Professionisti, concorrenza lenta

26/03/2004




venerdì 26 marzo 2004



Professionisti, concorrenza lenta

Gli Ordini contro il decreto che introduce principi di liberalizzazione
      ROMA – «Commercialisti, avvocati e ingegneri stiano tranquilli, la disciplina dei loro Ordini, in questo momento, non è in discussione». Il ministro degli Affari regionali, Enrico La Loggia, è categorico. La pubblicazione della bozza di un decreto legislativo, da lui firmato, in cui l’attività professionale viene «equiparata all’attività d’impresa» ha sollevato un’ondata di proteste delle categorie professionali. Forte la preoccupazione degli Ordini che, attraverso questo semplice passaggio, il governo apra un varco verso la liberalizzazione delle professioni, allineandosi all’Antitrust europeo e italiano. «Le professioni intellettuali non hanno niente a che vedere con l’attività d’impresa – interviene il il presidente dei dottori commercialisti, Antonio Tamborrino -. L’equiparazione è foriera di conseguenze inaccettabili sul piano organizzativo e fiscale. Il professionista, a esempio, potrebbe essere soggetto a fallimento». Ma non solo. Il regime di libera concorrenza per i professionisti equivale alla liberalizzazione delle tariffe, alla possibilità degli studi di farsi pubblicità andando a cercare il cliente. Una prospettiva da sempre respinta dagli Ordini.
      Ma la lettura della bozza governativa non è univoca tra i professionisti. Il presidente dell’Ordine degli avvocati, Remo Danovi, è tranquillo: «Secondo la giurisprudenza comunitaria, ai fini della concorrenza, dovunque esiste scambio, c’è attività d’impresa. Nelle professioni lo scambio è tra prestazione e corrispettivo. L’equiparazione dunque non è altro che un adeguamento ai principi europei sulla concorrenza che tutelano il consumatore».
      A dissipare ogni dubbio interviene uno degli autori della bozza, il senatore «azzurro» Andrea Pastore: «Il testo dell’articolo mi sembra chiaro: equipara le professioni all’impresa ai fini della concorrenza "salvo quanto previsto dalle leggi in materia di professioni intellettuali". Più chiaro di così». Insomma, secondo Pastore, l’equiparazione non riguarda le professioni intellettuali. «Letta in questi termini – aggiunge – la norma è in linea con la posizione finora espressa dal governo e, semmai, è passibile di osservazioni critiche dell’Ue».
      «La bozza è favorevole alle professioni – ammette l’avvocato Paolo Dondina, membro del Cup, il comitato che riunisce gli Ordini professionali – anche perché, nello stabilire che la maggior parte delle competenze legislative in materia spettano allo Stato, le sottrae alle Regioni».
      La bozza individua infatti 15 aree di esclusiva competenza della legislazione statale: dalla formazione professionale alla disciplina dell’esame di Stato, dall’individuazione delle figure professionali alla regolamentazione degli albi. In questi ambiti le Regioni non potranno introdurre quegli elementi di concorrenzialità paventati dai professionisti.
      «La bozza – spiega il ministro La Loggia – non è altro che l’attuazione di una delega che il Parlamento ci ha conferito per fare una ricognizione dei principi esistenti. È una fotografia delle leggi nazionali, europee e della giurisprudenza costituzionale. Spetterà invece a un disegno di legge modificare l’esistente. In futuro poi, è nostra speranza che la regolamentazione delle professioni torni nell’esclusiva competenza statale».
      Sul perché la bozza abbia generato tanto allarme, fioriscono nella maggioranza numerose supposizioni. «Credo che a lanciare il sasso sia stato il sottosegretario Vietti (autore di un disegno di legge sulle professioni
      n.d.r .) forse timoroso che la sua riforma venga superata – spiega l’onorevole Antonino Lo Presti (An) -. Ma si rassicuri, il suo lavoro verrà valorizzato. In un secondo momento».
Antonella Baccaro


Economia