Professioni, strategia in quattro mosse

18/05/2010

È difficile pensare che le professioni intellettuali possano avere, d’ora in avanti, strategie puramente difensive o solo (pragmaticamente) economiche. Le professioni sembrano obbligate a varare strategie coerenti con il significato intrinseco di questo termine, si dovranno muovere tra forze ostili affermando tuttavia i valori che caratterizzano il lavoro intellettuale. Capire quali possono essere le strategie future non è certo facile. È però ormai inevitabile. Vi sono alcuni obiettivi verso i quali dovrebbe essere indirizzato lo sforzo delle professioni, se vorranno mantenere un peso reale nella società attuale. Vediamone alcuni che sembrano fondamentali:
1) Acquisire autostima, nel senso concreto di saper gestire i servizi più difficili e sofisticati, che sono l’essenza d’ogni società avanzata.
2) Acquisire nuove funzioni, sia in forma surrogatoria rispetto ad altre forze sociali, sia come interpretazione dei bisogni (nuovi) che via via si presentano. Ciò darà luogo a conflitti, ma porterà alla consapevolezza della insostituibilità delle professioni e offrirà nuovo potere ai professionisti.
3) Necessità di accordi con altre forze sociali per rimediare allo stato di esclusione prodotto dall’attuale corporativismo duale (costituito da sindacati e Confindustria) e concorrere a ripristinare il peso sociale dei ceti intermedi, altrimenti condannati a una caduta irrimediabile.
4) Sostegno esplicito alle politiche volte a realizzare la «società della conoscenza» attraverso la rivalutazione della scienza, della ricerca e della creatività come obiettivi fondamentali di qualsiasi società civile.