Professioni, la riforma scopre le carte

18/04/2003




              Venerdí 18 Aprile 2003
              NORME E TRIBUTI
              Professioni, la riforma scopre le carte

              Albi & mercato – La bozza del disegno di legge messa a punto dalla Giustizia è stata inviata a organi istituzionali e categorie


              ROMA – Non potrà essere riconosciuta come professione un’attività che riguardi prestazioni qualificanti per le professioni di interesse generale. Vengono definite le regole per le società di professionisti. Per le professioni non regolamentate arrivano criteri per ottenere il riconoscimento. E c’è spazio per l’eliminazione della doppia imposizione fiscale sulle casse previdenziali. Queste alcune delle più importanti novità contenute nella bozza di disegno di legge sul riordino delle professioni. Che prevede anche l’obbligo di conseguire la laurea per poter esercitare una qualsiasi professione. Mentre sono fatti salvi i diritti di chi già è iscritto a un Albo o a un’associazione. Il ministero della Giustizia, ultimato il lavoro di consultazione con le categorie, ha inviato ieri il testo steso dalla commissione Vietti a organi istituzionali, associazioni e categorie coinvolte. La bozza può considerarsi definitiva nei contenuti, sebbene l’ufficio legislativo debba ancora ultimare la messa a punto formale. Verso la metà di maggio il testo dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri. Sempre ieri, il presidente del Cup ha inviato una lettera al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, per chiedere di intervenire sul Parlamento al fine di assicurare una corsia preferenziale alla bozza Vietti, rispetto al testo unico sugli Ordini, all’esame della commissione Giustizia del Senato. Il riconoscimento. Il progetto Vietti delega il Governo a disciplinare il riconoscimento delle professioni, fissando precisi paletti. Il più importante rappresenta una chiusura verso le aspettative delle professioni non regolamentate. Si esclude, infatti, la possibilità che sia «considerata professione una attività che riguardi prestazioni che hanno una connotazione qualificante delle professioni di interesse generale». Presso il ministero della Giustizia sarà istituita una commissione con il compito, fra l’altro, di accertare i requisiti per il riconoscimento delle professioni e la loro organizzazione in ordini o associazioni e verificare il possesso dei requisiti di legge da parte delle associazioni riconosciute. Assicurazione professionale. Le condizioni generali delle polizze potranno essere negoziate, per i propri iscritti, da ordini, associazioni ed enti previdenziali privati. Tirocinanti. La legge riconosce la necessità di corrispondere un «equo compenso» ai tirocinanti, ai quali non si applicano le norme sul contratto di lavoro per i dipendenti degli studi. Esame di stato. Il Governo dovrà intervenire in materia, disponendo, fra l’altro, che non più della metà dei membri delle commissioni giudicatrici siano designati tra gli iscritti agli albi. Scuole di formazione. Gli ordini possono istituire appositi istituti di formazione, i cui titoli saranno riconosciuti ai fini di formazione e ammissione all’esame di Stato. Associazioni. Poste le basi per il riconoscimento delle professioni non regolamentate, che passerà attraverso l’organizzazione in associazioni. Presso il ministero della Giustizia sarà istituito, con decreto ministeriale, un apposito registro. Saranno le stesse associazioni a definire i criteri per rilasciare ai propri iscritti un attestato in ordine al possesso dei requisiti professionali, che, in ogni caso, non è necessario per esercitare la professione. Il Governo viene, però, delegato a stabilire i requisiti richiesti alle associazioni per iscriversi nel registro e ai professionisti per ottenere l’attestato. Le associazioni, tra l’altro, dovranno dotarsi di un codice deontologico e prevedere forme di assicurazione per la responsabilità civile per danni arrecati nell’esercizio dell’attività professionale. Le norme transitorie prevedono un regime agevolato per le professioni non regolamentate già esistenti e iscritte nell’elenco tenuto dal Cnel. Queste avranno cinque anni per adeguare la propria organizzazione al nuovo schema legislativo.
              GIANLUCA DI DONFRANCESCO