Professioni, la svolta di Alfano «Tornano le tariffe, ma eque»

06/04/2010

Il ministro invita gli Ordini: basta trattamenti punitivi della Bersani
ROMA — «L’abolizione delle tariffe minime, senza dare alcun beneficio ai cittadini, ha tutelato i più forti. Ed in generale ha danneggiato i professionisti italiani». Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, torna su uno degli argomenti che più sta a cuore al mondo delle professioni, dai commercialisti agli architetti, dai notai agli avvocati. Le tariffe minime erano state abolite da Pierluigi Bersani quando era ministro dello Sviluppo economico nell’ultimo governo Prodi. Un intervento deciso con le cosiddette lenzuolate, come lo stesso Bersani aveva ribattezzato i suoi interventi di liberalizzazione che avevano riguardato anche altri settori, come le assicurazioni e le banche.
Perché proprio adesso si torna a parlare di tariffe minime? Il ministro Alfano ha convocato per la prossima settimana gli stati generali delle professioni. Il 15 aprile i rappresentanti di 24 ordini si riuniranno proprio nel palazzo del ministero, in via Arenula a Roma. Dalle dieci del mattino e per tutta la giornata discuteranno dei problemi che la loro categoria sta affrontando. E, soprattutto, chiederanno al governo di intervenire per risolverli. Al primo posto dell’agenda c’è proprio la questione delle tariffe minime, che dopo il decreto Bersani sono stata sostituite dalla possibilità per il cliente di negoziare la parcella. Cosa succederà? Tornerà una soglia al di sotto della quale non sarà più possibile scendere? «Quello che bisogna garantire — dice Alfano — sono prestazioni efficaci e tariffe che siano semplici, comprensibili, eque e trasparenti. Sul come raggiungere questo obiettivo avremo modo di discutere. Ma lo faremo con regole moderne, al passo con la globalizzazione dei mercati». Si comincia, quindi, con un esame dei problemi sul tavolo: «Ascolterò le voci di tutti gli ordini— dice ancora il ministro della Giustizia— e dopo un’attenta analisi proporremo delle riforme che siano in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni insieme agli interessi del singolo cittadino. Come già abbiamo fatto per l’avvocatura».
Nel dettaglio è forse ancora troppo presto per capire quali saranno le riforme che il governo varerà nei prossimi mesi. Ma il minimo comune denominatore è chiaro già adesso: «Il nostro scopo — annuncia il ministro Alfano— è un riordino della legislazione che elimini il tratto punitivo impresso da Bersani, durante il governo Prodi, nei confronti dei professionisti italiani». Tratto punitivo, sottolinea Alfano che la prossima settimana aprirà i lavori degli stati generali. È quindi arrivato, per il governo, il momento di fare marcia indietro sulle lenzuolate di Bersani, che nel frattempo è pure diventato segretario del Pd? «Con il finto intendimento di proteggere i cittadini— dice il ministro della Giustizia— le lenzuolate hanno penalizzato i professionisti italiani. E questo è un mondo che va rispettato, non punito. Perché è composto da oltre un milione di lavoratori che contribuiscono in modo decisivo a costruire la ricchezza del Paese».
Proprio contro le misure volute da Bersani, i professionisti erano scesi in piazza a Roma il 12 ottobre del 2006. Un lungo corteo che — con la colonna sonora della banda di Mondragone, arruolata dall’ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere — aveva portato fino a piazza Venezia la protesta di un mondo di solito misurato e composto. Una rabbia che il Popolo delle libertà ha deciso di intercettare fin dalla campagna elettorale che due anni fa ha portato Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Solo pochi giorni fa, sempre a proposito delle professioni, era stato lo stesso Alfano ad annunciare «l’intenzione di togliere tutte quelle regole che non servono ma creano solo ostacoli alla libertà e alla crescita dei cittadini» perché la «democrazia non è una serie di divieti e di obblighi tra i quali fare slalom».
Sul tavolo degli stati generali, infatti, non ci sarà soltanto la questione delle tariffe minime. Ma anche il recepimento della cosiddetta direttiva Zappalà, la normativa di Bruxelles sul riconoscimento delle professioni nel territorio dell’Unione europea. «Ci giungono echi di un recepimento distorto— dice Alfano— che ne ha alterato i connotati e le intenzioni originarie». Anche di questo si parlerà la prossima settimana durante l’incontro al ministero della Giustizia. E anche su questo sembra più che probabile un nuovo intervento del governo.