Professionisti: Compenso garantito ai praticanti

23/02/2005

    Mercoledì 23 febbraio 2005

      sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 29

      PROFESSIONISTI • Tra le misure per la competitività un articolo è dedicato alla riforma degli Ordini Il ministero del Lavoro in pressing sull’Inpgi

      Compenso garantito ai praticanti

      Si pensa a un corrispettivo parametrato alle tariffe Tirocinio anche in società e nelle amministrazioni pubbliche

        MARIA CARLA DE CESARI

          ROMA • Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, l’ha promesso più volte: « Faremo la riforma delle professioni » . Il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, ha più volte risposto: « È un obiettivo per cui lavorerò personalmente » . E per il Governo è giunto il momento di mantenere la promessa, con un " veicolo" garantito, visti i tempi stretti rispetto alla fine della legislatura.

          Dunque, il decreto legge sulla competitività ospiterà alcuni capitoli della riforma ( si veda « Il Sole 24 Ore » di ieri): nove commi contenuti in un articolo su « disposizioni concernenti Ordini e professioni » .

          La scelta è caduta su norme di interpretazione autentica, come quella che chiarisce, in base alla legge 266/ 97, la possibilità per gli iscritti in Albi di costituire società semplici o Snc ( a patto che l’amministratore sia un professionista). Oppure su norme che agiscono rispetto alle strozzature del sistema, con soluzioni alle questioni lanciate in questi anni da ambienti vicini all’Antitrust.

          Tra queste figura il comma relativo al tirocinio. A questo proposito l’apertura si articola su un doppio livello: la pluralità di fonti formative e il compenso.

          Il praticante avrebbe, infatti, la possibilità di svolgere il periodo di " apprendistato" professionale non solo in uno studio, ma anche presso società o amministrazioni, superando dunque l’imbuto dell’offerta formativa. Si generalizzerebbe così la pluralità di canali già prevista, ad esempio, per i periti industriali, ma — a quanto sembra — senza differenze nella durata del tirocinio. Il " tutor" resterà un professionista.

          « In ogni caso — conclude l’attuale versione del comma 4, nell’articolo dedicato alle professioni — al tirocinante è corrisposto un adeguato compenso, che tiene conto dell’effettivo apporto reso, con riferimento al regime tariffario delle prestazioni svolte » .

          Il Governo viene, quindi, incontro alle esigenze di decine di migliaia di giovani, oggi non protetti dal punto di vista economico. Dottori commercialisti e avvocati, per citare due categorie che insieme contano circa 95mila praticanti, non prevedono alcun " monito" deontologico a corrispondere un compenso per le attività svolte a favore dello studio.

          È rimasto, infatti, isolato il principio affermato nel Codice dei ragionieri secondo cui il professionista dovrà essere, per il praticante, « un formatore attento e responsabile e ne incoraggerà l’impegno formativo attraverso adeguati incentivi economici » .

          Tra i dottori commercialisti, sicuramente, molti versano un compenso al praticante, tanto che il Consiglio nazionale lo scorso anno è intervenuto due volte sulla qualificazione del corrispettivo, arrivando alla conclusione che si tratta di un riconoscimento economico equiparabile a una borsa di studio.

          Una soluzione condivisa anche dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, molti dei quali riconoscono, al pari di molti avvocati, una somma al praticante. In ogni caso, l’intervento del Governo classifica il compenso come obbligo e lo rapporta alle tariffe delle prestazioni svolte. La misura è tanto più significativa, considerando che il ministero dell’Istruzione ( nell’ambito della riforma dei percorsi di accesso alle professioni) sta da tempo pensando di generalizzare il tirocinio, coinvolgendo, per esempio, ingegneri e architetti.

          Le misure predisposte da Castelli comprendono anche il riconoscimento delle Associazioni, costituite da coloro « che esercitano attività professionali non regolamentate » .

          L’attuazione è affidata a un decreto di natura non regolamentare. Occorrerà vedere se il cardine delle attività regolamentate corrisponda all’ostacolo per il riconoscimento rappresentato dalle attività riguardanti prestazioni tipiche degli Ordini, così come prevedeva la proposta Castelli presentata il 28 gennaio. Una cosa è certa: il testo che dovrebbe essere veicolato nel decreto legge sembra improntato a prudenza, tanto che per ora manca il riferimento ( pur contenuto nella bozza di gennaio) alle società di capitali, anche con soci non professionisti. Un’assenza criticata da Fita Confindustria.