Professioni: Per le Associazioni ricetta competitività

05/12/2000

loghino.gif (3272 byte)

ombraban.gif (478 byte)


Martedì 5 Dicembre 2000
libere professioni
Per le Associazioni ricetta competitività

di Angelo Deiana*

I dati del sondaggio del Sole-24 Ore sul Ddl Fassino e dei forum aperti nei siti delle principali associazioni professionali offrono l’occasione per riflettere sul sistema duale e sul fatto che i professionisti sono molto più al passo con i tempi di quanto siamo abituati a considerarli: lo dimostrano i giudizi abbastanza positivi sull’introduzione di forme societarie che operino anche attraverso l’apporto di capitali, le forti richieste di maggiore selezione qualitativa, la volontà di dotarsi di strumenti per dispiegare al meglio l’offerta professionale.

D’altra parte, l’attuale sistema economico è caratterizzato da reti composte essenzialmente da lavoro intellettuale in uno scenario dove l’ipercompetizione costringe alla ricerca di nuove vie verso l’efficienza e/o la differenziazione. Le risposte, del sondaggio e dei forum, sembra confermino la sempre maggiore consapevolezza dei professionisti rispetto a un contesto che li chiama a essere fra i protagonisti dei processi di sviluppo. Un orizzonte prospettico tarato su fattori competitivi quali competenze, approcci deontologici, pubblicità, formazione continua, certificazione di qualità. Tutti elementi che, pur alla fine di un difficile processo di concertazione e pur con diversa intensità, si ritrovano nel Ddl Fassino perché sono gli elementi di base del modello duale, attraverso il quale la riforma delle professioni dovrebbe anche riuscire a sancire (con le dovute eccezioni) il principio della separatezza fra professionalità e forme societarie con cui esercitare l’attività, in quanto la forma organizzativa ottimale non può che essere la derivata del tipo di competizione in cui il professionista opera (locale, nazionale o internazionale).

Ma il giudizio sufficientemente positivo dei professionisti sul Ddl non è comunque una piena adesione: né dei professionisti regolamentati perché sussistono perplessità in ordine alle modalità delle forme societarie prefigurate e alla sovrapposizione tra Ordini e Associazioni. E nemmeno dei professionisti non regolamentati che avrebbero voluto più coraggio in termini di processi concorrenziali.

In ogni caso, si tratta di principi generali che andranno ulteriormente chiariti nei decreti delegati e che però già delineano, con riferimento al sistema associativo, un nuovo ruolo dello Stato nella governance delle professioni. E cioè quello di riconoscere, e non concedere, l’auto-organizzazione competitiva delle associazioni sulla base di strutture organizzative tarate sul livello degli interessi dell’utente/cliente che si intendono tutelare.

A tal fine, si garantiscono le regole dell’auto-organizzazione (trasparenza; competenza; organizzazione), facendo in modo che sia la competizione a determinare l’allocazione efficiente delle risorse sul mercato (e non già interventi "dall’alto"), superando la classica contrapposizione tra approccio statalista e liberista alle professioni, nella quale intervento statale e meccanismo di mercato sono considerati alternative antitetiche per raggiungere esiti socialmente ottimali.

D’altra parte, la new economy non sopporta restrizioni protezionistiche, isolamenti anacronistici o le sfasature cronologiche con cui si evolvono i soggetti tradizionali. Che altro sono le imprese B2B (business to business) se non società di consulenza professionale? E non stupisce, a questo proposito, che molti professionisti siano favorevoli nel sondaggio a una regolamentazione della pubblicità su Internet. Ma, nel contempo, è chiaro che lasciare soltanto al mercato il trade-off nelle professioni potrebbe provocare non solo costi dolorosi sul piano sociale, ma soprattutto forti ostacoli allo sviluppo della competizione. È per questo che sono necessari quei processi di selezione concorrenziale e qualitativa che il Ddl Fassino inizia a delineare con la modernizzazione competitiva degli Ordini, con il meccanismo di valutazione organizzativa delle associazioni e con le società. Un primo passo è stato dunque fatto. Ora bisogna giungere in fretta al traguardo.

*Responsabile Area allargamento

della rappresentanza, Cnel