Professioni, serve una riforma duale

14/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

    Pagina 59 – ala/architetti e ingegneri

      I contenuti della proposta di legge di Confprofessioni che integra il disegno di legge Mastella.

        Professioni, serve una riforma duale

        Ridimensionare gli ordini e riconoscere le libere associazioni

          di Gaetano Stella
          presidente Confprofessioni

            Sul tema della riforma delle professioni è inutile sottolineare che tutte le proposte di legge presentate in questa legislatura concordemente riconoscono che le libere professioni rappresentano un punto di riferimento irrinunciabile del nostro sistema economico e sociale. Del resto, l’Unione europea con la Strategia di Lisbona si è posta l’obiettivo di favorire la transizione verso un’economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza, incoraggiando la ricerca, l’istruzione e la formazione che vanno a costituire il ´triangolo dell’innovazione’.

            In un mondo del lavoro che passa da un’economia di tipo industriale a una essenzialmente centrata sui servizi e sull’innovazione tecnologica, i professionisti sono presenti in ogni disciplina e sono una rete capillarmente diffusa e profondamente estesa e radicata su tutto il territorio nazionale, svolgono una fondamentale e indispensabile funzione di accompagnamento e mediazione tra sapere e saper fare, tra centri di ricerca e luoghi di produzione e di applicazione, tra le istituzioni e i cittadini, clienti, utenti.

              Confprofessioni concorda sulla necessità di addivenire a una modernizzazione del sistema professionale, partendo da un riordino di quanto già esistente, prevedendo una governance per lo sviluppo, per offrire ai professionisti l’opportunità di competere dotandoli di strumenti che li proiettino verso il futuro senza però cedere a logiche mercantilistiche che ne svilirebbero il ruolo e la funzione.

                Particolare importanza nell’ambito di un nuovo ordinamento delle libere professioni assume la delineazione di un nuovo status del libero professionista e delle diverse forme di esercizio della professione sotto il profilo fiscale e previdenziale, nel rispetto dei principi di equità, trasparenza, sostenibilità e solidarietà fiscale.

                  Il ruolo delle professioni andrà conseguentemente considerato e valorizzato anche nell’ambito delle politiche pubbliche, ai vari livelli territoriali, di incentivo all’innovazione o alla ricerca. Particolare ruolo possono svolgere, a questo riguardo, le politiche regionali.

                    Tuttavia, se le premesse sono identiche per tutti, la voce di Confprofessioni va necessariamente distinta e riconosciuta rispetto alle altre componenti.

                      Infatti, Confprofessioni ha ritenuto di non presentare una propria ulteriore proposta di legge considerato che ce ne sono già numerose e, con il massimo senso di responsabilità politica verso i liberi professionisti e di realismo nei confronti dell’azione del governo e del parlamento, ha inteso operare una sintesi critica tra i disegni e le proposte di legge esistenti, quelli maggiormente strutturati.

                        Dopo un’attenta comparazione è stato predisposto un articolato, depositato il 3 maggio, che va a integrarsi nel disegno di legge Mastella, dopo una rilettura e revisione, proponendo articoli e contenuti dei testi Mantini, Vietti, Siliquini e Laurini, oltre a emendamenti originali di Confprofessioni.

                          Con questo testo Confprofessioni ha colmato una carenza comune a tutti i testi, innestandovi il punto di vista dei liberi professionisti direttamente interessati e coinvolti nella riforma. I punti più rilevanti sono raccolti in un documento di principi. In dettaglio, la sintesi dei sette punti prevede: la necessità di un glossario per assicurare letture univoche della legge e in particolare la definizione di professione intellettuale che consenta di escludere dalla classificazione di nuove professioni in genere tutte quelle che svolgono attività di impresa. In tale senso diviene importante altresì la definizione di associazione, chiarendo il ruolo e le responsabilità di rappresentanza dei liberi professionisti di quelle sindacali. Secondo punto: la legge delega deve sancire in modo esplicito che gli ordini professionali sono organismi pubblici non economici che devono esercitare funzioni di certificazione e controllo giurisdizionale sulle attività dei professionisti. Le attività di rappresentanza e di difesa dei legittimi interessi collettivi delle categorie professionali devono essere lasciate all’ambito democratico e pluralistico delle libere associazioni professionali categoriali e intercategoriali, che devono essere consultate anche in occasione dei successivi decreti legislativi e dei regolamenti che il ministero della giustizia successivamente adotterà. Terzo, alle associazioni sindacali deve essere riconosciuta la funzione di formazione, aggiornamento e qualificazione professionale che, nell’ambito di direttive omogenee soggette a controllo, consenta offerte formative lasciate alla libera scelta di ciascun professionista, coerentemente con i suoi particolari interessi professionali. Così pure la stipula di polizze assicurative per la responsabilità civile deve essere ricondotta alle associazioni sindacali di categoria. Quarto, devono essere previste politiche economiche a favore dei professionisti. Quinto: nell’interesse dei liberi professionisti dovrà essere disciplinato il rapporto tra regioni e stato favorendo il dialogo, la partecipazione e la concertazione con le regioni. Sesto, la pratica professionale è insostituibile, deve durare un massimo di 24 mesi ed essere svolta essenzialmente presso uno studio professionale. Settimo, va previsto un sistema realmente ´duale’ in cui, accanto alle professioni regolamentate od ordinistiche, il cui esercizio incide su interessi generali, meritevoli di tutela, vi sia il riconoscimento della rilevanza economica e sociale di altre professioni, le cui associazioni possono essere abilitate al rilascio di ´attestati di competenza’ e al controllo deontologico sugli iscritti. È fondamentale che non si creino sovrapposizioni di competenze tra le professioni ordinistiche e le altre, e pertanto venga escluso il riconoscimento di nuove professioni sia qualora comportino l’istituzione di nuovi ordini sia allorché riguardino attività professionali già oggetto di professioni regolamentate.
                          I documenti ufficiali sono reperibili su www.confprofessioni.eu. (riproduzione riservata)