Professioni: parte la riforma che vuole la Ue

01/12/2003



      Lunedí 01 Dicembre 2003

      Professioni


      2004: parte la riforma che vuole la Ue

      Professionisti – Il commissario alla Concorrenza Monti ha chiesto agli Ordini di rivedere politica tariffaria e uso della pubblicità

      BARBARA PEZZOTTI


      L’appuntamento è fissato a inizio 2004. Per i primi mesi dell’anno prossimo, infatti, è prevista la divulgazione dei risultati di una ricerca sul grado di competitività delle libere professioni in Europa. Il committente del rapporto è il commissario Ue Mario Monti, vero e proprio spauracchio di avvocati, architetti e commercialisti del Vecchio Continente. La ricerca fornirà criteri comuni per la valutazione dei servizi forniti nei vari Paesi e metterà in evidenza le argomentazioni economiche a sostegno di una riforma per professioni che, almeno in alcuni Stati, di liberale hanno soltanto il nome. Troppe ancora, secondo il commissario Monti, sono le rigidità che soffocano la concorrenza. Rigidità già evidenziate quando la Commissione Ue ha diramato un’indagine svolta dall’istituto di Studi avanzati di Vienna sul grado di regolamentazione delle diverse categorie dei Quindici. Ne è risultato un quadro variegato: liberalizzazione (talvolta estrema) nell’area anglo-scandinava e forti restrizioni nell’Europa continentale e meridionale. L’Italia, insieme ad Austria e Lussemburgo, è risultata tra i Paesi meno aperti al mercato.
      Le conclusioni dell’indagine sono state duramente contestate dai professionisti presenti all’incontro con Monti di fine ottobre a Bruxelles. Un’audizione a livello europeo, servita da "sfogatoio" per le varie categorie, ma che non ha smosso di un centimetro posizioni molto distanti: esigenza di una maggiore concorrenza da una parte, difesa delle proprie prerogative e della qualità del servizio dall’altra.
      I grimaldelli in mano a Monti per espugnare le fortezze degli Ordini e delle associazioni professionali sono essenzialmente due: il principio della libera circolazione e quello della concorrenza. E’ grazie a questi due strumenti che il commissario alla Concorrenza vuole fare un affondo su tre punti "caldi": tariffe, pubblicità e formazioni multidisciplinari.
      Monti ha chiesto a Ordini e associazioni di ripensare le proprie politiche sulle restrizioni tariffarie e sullo scarso impiego della pubblicità. Le prime non devono diventare un onere troppo elevato e soprattutto ingiustificato per le imprese a fronte della prestazione erogata. La situazione è particolarmente grave in Italia, dove, secondo dati forniti dall’Antitrust nazionale, i costi dei servizi professionali, secondo la denuncia del presidente Antitrust, Giuseppe Tesauro, incidono fino al 9% sugli oneri delle società, contro una media europea pari al 6 per cento. L’obiettivo, proclamato a Lisbona, di rendere più competitiva l’economia europea passa, ha ricordato Monti, attraverso anche una modernizzazione che riduca quei costi.
      Le tariffe minime/massime, ribattono i professionisti sono strumenti di salvaguardia per la qualità delle prestazioni. Una difesa smentita dalla Corte di giustizia della Ue, che nelle conclusioni nella causa 35/99, nega che «un regime di prezzi obbligatori» possa impedire «ai membri della professione di offrire servizi di qualità mediocre qualora facciano peraltro difetto le loro qualifiche, la loro competenza o il loro senso etico».
      Sono nel mirino della Commissione anche le restrizioni alla pubblicità, poiché compromettono la possibilità dei clienti di "acquistare" servizi di buona qualità a prezzi competitivi e ai professionisti di sviluppare la loro offerta. Molte restrizioni alla pubblicità informativa sono contenute nei codici deontologici predisposti dalle varie categorie. Infine, le formazioni multidisciplinari. Secondo l’Antitrust non vi sono «ragioni per precludere ad alcune categorie l’esercizio della professione nella forma delle società di capitali, più idonee alla creazione di strutture di maggiori dimensioni». L’Autorità ammette che possano esserci restrizioni, ma solo nella misura necessaria alla protezione dell’interesse pubblico. Monti ha tuttavia sottolineato che non ci saranno imposizioni: saranno i Paesi membri a scegliere modi e tempi per aprire a una maggiore competitività. Tuttavia, la Commissione ha sollecitato i legislatori, gli Ordini e le associazioni ad attuare riforme più orientate al libero mercato, chiedendo alle locali autorità Antitrust di intervenire (un’attività che i garanti dei singoli Paesi e le corti nazionali condivideranno, da maggio 2004, con l’esecutivo di Bruxelles). La Commissione non ha escluso, comunque, di poter giocare un ruolo attivo, fissando obiettivi e tempi per la loro realizzazione, nel rispetto dell’autonomia statuale.
      I professionisti europei sono avvertiti.
      Intanto, potrebbe andare in porto, a metà dicembre, la proposta di direttiva della Commissione sul riconoscimento delle qualifiche: la discussione si aprirà 17 dicembre. Le occasioni di scontro non mancano.