“Professioni” Tra ordini e associazioni è scontro

26/09/2006
    marted� 26 settembre 2006

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      il punto

        Ma tra ordini e associazioni � scontro
        e l’accordo si fa sempre pi� lontano


          di Giovanni Galli

            Il no secco dei dottori commercialisti al riconoscimento delle associazioni di tributaristi mette in crisi la riforma delle professioni. Che sembra non aver ancora trovato la strada per risolvere alcune contraddizioni di fondo. E’ questo il risultato dell’animato dibattito che si � svolto sabato a Bolzano a conclusione del convegno nazionale dell’Unione giovani dottori commercialisti. Presente, in rappresentanza della maggioranza, Pierluigi Mantini (Margherita) che ha cercato di dare alla platea le certezza che questa chiedeva, senza per� grande successo.

            Una tavola rotonda appassionata, che a tratti ha rischiato di trasformarsi in una infuocata assemblea. E che merita di essere raccontata nei suoi momenti pi� caldi. Mantini ha infatti concluso il suo primo intervento garantendo che la riforma delle professioni, allo studio del ministero della giustizia, ricalcher� il suo progetto di legge, gi� noto agli addetti ai lavori. E che si tratter� di niente di pi� che della �fotografia dell’esistente’: un sistema duale che assicurer� agli attuali ordini le riserve vigenti, a fronte del riconoscimento delle associazioni dei professionisti che gi� operano in ambito contabile e fiscale. A questo punto sono partiti, dal tavolo dei relatori, ma anche dalla platea, una serie di obiezioni: che senso ha una riforma che si limiti a ratificare l’esistente? Una riforma che non cambia nulla non � una riforma. Tanto vale lasciare le cose come stanno. E poi: che senso ha un sistema duale in cui una parte dei professionisti � gravata di una serie di oneri (laurea, tirocinio, esame di stato, formazione permanente, controllo deontologico) e un’altra parte pu� svolgere la stessa attivit� senza alcuno di questi vincoli? Perch� un giovane dovrebbe percorrere tutto l’iter necessario per iscriversi all’ordine e non invece prendere la scorciatoia delle associazioni?

              Di fronte a queste obiezioni Mantini ha dovuto ammettere che il riconoscimento delle associazioni implica, in prospettiva, l’obbligo della laurea triennale, del controllo deontologico ecc. Apriti cielo. Il dibattito, sempre pi� acceso, ha coinvolto tutta la platea. Puntuali le osservazioni dei dottori commercialisti: se con il riconoscimento si viene a creare un duplicato del nostro ordine, perch� i tributaristi non si iscrivono al nostro albo, invece di crearne una brutta copia? Che bisogno c’� di crearne un altro adesso che, con l’unificazione dottori-ragionieri, abbiamo da poco superato l’assurdit� di due professioni diverse che fanno la stessa attivit�? Il rischio � che tra qualche anno i commercialisti si trovino di fronte alla necessit� di accorpare un altro ordine.

                Il timore dei giovani dottori commercialisti � inoltre che, con il riconoscimento delle associazioni, si venga a creare una realt� parallela a quella degli ordini, con un percorso formativo pi� snello e minori garanzie; quindi la possibilit� di offrire prestazioni a prezzi inferiori. A questo punto la richiesta unanime della platea e dei rappresentanti dei commercialisti seduti tra i relatori � stata quella di non riconoscere le associazioni. Lasciando che continuino ad esercitare la loro attivit� come avviene oggi, in piena libert�, ma senza alcuna forma di copertura pubblicistica.

                  Su questa impostazione si � detto d’accordo anche Maurizio Leo (An), che ha colto l’occasione per annunciare per oggi una manifestazione di An davanti al ministero dell’economia per chiedere una proroga dei termini per la trasmissione dell’F24 on line. Mantini per� ha ritenuto irricevibile la proposta e ha chiesto piuttosto ai commercialisti di predisporre un elenco di attivit� riservate in grado di differenziare la loro categoria rispetto a quelle che verrebbero ad essere riconosciute. E qualcuno si � lanciato a proporre come attivit� riservate tutte quelle che sono tipiche della formazione del dottore commercialista (e sono l’oggetto principale dell’esame di stato): contabilit�, fisco, diritto societario. Pi� misurata nella forma, ma sostanzialmente in linea con quanto emerso dal dibattito, la mozione conclusiva, letta dal presidente Michele Testa, che chiede un’attenzione a che il sistema duale su cui si dovrebbe fondare la riorganizzazione presti la massima attenzione ad evitare �sovrapposizioni di compiti e di ruoli tra gli ordini e le associazioni’. (riproduzione riservata)