Professioni, si ricomincia da tre

14/01/2003

ItaliaOggi (Professioni)
Numero
011, pag. 69 del 14/1/2003
Pagina A Cura Di Rosario Neil Vizzini E Ignazio Marino



I contenuti del disegno di legge delega per la riforma di settore che sarà presentato il 28 febbraio.

Professioni, si ricomincia da tre

In arrivo le categorie per regolamentare le attività esistenti

Le professioni di rango costituzionale in posizione di eccellenza e a seguire le organizzazioni di categoria che abbiano una certa rilevanza economica. In coda le associazioni, che otterranno il riconoscimento e saranno regolate secondo le norme del codice civile. È questo il nuovo organigramma delle professioni italiane che verrà fuori dal testo del disegno di legge delega per la riforma di settore. Non solo. La legge delega, che sarà una legge quadro, fissa anche il diritto delle associazioni al riconoscimento insieme alle modalità e alle soglie organizzative minime per ottenerlo, ed attribuirà al ministero della giustizia i poteri di vigilanza sul sistema. Il testo di legge, pur essendo già pronto, vedrà la luce il prossimo 28 febbraio, come previsto dal decreto che proroga i lavori della commissione del ministero della giustizia guidata dal sottosegretario Michele Vietti. È quanto emerso alla conferenza su ´Sviluppo e futuro per le professioni intellettuali italiane. Strumenti e percorsi di strategia, organizzazione e comunicazione’, organizzato ieri a Milano dalla Fondazione Censis, dalla Fondazione Fiera Milano e da Banca Steinhauslin & c.

La fiera delle professioni. L’incontro è stato l’occasione per il lancio della proposta del Censis in materia di professioni, ovvero una grande Fiera delle professioni, da tenersi, a Milano agli inizi del prossimo anno per permettere ai professionisti di incontrarsi con le aziende produttrici di servizi ma anche per fare opera di comunicazione su un settore strategico che raccoglie ormai cinque milioni circa di addetti. In particolare, sono 1.700.000 i professionisti regolamentati, che fanno capo agli ordini professionali, mentre sono 3.252.000 quelli non regolamentati di cui 557 mila sono iscritti alle associazioni non riconosciute. ´Il sistema professionali italiano’, ha detto a Milano Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, ´è già dotato dei requisiti quantitativi e qualitativi necessari per fare il salto di qualità. Esistono però delle indistinzioni di fondo per le quali va trovata una soluzione, che’, secondo De Rita, ´non può essere l’imbuto di una regolazione per legislativa’. Per il responsabile del Censis i margini di indistinzione sono tre. Uno riguarda il sistema stesso delle professioni ´l’apertura alle nuove professioni è strategica per governare la crescita del sistema’. Il secondo invece coinvolge lo studio e il sapere ´il tre più due’, ha detto De Rita, ´ha innescato una pericolosa polverizzazione dei saperi’. L’ultima indistinzione, infine, tocca il mondo politico: ´Troppi attori politici per la riforma delle professioni’, spiega De Rita, ´due ministeri interessati, il parlamento, le regioni e, non ultima, la comunità europea. La soluzione’, ha concluso, ´è vedere se questo mondo è in grado di muoversi da solo, di stare in rete, di fare incontrare domanda e offerta. La fiera delle professioni servirà, insomma, per passare da una logica di sudditi che chiedono una regolazione a una logica in cui i professionisti irrompono nelle istituzioni’.

La necessità della legge quadro. Tutti d’accordo, i rappresentanti dei professionisti intervenuti al convegno, sulla opportunità di un grande happening che coinvolga ordini e associazioni. Ma tutti d’accordo anche sul fatto che non si può non avere una legge quadro che riordini il settore. ´Non è vero che agli ordini il sistema attuale sta bene così come’, ha detto Armando Zingales, vicepresidente del Cup (Coordinamento unitario delle professioni), ´serve la legge quadro per bloccare le derive regionali’. Anche per Giuseppe Lupoi, presidente del Coordinamento delle libere associazioni professionali (Colap), è utile un’iniziativa di grande respiro che coinvolga tutti gli attori in campo, ´ma la richiesta del riconoscimento legislativo rimane ferma’, ha detto. Il collo di bottiglia evocato da De Rita sembra allora inevitabile.

Difatti, oltre che dalla Commissione Vietti e dai professionisti, l’indicazione della necessità di intervenire con una legge quadro è sottolineata anche da Maria Grazia Siliquini, sottosegretario al ministero dell’istruzione, ´spero che il parlamento italiano approvi al più presto la legge-quadro sulle professioni per evitare lo sviluppo di normative regionali eterogenee che comprometterebbero la circolazione dei servizi professionali in ambito nazionale e comunitario. E intanto annuncia, la Siliquini, che è ormai imminente un decreto legge per ovviare alle distorsioni del dpr 328/2001 sulle professioni tecniche.

La commissione Vietti invece si riunirà ancora giovedì prossimo, 16 gennaio, per sciogliere gli ultimi nodi relativi alla riforma delle professioni, non ultimo quello dei rapporti fra ordini e associazioni. Sul tavolo giacciono ancora alcuna proposte, come quella di concedere alle associazioni, insieme alle modalità per ottenerlo, un riconoscimento di cinque anni alla scadenza del quale, se vorranno conservarlo, dovranno avere tutti gli iscritti laureati, salva la tutela dei diritto acquisiti da chi non lo è. Mentre alcune associazioni più rappresentative potrebbero rientrare nella seconda categoria. Si tratta però solo di possibilità che, peraltro, potrebbero incontrare la forte opposizione degli ordini.