Professioni, l’ordine torna allo stato

30/09/2004


           
           
           
           
          Numero 234, pag. 29
          del 30/9/2004
          Autore: di Ginevra Sotirovic
           
          Professioni, l’ordine torna allo stato
           
          La novità nella riforma dell’art. 117 della Costituzione. Ma gli enti temono un pasticcio legislativo.
          Alle regioni carta bianca sulle associazioni non regolamentate
           
          La riforma sulla devolution riporta gli ordini allo stato, ma rischia di non risolvere i problemi di competenza concorrente sorti con le regioni per effetto dell’art. 117 della Costituzione. Il testo approvato martedì scorso dalla camera, infatti, se da un lato attribuisce alla competenza esclusiva dello stato ´l’ordinamento delle professioni intellettuali’, lascia in via esclusiva alle regioni tutte le altre discipline che esulano dal quel settore. Ciò lascia intendere che al di fuori di ordini e collegi le regioni potranno liberamente legiferare in materia di associazioni e di professioni per le quali non sono previsti albi o che comunque non sono state ancora regolamentate. In subbuglio le regioni che temono un pasticcio legislativo a tutto discapito dell’uniformità della normativa.

          Il nuovo testo della Costituzione, dicono infatti, così come sta uscendo dai lavori parlamentari, rischia di non risolvere i problemi di attribuzione di competenze tra stato e regioni sui quali nei mesi scorsi aveva cercato di porre rimedio il ministro per gli affari regionali, Enrico La Loggia. A detta del responsabile professioni per la Conferenza delle regioni, Carla Guidi, ´la legislazione appare piuttosto confusa e soprattutto non soddisfa l’esigenza di capire quali competenze devono rimanere allo stato e quali invece sono da attribuire alle regioni’. La nuova lettera v) dell’art. 117 segna sì un cambiamento importante per gli ordinamenti professionali che tornano senza ambiguità sotto la coperta dello stato, ma allo stesso tempo si prevede che ´su ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello stato’ la competenza esclusiva passi alle regioni. Due elementi che se messi in relazione stretta tra di loro porterebbero alla creazione di due legislazioni distinte e non correlate tra loro: l’una nazionale e relativa a ordini e collegi, l’altra locale e relativa alle nuove professioni. Un principio, tra l’altro, che sembrerebbe del tutto contrario a quanto previsto dal disegno di legge governativo noto come bozza Vietti che faceva del sistema duale di riconoscimento delle professioni uno dei suoi punti cardine.

          In attesa di conoscere il testo definitivo, comunque, gli ordini esprimono soddisfazione. Secondo il presidente del Cup, Raffaele Sirica, ´la decisione di riportare le professioni alla competenza esclusiva dello stato dà conto di una grande sensibilità dimostrata dal governo nei confronti delle istanze del mondo professionale’. L’esigenza di sottrarre il settore da un possibile conflitto di attribuzione tra l’amministrazione centrale e quelle locali è, infatti, da tempo uno dei primi obiettivi del Cup che non ha mai visto con favore un federalismo delle professioni. Ancora nessun commento invece dal mondo delle associazioni che attende con il fiato sospeso di conoscere il proprio destino. Una cosa è certa: il parlamento finora non ha voluto approvare la legge per il riconoscimento delle associazioni professionali, mentre da parte di molte regioni sono già state varate leggi che riconoscono l’esercizio delle nuove professioni. In questo senso quindi la devolution in materia di professioni è già iniziata. (riproduzione riservata)