Professioni, varco nel decreto legge

09/03/2005
    mercoledì 9 marzo 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 30

    I saggi concordano misure per la competitività
    Professioni, varco nel decreto legge

    LAURA CAVESTRI MARIA
    CARLA DE CESARI

      ROMA • Le professioni cercano di nuovo un posto nel decreto legge sulla competitività. I tre " saggi" — il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il sottosegretario Michele Vietti, e il vice presidente vicario di An, Ignazio La Russa— ieri hanno concordato un pacchetto di minima da inserire nel provvedimento d’urgenza che il Governo dovrebbe approvare venerdì.

      Spiega il sottosegretario Vietti: « l’istituzione di nuovi Ordini ( fatti salvi gli attuali) sarà subordinata alla tutela di interessi costituzionalmente rilevanti; potranno essere riconosciute le associazioni di professionisti che non svolgono attività tipiche esercitate da iscritti agli Ordini; il tirocinio, che va compensato, potrà essere effettuato anche presso società o amministrazioni pubbliche sotto la responsabilità di un professionista » . Queste previsioni dovrebbero aggiungersi all’obbligo di iscrizione per i dipendenti che svolgono attività per cui è richiesta l’abilitazione e al limite del 50% per rappresentanti degli Ordini nelle commissioni d’esame.

      Secondo la Russa questo " nucleo" potrebbe essere integrato in sede di conversione del decreto legge con misure più consistenti e organiche, da concordare con i professionisti. Già oggi La Russa, insieme con altri esponenti di An, vedrà il Cup, il coordinamento degli Ordini.
      Nei prossimi giorni sarà la volta delle rappresentanze delle associazioni, il Colap, presieduto da Giuseppe Lupoi, e Assoprofessioni, guidata da Giorgio Berloffa. La possibilità di riconoscimento, per Lupoi e Berloffa, « aprirebbe una nuova stagione per le professioni emergenti ».

      Castelli sembra, dunque, aver raggiunto l’obiettivo. Per le professioni serve « un chiodo su cui poter poi appendere tutto quanto il resto » , aveva detto il ministro prima dell’incontro dei saggi, per spiegare la necessità di inserire, nel decreto legge, alcune norme sulle professioni, in modo da trainare una disciplina organica. « Vogliamo una riforma condivisa, evitando strappi o fughe in avanti. Il provvedimento sulla competitività — ha ammonito Castelli — è un’occasione da non perdere per anticipare la riforma degli Ordini, i cui tempi potrebbero essere altrimenti lunghissimi ».

      Intanto, i sindacati dei professionisti alzano la voce. « Come Consilp Confprofessioni— spiega il presidente Gaetano Stella— non ci opponiamo all’inserimento di alcuni interventi per favorire la competitività del decreto legge. Siamo per esempio favorevoli anche alle società di capitali, anche se per ora proponiamo che i soci siano solo professionisti iscritti in Albi. Tuttavia, l’atteggiamento ostile degli Ordini sembra aver bloccato di nuovo ogni ipotesi di cambiamento ».

      « In base a quale diritto di rappresentanza gli Ordini possono dire che i professionisti non vogliono le società? » si domanda Mario Cassano, vice presidente di Confedertecnica. « Nessun presidente di Ordine— afferma Cassano — si sogna di avviare un dibattito tra gli iscritti su questo tema. D’altra parte, gli Ordini sono enti ausiliari dello Stato, a garanzia delle fede pubblica e dell’affidamento dei cittadini, non spetta loro fare sindacato. Certo, i presidenti nazionali— in prorogatio da anni — giocano con la rappresentanza, senza aver però ricevuto un mandato degli iscritti, contravvenendo alla loro missione, che è quella di magistratura circa la deontologia degli iscritti ».

      Per questo solleva scandalo e irritazione la proposta del sottosegretario all’Istruzione, Maria Grazia Siliquini. « Sono ormai maturi i tempi— aveva sottolineato il sottosegretario — per inserire ufficialmente e stabilmente i rappresentanti del sistema professionale tra le parti datoriali nelle contrattazioni con il Governo: Ordini e associazioni, con gli oltre due milioni di lavoratori autonomi, sono protagonisti importanti nell’attuale " società della conoscenza" » ( si veda « Il Sole 24 Ore » di ieri).

      « I professionisti datori di lavoro— replica Stella — sono rappresentati dai sindacati, che firmano il contratto nazionale di lavoro e sono parte sociale ».

      Quanto alle scelte degli Ordini circa il futuro delle professioni, Cassano è sconsolato. « Il settore tecnico — dice il vice presidente di Confedertecnica — ha bisogno, per competere con i concorrenti internazionali, delle società di capitali, al di là di quelle previste dalla legge Merloni. Invece, nel decreto per incentivare lo sviluppo si prevede l’obbligo di iscrizione agli Albi per i dipendenti. Che cosa c’entra con la competitività? » .

      Il presidente del Cup, Raffaele Sirica difende l’operato degli Ordini. «Noi difendiamo le professioni, non i professionisti».
      Quanto alle misure per la competitività, « forse si poteva fare di più ».