“Professioni” Potenziare il sistema attuale o puntare su quello inglese?

23/09/2005
    Lunedì 19 settembre 2005

      Proposte e controproposte

        Il parere di Ennio Lucarelli, delegato alle professioni di Confindustria e Roberto Orlandi, vicepresidente Cup

          Potenziare il sistema attuale
          o puntare su quello inglese?


            I l dibattito sulla riforma delle professioni vede da una parte i 27 ordini (26 se si considerano insieme ragionieri e commercialisti ) dall’altra le più di 200 associazioni che attendono di essere riconosciute.

            Le posizioni in gioco possono essere sostanzialmente definite estremizzandole: modello Institute e modello ordinistico, ma esistono anche composizioni variegate. Per focalizzare il problema bastano le parole di due protagonisti: Ennio Lucarelli e Roberto Orlandi.

            «Mentre nella precedente legislatura l’orientamento prevalente era quello di ridimensionare la presenza degli ordini nell’ultima, anche se con momenti alterni, la tendenza è di riconfermarne e addirittura di ampliarne il ruolo – sostiene Ennio Lucarelli, delegato alle professioni di Confindustria-Fita, che dichiara: «Riteniamo che gli ordini vadano rivisitati e che non è necessario che le associazioni siano riconosciute. Potrebbero costituirsi invece delle libere associazioni, come per le altre categorie economiche. Il sistema italiano delle professioni è un sistema fortemente regolamentato, molto più che in Europa, e bisogna impegnarsi per il suo deregolamento».

            «Gli obiettivi che ci proponiamo – continua – sono almeno quattro: aumentare le possibilità di sviluppo e l’occupazione in generale; diminuire i costi dei servizi professionali per la comunità e le imprese, che in Italia secondo i dati della Comunità europea sono il doppio rispetto alla media degli altri paesi europei; aumentare la capacità di competere nei confronti dei nostri colleghi stranieri attraverso una concorrenza interna che non può che migliorare il servizio e la competitività internazionale; facilitare l’accesso alle professioni ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro».

            Roberto Orlandi, vice presidente Cup, Comitato unitario delle professioni, che rappresenta le principali professioni liberali e ordinistiche, dice la sua opinione: «L’attuale legislatura volge a conclusione con una grande incompiuta, la riforma delle professioni, che le categorie ordinistiche hanno sempre inteso come riforma strutturale di sistema. «La riforma che vogliamo si fonda sul sistema «duale», che vede in pari dignità gli attuali ordini riformati dove serve, e le associazioni delle cosiddette nuove professioni che vantano 290 esercenti, non tutti però ascrivibili a professioni di contenuto intellettuale. Riteniamo che sia inoltre necessario individuare, per le professioni che lo richiedono, la possibilità di svolgere i tirocini professionali con modalità alternative, potenziare il raccordo con la formazione universitaria e istituire adeguate forme giuridiche, oggi inesistenti, di esercizio societario e multiprofessionale dell’attività. Infatti se ancora in alcune realtà lo studio singolo può essere una risposta sufficiente, in molte altre non basta più e vengono richiesti complessi servizi multidiscipliari che solo una moderna struttura societaria può secondo noi consentire di offrire».

            LUISA ADANI