Professioni, Ue in cerca di concorrenza

21/10/2003



      Martedí 21 Ottobre 2003

      NORME E TRIBUTI


      Professioni, Ue in cerca di concorrenza

      Albi & mercato – La settimana prossima, a Bruxelles, le conclusioni della rilevazione avviata da Mario Monti in tutti gli Stati


      BRUXELLES – Le sciabole sono incrociate da tempo tra il commissario alla Concorrenza, Mario Monti, e le organizzazioni dei liberi professionisti. E martedì prossimo a Bruxelles, alla conclusione della conferenza sulla regolazione dei servizi professionali, si delineerà meglio la strategia di Monti per condurre in porto la partita della liberalizzazione. Obiettivo del commissario è introdurre maggiore concorrenza nelle professioni, considerate uno snodo per lo sviluppo dell’economia. Nel mirino: regole per l’accesso, esclusive, disciplina sui prezzi con tariffe vincolanti o raccomandate, restrizioni alla pubblicità e all’esercizio in comune dell’attività, anche in studi multidisciplinari. Sotto esame: commercialisti, avvocati, notai, farmacisti, ingegneri e architetti. Dalla sua Monti ha le pronunce della Corte di giustizia (cause Wouters sugli studi multidisciplinari e Arduino sulle tariffe degli avvocati) che ha riconosciuto come le libere professioni siano soggette alla disciplina della concorrenza. Nonostante le proteste, in particolare degli Albi italiani, i professionisti sono infatti imprese e gli Ordini, anche se enti pubblici, costituiscono associazioni di imprese. Certo, Monti non ignora i paletti posti dalla stessa Corte di giustizia: la peculiarità delle professioni, che hanno a che fare l’interesse generale, giustifica alcune deroghe alla disciplina della concorrenza. Ma Monti non può sposare la tesi che si fa strada nel Parlamento Ue secondo cui l’eccezione va riconosciuta come regola, poiché la protezione dei professionisti è funzionale alla tutela di diritti fondamentali dei cittadini, quali giustizia e salute. L’incontro del 28 ottobre è stato preparato da tempo. La Commissione si muove sulla scorta di uno studio sull’impatto della regolamentazione elaborato dall’Institute for advanced studies di Vienna, terminato lo scorso gennaio. I ricercatori, pur consapevoli di pagare lo scotto della generalizzazione, legano alla elevata regolamentazione (in materia di condotta e di accesso) volumi relativamente alti di fatturato per i professionisti contro una produttività piuttosto bassa. E il riflesso sulla struttura produttiva è il prevalere di imprese di piccole dimensioni. Queste considerazioni sono state sottoposte alla valutazione degli attori economici: associazioni di consumatori, professionisti e loro organizzazioni, imprese. Anche attraverso la consultazione online, che ha registrato 246 partecipanti, la Commissione ha provveduto a definire la documentazione alla base della conferenza. E proprio questi interventi hanno rappresentato, in molti casi, il controcanto rispetto allo studio austriaco. «La maggior parte delle risposte – si legge sul sito della Commissione – proviene dal mondo professionale e dalle associazioni professionali, molte delle quali sono soddisfatte delle regole esistenti nei rispettivi Stati», ritenendo che un certo livello di regolazione «è necessario per assicurare il buon funzionamento delle professioni. In ogni caso, c’è mancanza di consenso sul fatto su quali norme siano essenziali per la protezione dei consumatori». In rilievo la posizione delle associazioni (come quella dei contabili inglesi e del Galles) che sostengono come alcune norme siano indirizzate alla protezione degli interessi dei professionisti piuttosto che degli utenti. E, sulla stessa onda, le maggiori imprese affermano che le restrizioni sulle compagini multidisciplinari ostacolano lo sviluppo di nuovi servizi. Per la conferenza di Bruxelles, che ha una scaletta molto regolamentata, gli Ordini italiani proveranno a esprimere una posizione comune: giovedì infatti si riunisce il direttivo del Cup. Per il presidente del Comitato che riunisce gli Ordini, Raffaele Sirica, l’indagine dell’istituto viennese si basa su preconcetti non verificati. E per i professionisti accreditati, come Sergio Polese (ingegneri), Guido Alpa (avvocati) e Lino De Vecchi (dottori commercialisti) l’incontro costituisce l’occasione per smascherare i pregiudizi. E non mancano le proteste, come quelle di Pierangelo Sardi (psicologi), per il numero limitato dei posti, che restringe le possibilità di partecipazione. Sull’altro fronte a Bruxelles ci saranno anche i rappresentanti italiani delle Associazioni non riconosciute: Roberto Falcone (tributaristi Lapet e sindacato Consap) e Arvedo Marinelli (tributaristi Ancot e rappresentante Colap).
      MARIA CARLA DE CESARI