Professioni: regole europee

01/12/2003

ItaliaOggi (Professioni)
Numero
283, pag. 47 del 29/11/2003
di Ginevra Sotirovic

PROFESSIONI, REGOLE EUROPEE


Le novità sullo stabilimento nella direttiva approvata dal Parlamento europeo.

Qualifiche, regole comuni

I criteri per il riconoscimento dettati dagli ordini

Sulla libertà di stabilimento dei professionisti Ue la prima parola spetta alle organizzazioni professionali. La richiesta di un professionista di esercitare la propria attività in uno dei paesi della Ue diverso da quello di origine dovrà infatti rispondere a criteri definiti da piattaforme comuni che saranno le professioni stesse a determinare su scala europea. Queste per essere approvate dalla Commissione dovranno ´facilitare il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali’.

Rispetto alla bozza di direttiva elaborata oltre un anno fa dalla Commissione per snellire le procedure di riconoscimento dei titoli e delle qualifiche professionali, il testo approvato giovedì dal parlamento Ue ha introdotto molte novità. Alcune sono note fin da questa estate (si veda ItaliaOggi di mercoledì 3 settembre) altre invece sono frutto del dibattito di queste ultime settimane. È questo il caso, per esempio, delle sezioni ad hoc che vanno a sostituire le direttive settoriali di sette professioni. Tra queste ce ne sarà anche una riservata agli ingegneri che erano da tempo in attesa di una direttiva specialistica e che ora potranno contare comunque su una disciplina settoriale al pari degli architetti. ´Grazie alle sezioni potremo anche migliorare e aggiornare le direttive settoriali. Per gli architetti, per esempio si prevede l’obbligo di almeno quattro anni di laurea’, spiega Stefano Zappalà, relatore della direttiva in parlamento. Soddisfazione anche in casa dei notai che hanno chiesto e ottenuto di essere lasciati fuori dalla nuova normativa al pari degli avvocati, per i quali continuano a essere in vigore le due direttive settoriali.

Ma le novità più rilevanti riguardano il ruolo delle organizzazioni nazionali nel riconoscimento della libertà di stabilimento e nella libera prestazione dei servizi. A distinguere le due tipologie saranno alcuni criteri che dovranno tenere conto della durata, della continuità, della frequenza e della periodicità. Ispirandosi a un principio di flessibilità e di snellimento delle regole, Strasburgo vuole favorire il riconoscimento automatico della prestazione di servizi a patto che le organizzazioni nazionali non rilevino incongruenze o difficoltà. Ciò vuol dire che in Italia, con molta probabilità, sarà praticamente compito degli ordini valutare se un professionista di un altro stato Ue può ricevere l’autorizzazione a svolgere i propri servizi temporaneamente oppure può stabilirsi in modo definitivo. I criteri comunque saranno fissati per legge e dovranno essere applicati in modo omogeneo. La nuova direttiva concede poi agli stati la possibilità di prescrivere l’obbligo di iscrizione presso l’ordine anche per la libera prestazione di servizi. Inoltre viene chiarito il concetto che a circolare non sono tanto i titoli di studio quanto le qualifiche professionali. Questo per evitare che a titoli di studio uguali possano corrispondere professioni differenti sia per competenza sia per preparazione e viceversa. La direttiva chiarisce, inoltre, che ´il sistema di riconoscimento delle qualifiche professionali non è destinato a modificare le norme professionali, comprese quelle deontologiche, applicabili a chiunque eserciti la professione in uno stato membro’. Le modifiche, comunque, non finiscono qui. Il 17 dicembre la direttiva sarà in aula e in quell’occasione con buona probabilità saranno presentati nuovi emendamenti.