Professioni, rischio pensioni

01/03/2004


        Sabato 28 Febbraio 2004

        COMMENTI E INCHIESTE


        Professioni, rischio pensioni


        Le Casse dei liberi professionisti escono quasi indenni dalla "nuova" riforma delle pensioni. La quale, di fatto, modifica solo i requisiti di accesso alla pensione (anzianità e vecchiaia), che non potranno essere inferiori a quelli stabiliti per i dipendenti. Non si tratta, però, di un vincolo "stringente", visto che il problema di queste Casse non è la bassa età di uscita degli iscritti, quanto l’architettura degli schemi previdenziali. Rallegrarsi del benign neglect del legislatore sarebbe però atteggiamento miope e, certo, meglio avrebbe fatto il Governo a richiedere alle Casse privatizzate interventi diretti a migliorarne la sostenibilità finanziaria, la quale – se non è a rischio oggi e forse neppure nel breve termine – è però minacciata nel medio periodo da gravi lacune nel disegno che le caratterizza. Come minimo, si sarebbe dovuto imporre l’adozione della formula contributiva di calcolo delle pensioni, cosa che peraltro alcune Casse (e forse non quelle nelle peggiori condizioni) hanno già spontaneamente attuato. Con ancor più coraggio, si sarebbe potuto richiedere uno sforzo maggiore verso la capitalizzazione (accumulazione di riserve) per questi schemi che, poco saggiamente dal punto di vista della diversificazione del rischio, mantengono un meccanismo finanziario a ripartizione, pur essendo riferiti a singole categorie professionali. E qui, forse, sta il punto: perché è evidente che il "rischio" non è solo interno alle Casse. E nel momento in cui dovessero verificarsi (come verosimilmente accadrà non tra cinquant’anni, ma tra 15-20) situazioni di illiquidità, la soluzione "più naturale" non potrebbe che essere la loro confluenza entro il sistema previdenziale pubblico, secondo l’antica abitudine nostrana a gestire gli utili in autonomia e a "socializzare" le perdite. In definitiva, anziché incoraggiare fiscalmente la costituzione di fondi pensione di categoria, paralleli alle Casse, ma gestiti dalle stesse, la delega avrebbe potuto indirizzare gli incentivi fiscali all’accumulazione di riserve, ossia alla trasformazione delle stesse Casse in veri e propri fondi pensione. Una ragione in più per non ritenere definitiva la nuova riforma delle pensioni.