Professionisti a intermittenza. con bassi redditi e poche tutele

28/04/2011

Martini (Filcams) «Serve un contratto che, con la bilateralità, introduca garanzie e welfare»

La loro vita lavorativa è un`alternanza di ritmi serrati e lunghe, involontarie pause. Non stupisce che (indagine Ires-Cgil) quasi la metà dei professionisti guadagni 15mila curo annui e lamenti l`assenza di welfare.

I professionisti italiani? Devono passarsela proprio male se due su tre sarebbero disposti a trasferirsi all`estero, pur di migliorare le loro condizioni di lavoro e di vita. Redattori, avvocati, giornalisti, interpreti, aspiranti commercialisti, docenti, traduttori, ricercatori: cinque milioni e mezzo di lavoratori, non importa se autonomi o dipendenti, la metà dei quali con un reddito inferiore ai 15 mila curo all`anno c scarsi riconoscimenti di carriera. È quanto emerge da un`indagine dell`Ires, promossa dalla Cgil e dalla Filcams. Un quadro in chiaroscuro che sovverte il tradizionale clichet del "professionista affermato" (appena il 17% degli intervistati si sente tale), con la maggior parte (il 61%) invece, alle prese negli ultimi cinque anni, con un "lavoro intermittente", alternando all`attività periodi di disoccupazione anche lunghi. Le difficoltà e le preoccupazioni sono le stesse: come avere compensi equi, ma soprattutto tutele sociali in caso di malattia, infortunio, maternità, disoccupazione. E quando si lavora, i ritmi serrati (66%) rendono difficile tirare su famiglia e avere figli (53,6°A>). L`auto-percezione ripropone nel 65°A dei casi la figura del «libero professionista senza tutele», che deve fare ricorso, di fronte a scarse opportunità di guadagno e discontinuità occupazionale, alla paghetta dei genitori che diventano «una forma necessaria di ammortizzatore sociale» nel 53% dei casi, in assenza di tutele. «In Italia, contrariamente al resto d`Europa, non si è intervenuto sul versante degli equilibri economici e sociali che, man mano, si spezzavano sul versante del lavoro autonomo e professionale», spiegano i ricercatori dell`Ires. E anche quando il professionista è dipendente, è insoddisfatto se non altro perché vede poche prospettive di carriera (l`84,1%). Infine, c`è l`amore-odio per gli ordini professionali e la mancanza di un contratto(nell`85% dei casi non si aderisce), che però, secondo il segretario della Filcams, Franco Martini, «è necessario per introdurre, attraverso meccanismi di bilateralità, garanzie e tutele».