“Professioni” Tecnici: febbre da alleanze

06/03/2001

Il Sole 24 ORE.com




    La necessità di coordinare accesso e ordinamento impone una revisione di ruoli e strategie

    Tecnici, febbre da alleanze
    Architetti e geometri studiano una forma di collaborazione, mantenendo però Albi distinti
    Maria Carla De Cesari
    ROMA. Architetti e geometri hanno appuntamento per oggi. In agenda — anticipa il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Raffaele Sirica — l’ipotesi di «creare un’unica organizzazione professionale, pur mantenendo Albi distinti». Il confronto tra due categorie che fino a ieri hanno battagliato sulle competenze nelle aule giudiziarie e parlamentari è dettato non tanto dalla volontà di pacificazione, quanto dalla necessità di esaminare le implicazioni del nuovo assetto derivante dal coordinamento tra titoli universitari e ordinamenti professionali.
    «Non vogliamo farci fagocitare da nessuno», premette Tommaso Sorrentino, segretario del Consiglio nazionale dei geometri. Tuttavia, prosegue, «nell’area tecnica si può cercare di arrivare a un’intesa rispettosa delle attuali professioni, ritagliando una nicchia per ogni categoria».
    Intanto, i geometri possono vantare la "conquista" della formazione universitaria, aperta loro dalla commissione presieduta da Giampaolo Rossi, che sta cercando di scrivere lo schema di regolamento per raccordare titoli accademici e requisiti di accesso agli Albi, più precisamente all’abilitazione. La laurea (cioè i nuovi corsi di durata triennale) costituirà l’alternativa al diploma di scuola secondaria superiore (più il tirocinio) per presentarsi all’esame di Stato.
    In ogni caso, i geometri non si fanno illusioni: «Sappiamo — dice Sorrentino — che sulla commissione Rossi fino all’ultimo ci saranno pressioni per cambiare le carte in tavola. Per questo saremo vigili».
    È dunque più un clima di diffidenza reciproca a "consigliare" l’incontro di oggi tra architetti e geometri, tanto più che i primi non hanno digerito la vittoria parlamentare ottenuta dai secondi nelle scorse settimane. La Camera ha infatti approvato, dopo un dibattito durato per tutta la legislatura, un progetto di legge che fa piazza pulita del concetto di «modesta costruzione», in cui finora è rimasta delimita la competenza dei geometri. Al posto di questa definizione, fonte di inesauribili match della giurisprudenza, è stata introdotta, come limite, la misura di costruzioni alte tre piani fuori terra. Tuttavia, questa chiarificazione delle competenze sembra destinata a rimanere solo nei verbali parlamentari. «La rinuncia a perseguire quel progetto — afferma il presidente degli architetti, Sirica — è la precondizione che abbiamo posto per avviare ogni confronto con i geometri». L’obiettivo — spiega Sirica — è di venire incontro alle esigenze dei geometri, cercando una soluzione per dare fiato «alla loro Cassa di previdenza», visto che la categoria è destinata — secondo gli architetti — al progressivo esaurimento. «Perché — chiede Sirica — i futuri laureati dovrebbero iscriversi all’Albo dei geometri, vista la concorrenza rappresentata dagli "elenchi" degli ingegneri e degli architetti?».
    Dopo la riluttanza iniziale, il Consiglio nazionale degli architetti è infatti deciso a trovare spazi operativi ai nuovi laureati che, secondo la bozza predisposta dalla commissione Rossi, avranno il titolo di tecnici dell’architettura. Questi professionisti concorreranno alla progettazione senza alcuna limitazione nelle funzioni di supporto: il computo metrico, l’estimo o la parte della contrattualistica e così via. «A differenza dei geometri — afferma Sirica — i tecnici dell’architettura, nelle attività funzionali alla progettazione, non dovranno rispettare il limite della modesta costruzione». In più (e la specificazione costituisce una novità) potranno progettare — così come i tecnici diplomati — modeste costruzioni, la cui entità verrà definita «o dalla giurisprudenza o dalla legislazione».
    Fatte queste "concessioni", gli architetti chiedono però che agli Ordini sia riconosciuto il giusto ruolo nelle commissioni di esame (dove i professionisti devono essere almeno il 50% dei componenti) e nelle strutture organizzative (la maggioranza degli eletti deve appartenere alla sezione "alta" dell’Albo).
    Intanto, continua a far discutere l’ipotesi elaborata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti di prefigurare un Albo su due livelli per un’unica professione del comparto economico, ricomprendendo — nella fase transitoria — anche ragionieri e i revisori attualmente non iscritti a un Albo (si veda anche l’intervento pubblicato in questa pagina).
    A scendere in campo ieri sono stati due Ordini contrari all’ipotesi che è comunque sottoposta al giudizio delle organizzazioni territoriali. Verona e Siracusa hanno messo in guardia dal portare a termine il progetto, in nome della difesa del «titolo di dottore commercialista» e contro il progetto di unificazione con i ragionieri. Una posizione, condivisa anche dall’Andoc, uno dei sindacati di categoria. I due Ordini hanno scatenato, cifre alla mano, un’offensiva contro l’ipotesi di un’unica professione: secondo il presidente di Siracusa, Giovanni Stella (che ha conquistato un posto nel Consiglio nazionale che si insedierà nelle prossime settimane) gli Ordini contrari a una qualsiasi proposta rappresenterebbero il 36% del totale (pari al 43,9% degli iscritti) e solo il 12,7% è favorevole senza riserve, mentre per il resto il sì è "condizionato". Invece, per Gianfranco Tomassoli, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti di Bologna, un Albo unico su due livelli per il settore economico-giuridico «costituisce una soluzione a vantaggio dei giovani, che potranno affrontare il mercato da una posizione di forza».
    Dei riflessi previdenziali di un’eventuale unificazione con i ragionieri si inizierà a parlare oggi alla Cassa di previdenza dei dottori. «Affronteremo la questione in modo pragmatico — afferma il presidente Adelio Bertolazzi — senza pregiudizi a partire dai numeri».
    Defilati, per ora, i ragionieri il cui vertice nazionale — che deve comunque far fronte a un’opposizione interna nei confronti dell’unificazione — attende l’esito del confronto all’interno dei dottori.
    Martedì 6 Marzo 2001
 
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