Professioni: Riforma, l’apertura di Vietti

06/03/2003




Giovedí 06 Marzo 2003
PROFESSIONI


Riforma, l’apertura di Vietti

Professioni - La Giustizia accoglie le richieste del Colap e modifica la proposta degli esperti


ROMA – Il Governo si assume la responsabilità di trovare un compromesso sulla riforma delle professioni, per recepire alcune richieste presentate dalle Associazioni non riconosciute. Per questo ieri, sotto la guida del sottosegretario alla Giustizia, Michele Vietti, si è limato il testo consegnato lo scorso 20 febbraio dalla commissione di esperti nominati dal ministro Roberto Castelli. L’articolato è stato modificato in più punti, anche sulla scorta delle osservazioni presentate dal Colap (il Comitato delle associazioni delle professioni emergenti) e dei sindacati di categoria. Spiega Vietti: «Abbiamo fatto un ulteriore giro di consultazioni con i rappresentanti dei vari mondi professionali, anche attraverso i loro rappresentanti in commissione, per capire come si può arrivare a una maggiore condivisione del progetto. Ciò non significa che vogliamo cambiare le carte in tavola rispetto al testo elaborato dagli esperti, ma vorremmo raccogliere il 100% dei consensi». Obiettivo di Vietti è arrivare alla riforma del sistema-professioni mentre il Parlamento è impegnato su leggi settoriali. Infatti, al Senato (commissione Giustizia) si discute del riordino delle professioni regolamentate e alla Camera (Attività produttive) si cerca di definire il meccanismo per la "qualificazione" dei professionisti emergenti. Lo staff di Vietti ha cercato di recepire «le osservazioni dirimenti avanzate dal Colap. Abbiamo dato la disponibilità – afferma Vietti – a rivedere il collegamento tra Ordini e articoli della Costituzione e abbiamo escluso l’attribuzione di nuove riserve con i decreti legislativi sulla revisione degli ordinamenti professionali». Invece, è rimasta la formulazione dell’articolo 8 (si veda anche la scheda a fianco), secondo cui non può essere considerata professione un’attività che riguardi prestazioni con una connotazione qualificante per le professioni organizzate in Ordini. «In ogni caso – ricorda Vietti – è stabilita una norma transitoria per le Associazioni censite nella banca dati del Cnel che, per il riconoscimento, saranno sottoposte a condizioni meno stringenti rispetto a quelle "fissate" in via ordinaria. Tuttavia, l’impegno è di adeguarsi ai requisiti entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge». A regime, le Associazioni dovranno garantire formazione universitaria degli iscritti, adeguata diffusione e rappresentanza territoriale, adozione di un codice etico (con la previsione di sanzioni in caso di inosservanza), strutture organizzative e scientifiche idonee a determinare i livelli di qualificazione professionale, verifica periodica e attestazione dei requisiti degli iscritti, aggiornamento professionale. Un’altra apertura alle richieste del Colap è l’organizzazione delle Associazioni che riguardano attività specialistiche degli iscritti agli Ordini. «Questi professionisti – spiega il sottosegretario alla Giustizia – potranno costituire Associazioni e inviarne la comunicazione al ministero, che esercita la vigilanza, una garanzia della loro affidabilità. Tuttavia, queste Associazioni non potranno rilasciare attestati di competenza. Sul punto mi sembra si sia trovata una buona mediazione». Ora, la parola passa di nuovo a Ordini e Associazioni, che dovranno giudicare il testo alla luce delle modifiche. «Io spero – auspica Vietti – che anche chi aveva valutato positivamente la bozza della commissione saprà apprezzare il testo alla luce delle modifiche, nella consapevolezza che le soluzioni individuate costituiscono la condizione per un consenso più ampio». Insomma, il traguardo della riforma può valere la pena di qualche sacrificio. Sia i rappresentanti delle Associazioni che quelli degli Ordini si sono riservati di approfondire i contenuti. Una bocciatura viene, invece, da Pierluigi Mantini, responsabile professioni della Margherita, secondo il quale la proposta ripercorre logiche corporative. MARIA CARLA DE CESARI