: chiedono al legislatore distinzioni nette e definitive con gli altri lavoratori autonomi e pongono come prerogativa esclusiva un titolo di studio universitario (o un percorso formativo equivalente) il superamento dell’esame di Stato e l’iscrizione all’albo. Norme che non mancheranno di suscitare polemiche soprattutto in sede di Antitrust e tra le categorie che aspirano a un inquadramento professionale. «Non si tratta di steccati — precisa Marina Calderone, presidente del Cup —. Il principio cardine della posizione condivisa con i colleghi degli ordini è di alzare il livello di tutela dei cittadini. Quando ci si rivolge a un soggetto che deve somministrare una consulenza o una prestazione professionale, è necessario che sia chiaro con chi l’utente abbia a che fare. L’obiettivo è di andare incontro ai bisogni della collettività, alzando il livello di garanzia. Siamo convinti infatti che i cittadini abbiamo diritto a interventi qualificati e per questo che abbiamo posto le basi per suggerire al ministro un ammodernamento del sistema, partendo da un’ampia riflessione interna alle categoria». Tra le questioni calde c’è anche quella che riguarda le forme organizzative associate: ci sono categorie (commercialisti in testa) che premono per l’apertura a società di lavoro intellettuale e altre (per esempio i notai) che le vedono di cattivo occhio.
La proposta che sarà presentata ad Alfano prevede l’apertura alle società di lavoro professionale con apertura del capitale sociale purché il controllo delle società rimanga in mano a professionisti. Infine il documento chiede attenzione per i giovani. «Il nostro sistema negli ultimi 10 anni ha accolto oltre un milione di nuovi professionisti — aggiunge Calderone —, giovani che hanno visto negli Ordini professionali uno sbocco alla disoccupazione intellettuale, situazione virtuosa che smentisce clamorosamente la tesi che vuole i nostri Albi chiusi ai giovani. Non a caso nella nostra proposta è prevista la contemporaneità della pratica professionale con il percorso formativo accademico, proprio per incentivare e agevolare l’accesso dei giovani al mondo ordinistico. Ovviamente si tratta di una serie di proposte che potranno essere arricchite nel tavolo tecnico che chiederemo al ministro di attivare, perché gli Ordini professionali vogliono essere protagonisti e compartecipi del processo di cambiamento e ammodernamento del sistema. E lo abbiamo fatto con un’ azione condivisa tra tutte le categorie, anche quelle tecniche aderenti al Pat, andando oltre le sigle di rappresentanza».
E questa sì sarebbe la novità «esplosiva» della riforma.