“Professioni” Riforma Mastella, no degli ordini

11/10/2006
    mercoled� 11 ottobre 2006

      Pagina 33 – PROFESSIONI

      a cura di
      Ignazio Marino
      e Gabriele Ventura

        Riforma Mastella, no degli ordini

          /Le reazioni al progetto del ministro della giustizia. Che piace solo alle associazioni. Le troppe deleghe rendono incerto il futuro dei professionisti

          Troppe deleghe e poche garanzie per gli ordini. Non passa l’esame degli addetti ai lavori la prima bozza di riforma delle professioni preparata dal ministro della giustizia, Clemente Mastella (che ItaliaOggi ha anticipato sul numero di ieri). Perch�, in pratica, d� troppo potere al governo, senza definire nella sostanza la permanenza in vita degli ordini. E il sospetto dei professionisti, alimentato dalla scottante esperienza �Bersani’, � che in fase di stesura dei decreti delegati l’esecutivo possa anche deciderne lo smantellamento. Di tutt’altro umore le libere associazioni, che, riconoscimento alla mano, plaudono il testo del guardasigilli, tanto nel merito quanto nel metodo. Visto che col sistema della legge-quadro, negli ultimi dieci anni, erano sempre rimaste a bocca asciutta.

            Reazioni ordini. �Siamo preoccupati per l’eccesso di delega’, ha dichiarato il presidente del Cup, Raffaele Sirica (architetti), �che di sicuro non d� garanzie agli ordini professionali’. Per Pietro De Paola (geologi), vice di Sirica, invece, �il testo � pieno zeppo di trappole. Prima di tutto c’� uno spropositato uso della delega, che rende indefiniti i principi esposti nel provvedimento. Ci� che emerge dalla lettura dell’articolato, in particolare, � incertezza assoluta per il nostro futuro. Per quanto riguarda gli esami di stato, siamo assolutamente contrari alla limitazione della presenza dei membri nelle commissioni giudicatrici, che andrebbe a intaccare la qualit� del futuro servizio del professionista. � stata rimandata, poi, anche l’individuazione delle attivit� da regolamentare. Per non parlare della delega utilizzata per la definizione di prestazioni e corrispettivi: in particolare, manca il riferimento a quelle a evidenza pubblica. Per finire, giudichiamo gravissima la mancata separazione tra attivit� regolamentate e non regolamentate’. A sottolineare l’insidia della legge delega ci ha pensato un altro vicepresidente del Cup, Roberto Orlandi (agrotecnici): �Con il decreto Bersani il governo ha messo in discussione la fiducia che si era conquistato. La delega non l’abbiamo data a Vietti. E non la daremo certo a Mastella’. Pi� soft il giudizio di Armando Zingales (chimici), altro braccio destro di Sirica, che ha giudicato il testo �buono ma con troppe deleghe. E questo ci preoccupa perch� non ci sentiamo tutelati. Per il resto ci sono molte cose interessanti, tipo la polizza assicurativa obbligatoria per tutti i professionisti. In ogni caso, tutto ci� � secondario rispetto al fatto che non abbiamo la garanzia che gli ordini vecchi rimangano, e nessuna indicazione rispetto a quelli che si formeranno’. Accodandosi alle critiche degli altri presidenti di ordine, anche Marina Calderone (Consulenti del lavoro) ha espresso i suoi timori per il futuro: �Cosa comporter� la trasformazione degli ordini in enti pubblici economici?’. Netto, invece, il parere di Maurizio De Tilla, presidente Adepp (l’Associazione che riunisce gli enti di previdenza). �� un camuffato smantellamento degli ordini professionali’, ha dichiarato, �perch� questo testo d� troppo potere al governo. Rispetto al decreto Bersani, non ci sono passi avanti. Prima di tutto, non sono valorizzate le attivit� che gi� svolgono gli ordini. In secondo luogo, per quanto riguarda i giovani, dovrebbe essere lo stato a garantire il primo anno di formazione e non gli ordini come scritto nel testo’. Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni (sindacato), in conclusione, ha fatto notare come �ancora una volta le parti sociali siano state lasciate fuori sia dal confronto sia dal testo di riforma, dato che non si fa nessun riferimento al ruolo dei sindacati’.

              Le reazioni delle associazioni. �Condividiamo l’iter scelto dal ministro Mastella, che ha deciso di affidare a una legge delega la riforma delle professioni’, � il commento di Giuseppe Lupoi, coordinatore nazionale del Colap. �Negli ultimi dieci anni, infatti, con l’uso della legge quadro non si � mai andati da nessuna parte. � chiaro che qualche preoccupazione c’�, visto che, prima che il provvedimento si trasformi in legge, ci vorranno anche due anni’. �Secondo noi’, ha proseguito Lupoi, �questo testo sar� in grado di dare equilibrio alla riforma tutelando le richieste degli ordini e venendo incontro alle esigenze di riconoscimento delle associazioni professionali che vengono normate con efficacia. La prima sensazione, insomma, � fortemente positiva’. Sensazione condivisa anche dai tributaristi. Lapet, Int e Ancot, per voce dei loro presidenti, hanno infatti commentato positivamente il lavoro fatto fin qui dal guardasigilli. �Un testo finalmente � uscito dalle stanze di via Arenula. E di questo non possiamo che esserne contenti’, � stato il commento a caldo di Giorgio Berloffa di Assoprofessioni. �Not� per�’, ha continuato, �che si parla di riconoscimento di associazioni e non di professioni. Cosa opportuna sarebbe invece ripartire, magari in sede di stesura dei decreti delegati, dal repertorio sulle professioni che sta mettendo a punto il Cnel per definire i confini tra professioni una volta per tutti’. (riproduzione riservata)